LICIA TROISI.
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LA SAGA DEL DOMINIO 1.
LE LAME DI MYRA.
Parte 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il libro
Dopo l'apocalisse dei Cento Giorni d'Ombra, il Dominio  stato quasi interamente ricoperto di
ghiacci e nevi. Solo le terre pi a Sud rimangono temperate e rigogliose, mentre a Nord si muovono
popoli in costante lotta per la sopravvivenza, spesso in guerra tra loro. La grande federazione di clan
agli ordini di Acrab ha per un sogno molto pi grande che la conquista di un pezzo di terra. Lui non
vuole solo trovarsi uno spazio all'interno del Dominio, ma vuole rovesciarlo, distruggendo il potere dei
maghi detti Camminanti. La loro magia, infatti, sfrutta la sofferenza degli Elementali, che i
Camminanti hanno ridotto in schiavit, mentre Acrab immagina un regno dove umani ed Elementali
convivano.
La strada per arrivarvi, per, passa attraverso la conquista dei numerosi regni che compongono
il Dominio, una cruenta battaglia dopo l'altra.
In prima fila nell'esercito di Acrab vi  Myra, che il comandante ha salvato dall'arena degli
schiavi e cresciuto come una figlia. La sua abilit con i walud, le spade a forma di mezzaluna, ha
assicurato all'esercito di Acrab la vittoria in pi di un'occasione.
Ora, per, Myra ha un'altra e pi personale battaglia da combattere. A differenza di quanto ha
sempre creduto, ha scoperto infatti che la sua famiglia non  stata uccisa per una disputa sulla terra, ma
per un segreto che porta alla morte chiunque ne venga a conoscenza.
Myra parte cos alla ricerca della verit, in un lungo viaggio attraverso il Dominio con il solo
appoggio di Icenwharth, un drago rinnegato dal suo popolo per aver stretto amicizia con un umano.
Battaglia dopo battaglia, incontro dopo incontro attraverso lande desolate e citt meravigliose, Myra
scoprir cos i contorni di una macchinazione destinata a cambiare il destino del suo mondo e, forse,
anche a distruggerlo.
Con questo romanzo, la regina del fantasy europeo Licia Troisi d vita non solo a una nuova
saga, ma a un vero e proprio universo dove si mescolano avventura e orrore, magia e sangue, con
un'eroina che rimarr per sempre nel cuore di ogni lettore.
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L'autrice.
Nata a Roma nel 1980, Licia Troisi  l'autrice fantasy italiana pi venduta al mondo, grazie allo
straordinario successo delle saghe del "Mondo Emerso", della "Ragazza Drago" e dei "Regni di
Nashira", tutte pubblicate da Mondadori. Laureata con una tesi sulle galassie nane, collabora con
l'Universit di Roma Tor Vergata come astrofisica. Per Mondadori, nel 2015, ha pubblicato anche
Dove va a finire il cielo, il suo primo libro di divulgazione scientifica.
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PRIMA PARTE
LA VOCE DEL PASSATO
Prologo
Dieci anni prima
Myra cade a terra, le mani che urtano con violenza il suolo. La tentazione di lasciarsi andare 
fortissima, ma non pu. Una forza sconosciuta le ordina di alzarsi, di riprendere la fuga. Deve, deve
sopravvivere.
Si tira su e ricomincia a correre. La spalla urla di dolore, la vista si offusca, ma lei continua
imperterrita. Non si tratta solo di salvarsi. Per qualche ragione si convince che se corre abbastanza
veloce riuscir a lasciarsi alle spalle tutto quello che  successo. Tallia in un lago di sangue, il nemico
col pugnale che gli spunta dal petto e gli occhi vuoti di suo padre.
Soprattutto gli occhi di suo padre.
Inciampa e cade di nuovo, senza fiato.  finita, non ce la fa pi. Si trascina, ma riesce a
percorrere solo poche braccia. Rimane distesa al suolo. E la realt l'afferra in tutta la sua crudezza,
come una tempesta che infuria e devasta ogni cosa.
Si domanda perch: perch  successo tutto questo, perch a lei? Lei e Fadi non hanno mai
fatto del male a nessuno, e quella terra era loro, secondo gli uomini e secondo Ajel, il dio dei
Biaswadi. Forse l'unica risposta  proprio questa: aveva tutto, e non doveva.  stata punita perch
aveva l'affetto di suo padre e la sicurezza di una casa. Ha peccato perch  stata felice, e la felicit 
un lusso pericoloso. Non era per quello che i Primi erano stati spazzati via dalla faccia del mondo?
 una giornata perfetta. Il risveglio con l'odore dei melhak e dei kossuth, i suoi dolci preferiti,
zuppi di miele e pieni di quella frutta secca che lei adora, e suo padre che entra nella sua stanza col
vassoio. "Tanti auguri, rospo" le dice. E lei gli salta al collo, facendogli quasi cadere tutto.
 il suo compleanno, otto anni, e va tutto alla perfezione. Lei e suo padre vivono ad Antraph,
nel Biaswad, il territorio pi a sud del Dominio, nel mezzo della Piana dell'Abbondanza.  il granaio
del Dominio, l'unico luogo, in quel mondo gelato, in cui l'estate  lunga e mite a sufficienza per
permettere di coltivare la terra con profitto. Hanno un piccolo appezzamento, regalo di un vecchio
padrone di Fadi, e ci fanno crescere quanto basta al loro sostentamento. Non sono latifondisti, e Fadi
si fa aiutare solo da un paio di schiavi thyrren, che si ostina a pagare perch non ha mai voluto
comprarli. La loro  una vita semplice, ma a Myra piace. Le piace lavorare la terra, guardare la vita
che nasce, tenace e miracolosa, dai semi, le piace faticare. Non riesce a immaginare un futuro diverso.
Sa che suo padre ha un passato burrascoso. Era un Rewadir, i guerrieri biaswadi che usano i
walud, le due lame ricurve che si possono unire con una catena per formare una lancia a due punte.
Lui non ne parla molto, tranne quando si esercitano.
"Oggi per niente allenamento" dice Myra seria mentre, ancora a letto, mangia i dolcetti.
"Myra..." attacca Fadi.
"Ti prego,  il mio compleanno!"
Myra non ha mai capito perch Fadi insista a volerla addestrare alle armi. Nessuna ragazzina,
intorno a lei, lo fa. Tutte si dedicano a cose molto pi femminili: imparano a cucire, a cantare... Lei 
l'unica che tutti i pomeriggi deve fare quei noiosi esercizi.
"Ti fa bene: ti fa crescere alta e bella" dice suo padre, ma a lei non interessa. Le figlie dei
Munak, i grandi proprietari terrieri loro vicini a cui un tempo appartenevano le loro terre, non si
addestrano alla spada, e sono bellissime, con la loro pelle d'ebano e il fisico slanciato e delicato.
Eppure  brava, lo sa. Il suo corpo reagisce come dovrebbe, apprende movimenti difficili con
naturalezza. Semplicemente, non le interessa.
Fadi sbuffa. "D'accordo."
Myra esulta.
"Poi ci sarebbe quell'altra cosa..." mormora.
Lo sguardo di Fadi si indurisce. "No" dice secco.
Myra non insiste. Mette soltanto il broncio, sperando che serva, ma Fadi raccoglie i resti della
sua colazione ed esce, troncando la conversazione. Cos, trascinando i piedi, Myra va nell'altra
stanza, dove Fadi  gi pronto. In mano ha un lungo coltello molto affilato, e davanti a lui c' una
sedia. Myra ci si accomoda, e lui comincia.
 un rito cui deve sottostare ogni mattina. Fadi le rasa la testa.  uno dei misteri della sua vita:
pur essendo una Thyrren, lei ha i capelli. Tutti gli altri sono calvi. Durante la notte, le cresce sulla
testa una peluria candida, come quella degli Alboniti.
Myra ha provato a indagare, ha chiesto a Fadi se suo padre  il suo padre biologico  non
fosse un Camminante. Fadi ha negato, ma, secondo lei, con scarsa convinzione.
"Perch mi devo rasare?" domanda ora, come se non lo avesse gi fatto innumerevoli altre
volte.
"Perch la gente  stupida e non ama chi  diverso. Tu gi sei una Thyrren e non sei schiava,
figurarsi se ti vedessero i capelli..." Anche la risposta  sempre la stessa, ma non l'ha mai soddisfatta.
Myra si presta comunque di buon grado alla rasatura. Anche perch le piacciono i tatuaggi che
le ha fatto Tallia: sopra le orecchie ci sono due draghi e al centro della testa un intrico di fiori. Certo,
farsi crescere i capelli  sempre stato un suo desiderio:  sicura che creerebbero un contrasto
straordinario con i suoi occhi rossi come il sangue, profondi e grandi. E le darebbero un'aria
interessante, diversa da quella di tutte le altre bambine del luogo. Non  forse bello essere diversi,
particolari?
Ma non importa,  il suo compleanno, e non vuole rovinarselo.
La giornata scorre nei soliti argini, e Myra  contenta. Invece di allenarsi, svuota le risaie con
suo padre, una cosa che ha sempre amato fare. Sguazza con i piedi immersi nell'acqua, misura il
deflusso lungo le caviglie. L'estate biaswadi  al culmine, il sole bacia caldo la sua pelle. In nessun
altro posto del Dominio  cos piacevole.
Tallia arriva nel pomeriggio.
"Dov' la mia piccola Myra?" dice.
 una Thyrren corpulenta, che a Myra  sempre sembrata vecchia da che ne ha memoria. Per
lei  stata una specie di madre. Ha aiutato suo padre a crescerla, c' sempre stata in tutti i momenti
importanti, e non poteva mancare oggi.
"Otto anni... la mia piccolina che diventa sempre pi grande..." dice con la voce gi
macchiata di commozione.
"Zia, per ora non metterti a piangere... Piuttosto, passiamo alle cose serie." Myra sporge le
mani. "Regalo?"
Tallia fa la preziosa, si fa pregare, fino a quando non tira fuori il regalo da dietro la schiena: 
un piccolo involto di cuoio che Myra conosce bene.
Infatti, gioisce. "Un altro tatuaggio!"
Tallia sorride. "Proprio in cima alla testa, come le giovani signorine."
"Fammi capire" scherza Fadi "ti piace soffrire il giorno del tuo compleanno?"
"Sta' zitto, che tu non mi hai ancora regalato niente."
"Dopo, dopo..." dice lui, misterioso.
Il tatuaggio in effetti  un po' doloroso, ma Myra ci  abituata. I primi Tallia glieli ha fatti
quando aveva due anni. E questo, una volta completato, la lascia senza parole.  una rosa in boccio,
che sta per aprirsi. I colori e le ombre sui petali sono cos perfetti che sembra vera.
"Oh, zia,  meravigliosa!" dice Myra con gli occhi che le luccicano e l'abbraccia con forza.
"Sei tu che sei meravigliosa."
Quando cala la sera, cenano. Tallia ha cucinato per dieci, e il profumo di spezie  inebriante.
Mangiano fino a sentirsi male, tutti e tre insieme: Myra, suo padre e la cosa pi vicina a una madre
che lei abbia mai avuto.
 al termine della serata che finalmente Fadi si alza e va a prendere il suo regalo.
"Io lo so cos'..." dice Tallia con aria misteriosa.
"Mi piacer?"
Tallia le si fa vicina. "I walud di tuo padre" mormora.
"Davvero?" Myra  delusa.
"Tanti auguri ancora" le dice Fadi e finalmente le allunga l'involto.  di carta di riso, e dal
peso e dalla forma non pu certo contenere armi. Tallia ride, la stava prendendo in giro.
Myra scarta l'involucro eccitata. Ne viene fuori un vestito da principessa.  blu notte, il colore
biaswadi per eccellenza, e la tunica  bordata da sottilissimi fregi dorati. La stoffa dei calzoni  grigio
chiaro, cangiante.
Myra  estasiata. Guarda suo padre con gli occhi lucidi, non sa che dire.
"Lo so che ti piace questa roba, e allora..." si schernisce Fadi. Lei sa che non capisce niente di
vestiti e che preferirebbe lei avesse interessi pi vicini ai suoi. Proprio per questo il dono  ancora pi
prezioso.
" la cosa pi bella che abbia mai visto, grazie!" Stringe la stoffa al petto.  fredda, liscia,
magnifica. Si alza e abbraccia fortissimo suo padre. "Sei il miglior pap del mondo" dice e lo sente
tremare appena sotto il suo tocco. Poi vola nell'altra stanza e indossa l'abito. Si sente davvero una
principessa. Vorrebbe andare dalle figlie dei Munak a farsi vedere, a mostrar loro quanto  bella ora.
E magari lo far. Adesso le basta farsi vedere da Tallia e da suo padre.
Tallia si commuove, e anche Fadi sembra colpito. Myra corre allo specchio che c' in un
angolo, l'unico della casa, e si contempla a lungo.  bellissima.
Vanno a letto che  gi tardi, cos tardi che Fadi non si fida di far tornare Tallia dai Munak. Il
percorso  lungo, insidioso. Dormir con loro, e lui domani pagher la notte ai suoi padroni. Non sar
un problema: il linguaggio dei soldi  l'unico che i Munak comprendono. Le cose sono cambiate da
quando Noorjeb, il capofamiglia,  morto. I figli non sono alla sua altezza.
Myra  cos sfinita che non si toglie neppure il vestito, e Fadi la lascia coricarsi cos.
Prima di cedere alla stanchezza, Myra riassapora con lentezza ogni istante della giornata. S, 
stata davvero perfetta.
Poi, piano, si addormenta.
Si risveglia all'improvviso, non sa a che ora. Sa solo che la stanza rifulge di riflessi rossastri e
che l'aria  spessa, ha uno strano odore. Per qualche istante, Myra  disorientata. La sua mente 
ancora sulla splendida giornata trascorsa, e del resto indossa il vestito da principessa che le ha
regalato suo padre.
 Tallia a scuoterla di colpo. Irrompe nella sua stanza trafelata, con indosso solo una lunga
camicia da notte bianca che copre le sue forme abbondanti. In faccia ha un'espressione che Myra non
le ha mai visto, tra le mani stringe un corto pugnale.
"Alzati, forza" le dice prendendola per un braccio.
Myra sente la paura montare. "Che sta succedendo?"
"Ce ne dobbiamo andare."
"Dov' pap?" Tallia non risponde. Myra punta i piedi, mentre il fumo inizia a filtrare persino
dalle assi del pavimento. "Dov'?"
Lo vede entrare dalla porta, e per un attimo la paura allenta la morsa. Il suo corpo  teso,
pronto alla battaglia, ai fianchi porta i walud. Myra l'ha visto armato solo durante i loro
addestramenti.
"Pap!"
"Va tutto bene, ma tu e Tallia ve ne dovete andare."
"Ma cosa succede, io..."
"Non fare storie, Myra, non adesso, d'accordo? Andr tutto bene, ma preferisco che tu e Tallia
vi mettiate al sicuro, e lo facciate subito." Fadi prende dalla cintola un lungo pugnale e glielo mette in
mano. "Usalo se necessario."
Myra si spaventa.
"Ma dimmi cosa  successo!"
Suo padre non l'ascolta e si rivolge a Tallia. "Andate verso il canale ovest, nascondetevi l
dentro e restateci" dice secco.
Tallia annuisce spaventata, afferra Myra e la trascina fuori.
Non appena escono,  l'inferno. I campi sono completamente avvolti dalle fiamme. Myra si
ferma un istante, ipnotizzata dalla danza del fuoco tutto intorno a lei. Non riesce a capire. Chi  stato,
e perch?
Poi, in un lampo, scorge suo padre. Si trova davanti alla casa, ritto, le gambe aperte, i walud,
stretti tra le mani, le lame rosse che mandano bagliori nel buio.
Myra non l'ha mai visto cos. In mezzo alle fiamme appare trasfigurato, con la postura di un
guerriero pronto alla battaglia. Tutto avviene come dentro una specie di sogno, e lei riesce a pensare
solo che sembra bellissimo e invincibile. Tallia la trascina via.
Corrono tenendosi ai margini del campo, finch non raggiungono il canale.  uno di quelli che
usano periodicamente per allagare e svuotare le risaie.
Tallia la butta in acqua e la segue. Il freddo punge loro la pelle. Si accucciano, e sua zia le fa
segno di stare in silenzio. Myra si accorge che la donna sta tremando, non sa se per il gelo o per la
paura. Intorno a loro tutto ha riflessi del colore del sangue. Guarda di nuovo verso suo padre: Fadi
non permetter che accada nulla di male, non ora che  tornato il combattente di un tempo.
Poi Myra li vede emergere dalle fiamme. Sono in sei, e ai suoi occhi appaiono come figure
infernali. Indossano tuniche nere che li coprono completamente. Persino la testa  coperta, e solo gli
occhi brillano in mezzo alle vampate di calore. Avanzano piano, con uno che si tiene pi indietro come
se fosse il capo, e tra le mani stringono spade di fogge diverse. A parte un paio, non sono lame
biaswadi, sono armi straniere. Ma cosa dovrebbero volere gli stranieri da loro?
"Non te la dar mai!" grida suo padre, e la sua voce sembra un ruggito. "Hai capito?  mia.
Mia!"
I sei uomini tacciono. Quindi due di loro scattano in avanti. Fadi si fa trovare pronto. La danza
dei suoi walud ipnotizza Myra. I suoi movimenti sono precisi, eleganti, pi di quando si allenano da
soli. La sua lama va a segno sul ventre di uno degli aggressori, ma quello si tira indietro, e il walud
riesce solo a disegnare un taglio bruciacchiato sulla stoffa della sua casacca. Un'altra caratteristica
unica delle armi del padre: i suoi walud tagliano e bruciano, perch le loro lame sono incandescenti di
un fuoco segreto.
"Sono state bagnate nel sangue di un Drago del Deserto" le ha raccontato "e ne hanno preso
la tinta e il calore."
I due partono di nuovo all'attacco. Fadi reagisce ancora. Myra sente il cuore batterle con forza
contro il petto, colmo di orgoglio e di ammirazione. Ma qualcosa non va. Nelle mosse di suo padre c'
una dissonanza che al suo occhio allenato non pu sfuggire. Sono anni che non combatte, almeno otto.
Il suo corpo non risponde come dovrebbe, e lei lo percepisce. La spada di Fadi sbaglia a intercettare
uno dei colpi, e la lama avversaria affonda nel suo braccio.
D'improvviso, il capo si fa avanti, mentre altri due uomini si muovono verso i campi. Fadi si
lancia immediatamente verso di loro, e Myra vede la lama tracciare un arco nell'aria prima di
abbattersi precisa e letale sulla schiena di suo padre.
Il tempo si ferma.
Fadi  tutto ci che ha. L'ha sempre protetta, le ha dato una casa e l'affetto di una famiglia,
salvandola da un destino di schiavit, forse di morte. A Fadi non pu accadere nulla, perch nessuno 
forte come lui.
E invece Myra lo vede abbattersi al suolo, mentre l'uomo che l'ha colpito, quello che sembra il
capo, lo sovrasta.
Fadi striscia a terra, i walud ancora stretti tra le mani. Le getta uno sguardo disperato. I suoi
occhi le dicono di scappare, di vivere, e le dicono addio. Poi si gira e con uno dei walud colpisce il
nemico. Stavolta la lama affonda, seppure di poco, nel costato dell'altro.
L'uomo scarta di lato, poi balza in avanti rapido come un predatore e pianta la sua spada nel
petto di Fadi. Myra vede il corpo del padre inarcarsi tra le fiamme, e i suoi occhi cercarla un'ultima
volta. Quando finalmente la trovano, dietro di essi c' gi il nulla.
Ogni cosa intorno a Myra sbiadisce, il mondo si sgretola, e tutto si riduce a quel volto amato,
che la guarda con gli occhi spenti. Dalla bocca le esce un grido infinito, disperato. Grida con tutto il
corpo, sente la gola lacerarsi, sanguinare, e Tallia che le preme una mano sulle labbra, che cerca di
stringersela al petto e le sussurra "ssh, ssh", come quando era piccola e voleva farla dormire.
Il capo, l'uomo che ha ucciso suo padre, si volta e indica ai suoi la loro posizione. I due che gi
si stavano muovendo in quella direzione ora scattano a colpo sicuro.
Tallia impreca e issa Myra fuori dall'acqua.
"Corri, Myra, corri!" urla, ma lei non ce la fa. Le gambe non rispondono, e non riesce a
staccare gli occhi dal corpo di suo padre. Crede che ora si alzer da terra e ricomincer la danza dei
walud. Li uccider tutti, il fuoco si spegner, e torneranno a casa, tutti e tre assieme.
Tallia riprende la mano di Myra, e ricominciano a correre per i campi, costeggiando le
fiamme. Davanti a loro c' un piccolo bosco, ed  l che si dirigono. Myra non sa quale misteriosa
energia le stia facendo muovere le gambe, eppure sta correndo. Nel cuore sente un deserto, davanti
agli occhi ha solo l'immagine dello sguardo senza vita di Fadi.
Ma Tallia  vecchia e grassa e non ha nessuna speranza contro i due uomini che le stanno alle
calcagna. I passi sono sempre pi vicini, dietro di lei, e il loro respiro  calmo e sincronizzato
all'andatura spedita. Cos Tallia spinge la bambina in avanti. Myra cade vicino a un cespuglio di rovi.
Tra qualche mese potr andare l e cogliere delle splendide more, pensa. Un pensiero assurdo,
incongruo.
Intanto, Tallia si gira e tira alla cieca il pugnale, e forse un dio esiste davvero, perch la lama
colpisce al ventre uno dei due inseguitori. Ma l'altro non si ferma neppure. Le  addosso, la getta a
terra in un istante.
" solo una bambina, vi..." Tallia non riesce a finire la frase. L'uomo, con un solo movimento
della lama, le apre la gola.
Anche dagli occhi di Tallia, come da quelli di suo padre, la luce scompare, mentre il sangue
disegna archi di gocce vermiglie nell'aria. Myra ricorda la forza del suo abbraccio, appena poche ore
prima, quando le ha visto addosso lo splendido vestito di Fadi, il vestito che sta portando ora, tutto ci
che rimane della giornata pi bella della sua vita.
L'uomo si solleva dal corpo di Tallia ormai immobile. Adesso Myra lo vede con chiarezza; 
magro e alto, e porta una specie di turbante che gli nasconde il volto. Solo gli occhi sono scoperti,
azzurri e gelidi. Eppure vivi.
D'un tratto, Myra capisce: suo padre  morto e non torner mai pi, e lo stesso Tallia. Invece
quell'uomo, che assieme agli altri le ha portato via chi amava,  vivo.
La rabbia le riempie il petto violenta, accecante. Tra le mani ha ancora il lungo pugnale che le
ha dato Fadi. Grida e attacca. Parte con un tondo che lascia l'uomo davanti a lei completamente
spiazzato. Quello indietreggia per schivare, e Myra, rapida, affonda la lama, proprio come le ha
insegnato suo padre. Il colpo non  veloce a sufficienza, perch lacera il fianco senza penetrare nella
carne, ma da sotto il drappeggio che gli copre la bocca Myra sente l'uomo lamentarsi e lo vede
piegarsi appena.
Fa per attaccare ancora, animata da una furia incontrollabile. Ma l'uomo risponde. La centra
alla base del collo con l'elsa della sua spada, e lei cade. Avverte che l'uomo sta per colpirla alla
schiena e allora rotola su se stessa. Il colpo la raggiunge alla spalla. Il dolore  bruciante, pi forte di
qualsiasi altro abbia mai provato. Rotola ancora, scatta in piedi. Lui sferra un colpo dall'alto,
imprecando in una lingua che Myra non conosce. Lei, rapidissima, si abbassa passandogli tra le
gambe. La lama fa appena in tempo a disegnarle un ampio graffio sul dorso.
Altro dolore che sceglie di ignorare.
Con uno sforzo si tira su alle spalle dell'uomo, e quando questi si gira di scatto le basta
allungare il pugnale. Il resto lo fa il suo nemico, scagliandosi verso di lei. La lama affonda nella carne
con una facilit incredibile.
Il corpo di lui  ora a contatto con il suo. Myra lo sente tendersi in uno spasmo di morte.
Mormora qualcosa, una parola dal suono osceno, forse un'imprecazione contro di lei, poi scivola a
terra e l rimane.
Il silenzio assoluto  rotto solo dal frinire dei grilli e dal respiro affannato di Myra. Pensa
all'estate, ai giochi, alla sua vita che non esiste pi. Lo splendido vestito che le aveva regalato Fadi 
lacero in pi punti e macchiato di sangue. Il corpo di Tallia giace poco pi in l, steso prono sull'erba,
e lei  sola tra i cadaveri.
Poi il dolore la invade e la costringe a terra. Piange disperata. Ogni volta che chiude gli occhi,
rivede la scena della morte di suo padre e l'ultimo sguardo che lui le ha rivolto. Sar cos per molti
mesi, per anni, da quel momento in poi, ma Myra ancora non lo sa. Sa per che adesso non ha pi
nessuno e intuisce che presto verranno a cercarla. Ne ha ucciso uno, ed erano in sei. Le sembra di
sentire i loro passi frusciare nell'erba.
Riesce a tirarsi su di nuovo, ancora animata da una forza che non comprende.
Si avvicina al corpo dell'uomo che ha ucciso, lo guarda. Non prova piet;  solo una cosa, un
fagotto di carne e stoffa, e meritava di morire. Senza timore, mette la mano sull'elsa del suo pugnale e
glielo sfila dal ventre.
Poi, un passo dopo l'altro, ricomincia a correre, mentre il crepitio del fuoco nei campi si
allontana. Corre, sempre pi stremata e stravolta dalla sofferenza, ma va avanti. E a poco a poco la
consapevolezza di tutto ci che  successo si fa spazio dentro di lei: Tallia  morta per difenderla.
Peggio,  morta per causa sua: nessuno le aveva viste prima che lei urlasse. E suo padre giace
cadavere davanti a quel che resta della loro casa. Ha perso tutto, non c' pi niente per lei al mondo,
eppure continua a correre.
Corre e piange.
Myra, a terra, si asciuga le lacrime.  finito il tempo dei pianti che consolano. Adesso non c'
nessuno ad abbracciarla e a dirle che andr tutto bene.
Prova ad aprire la bocca, ma non ha pi voce. Prima, quando ha gridato vedendo morire Fadi,
l'urlo deve aver fatto qualcosa, perch la gola le duole da impazzire, quanto le ferite che ha sul corpo.
L'ultima immagine prima che l'incoscienza la trascini via  quella degli occhi vuoti di suo padre. Non
riuscir mai pi a ricordarlo in altro modo.
1
10 ottobre, pomeriggio
La neve cadeva a larghe falde. A terra ce n'era gi uno strato spesso, e presto sarebbe
aumentato. Il vento tagliava la piana immensa, sibilando e alzando mulinelli bianchi. Tutto era piatto, l
intorno, come ovunque sul ghiacciaio.
Il guerriero dalle lame rosse dovette battere le palpebre un paio di volte per non farsi accecare.
Invidi gli occhi dei suoi compagni, azzurri e privi di pupilla, abituati a quella luce abbacinante. Quelli,
e i loro corpi capaci di variare la temperatura a proprio piacimento. Ma lui non era un Asgaro e,
sebbene vivesse l da ormai sei anni, ancora tremava quando la temperatura precipitava. Ed era solo
inizio autunno.
Si strinse nelle spalle, affondando il mento nel collo di pelliccia. Il resto della testa era coperto
da un elmo. Indossava un gabbione di acciaio, su pantaloni di cuoio infilati in alti stivali di pelliccia.
Non era molto diverso dagli altri soldati, se non fosse stato per il corpo minuto e per quelle due lunghe
lame rosse che stringeva tra le mani. Emanavano un sottile vapore e sfrigolavano ogni qual volta la
neve vi cadeva sopra.
Davanti a loro, il nemico era una sottile linea grigia alla congiunzione incerta tra cielo e terra.
Non dovevano essere pi di cinquecento uomini. Il solito clan familiare inutilmente orgoglioso, pronto
a versare il proprio sangue piuttosto che piegarsi.
Dallo schieramento del guerriero, un uomo si fece avanti. Era avvolto in un ampio mantello,
anch'esso con un folto collo di pelliccia. Aveva pesanti schinieri di metallo, e in mano una lunga dofrir,
la doppia lancia dei capitrib asgari. Le punte in frjosinn sembravano nient'altro che ghiaccio,
trasparente e fragile; invece erano pi solide e dure di qualsiasi altro materiale del Dominio.
L'uomo per non era un Asgaro. Aveva occhi neri a mandorla e la pelle arrossata e screpolata
di chi nelle Terre di Ghiaccio ci viveva, ma non ci era nato. Un Alcako, forse, ma era difficile dirlo.
Aveva un volto affilato e magro, e nel pozzo dei suoi occhi sembravano agitarsi molte cose, non ultima
una volont di ferro. Teneva l'elmo sotto un braccio.
Frey, potete ancora ritirarvi! url in un asgaro completamente privo di accento. Non sono un
uomo vendicativo: sottomettetevi, e a nessuno di voi verr fatto del male!
Una voce tonante si alz dalle file nemiche. Chi credi di avere di fronte? Siamo Asgari, noi
non ci arrendiamo! Preferisco essere fatto a pezzi, e che le mie carni vengano bruciate, piuttosto che
inginocchiarmi a uno straniero senza storia e senza onore.
Il guerriero dalle lame rosse si lasci sfuggire una smorfia divertita.
Te lo dico per l'ultima volta prosegu l'altro. Sottomettiti e tornerai a casa vivo e con tutti i
tuoi uomini. Attaccami, e finirai per davvero a pezzi nel fuoco.
La risposta fu una bestemmia.
L'uomo sospir e torn dai suoi. Idiota berci.
Il guerriero strinse la presa sulle due lame rosse. Lo sapevi che sarebbe andata cos gli disse
con una voce roca e graffiata, che quasi non sembrava umana.
Valeva comunque la pena provare. In fin dei conti, non ho poi tutta questa voglia di
combattere quando si potrebbe bere.
L'uomo e il guerriero si scambiarono un sorriso.
Ai tuoi ordini, Acrab.
Acrab si infil l'elmo, quindi alz la lancia. E quando la mise in orizzontale i suoi scattarono in
avanti gridando all'unisono. Il guerriero e altri corsero invece all'indietro, come per una ritirata.
Gli uomini di Frey non si fecero pregare, e anche loro attaccarono. Le due orde si mossero l'una
contro l'altra, come due macchie nere che si spandevano su una lastra candida.
Quando furono a poche braccia l'una dall'altra, poi, i soldati di Acrab agirono. Aprirono
improvvisamente i ranghi, e tra uomo e uomo i guerrieri di Frey fecero appena in tempo a veder
baluginare qualcosa. Dopo di che vi furono solo urla, mentre la neve si macchiava di rosso.
Erano semplici corde sulle quali, a intervalli regolari, erano innestati degli ingranaggi di legno.
Sotto ciascuno di essi pendevano dei bastoni, nei quali erano infisse quattro punte di frjosinn. Il
movimento degli uomini tra i quali le corde erano tese faceva ruotare i bastoni.
Le lame tranciarono braccia, gambe, affondarono nel ventre dei nemici bucando l'acciaio come
fosse carta.
I soldati di Acrab continuarono ad avanzare tagliando e squarciando corpi. Poi, rapidissimi,
lasciarono le corde, e sganciarono le lame brandendole.
Fu allora che il guerriero si mise in posizione, alzando le sue armi rosse: erano lunghe un
braccio, leggermente ricurve e istoriate, e fumavano nella gelida aria asgara. Lui e gli altri che prima
erano arretrati ora si trovavano alle spalle degli uomini di Frey, li avevano accerchiati.
Attaccarono fulminei, senza piet.
E come accadeva sempre, il guerriero si perse. Ogni volta che estraeva i suoi walud, il resto
sembrava scomparire. La mente gli si svuotava, e tutto si riduceva al semplice atto di combattere, come
se di lui restassero solo il corpo e il suo moto perfetto.
Non poteva dire di trarne davvero piacere. Dopo le tante battaglie affrontate negli anni,
impugnare le armi era semplicemente un lavoro, e se la sua vita fosse stata diversa, forse non avrebbe
mai preso in mano una spada. Ma certo la guerra era l'unica cosa che sapesse fare, quella che gli
riusciva meglio.
Intorno a lui, i corpi si gettavano pesantemente gli uni contro gli altri, cadevano a terra, sferzati
da colpi potenti ma imprecisi.
Lui no. Lui danzava.
Si muoveva al ritmo delle lame rosse, abbassandosi, alzandosi, roteando su se stesso, mentre i
walud disegnavano archi letali attorno alla sua figura minuta.
Abbatt un nemico con due tondi simultanei, uno in alto, uno in basso. La testa dell'uomo vol
via, mentre sul petto si incideva un taglio profondo. La carne sfrigol, ustionata, e dai walud si
levarono sbuffi di fumo nell'aria gelida.
Complet il movimento infilando le lame nel costato di due nemici alle proprie spalle, quindi le
estrasse, ruot ancora su se stesso, si chin e recise le caviglie di un altro uomo. Poi evit la spada che
stava per abbattersi su di lui e, senza mai interrompere l'azione, con un movimento fluido congiunse i
walud con le catene infisse nelle else e fece roteare le doppie lame, tranciando l'addome del nemico
che lo fronteggiava.
Avanz ancora, immerso nel flusso della battaglia. Inspirare, espirare, obbedire al ritmo del
cuore e proseguire, ignorando la nausea per l'odore del sangue, della carne bruciata, della morte.
Tutto per lui. Per Acrab.
Un sibilo. Il guerriero lo sent solo all'ultimo momento. Il ritmo si spezz, il cuore perse un
battito. Si gir di scatto, ma la freccia era troppo vicina. Poi un lampo d'argento ne intercett la punta,
deviandola lontana.
Il guerriero si ferm e guard tra i turbini di neve. Acrab. Aveva lanciato uno dei suoi pugnali e
l'aveva salvato. Gli fece un cenno con la testa, quasi impercettibile, ma il guerriero dalle lame rosse
cap e rispose. Acrab c'era sempre. Sent una stilettata di dolore in fondo al petto, ma non si fece
fermare.
Riprese ad avanzare, fondendosi di nuovo nella lotta, finch Acrab grid, sollevando in cielo
una testa.
Frey.
Un silenzio pesante scese sul campo di battaglia. Intorno a loro tutto era bianco e rosso. Il vento
soffiava.
Questo  ci che accade a chi mi sfida. Ve lo ripeto: la scelta  vostra. Fate come il vostro
capo, e morirete tutti. Oppure giuratemi obbedienza, e io dimenticher questa giornata di sangue.
Sarete miei guerrieri, e vi porter alla gloria!
Dopo le parole di Acrab, ci fu ancora silenzio, e per alcuni istanti nessuno si mosse.
Poi il primo uomo di Frey cadde in ginocchio. Uno, a cui ne segu un altro e un altro ancora,
finch la piana non si punteggi di uomini grigi chini. In pochi rimasero in piedi.
Acrab gett via la testa di Frey e raggiunse il guerriero.
Tutti quelli che si sono inginocchiati berranno con noi. I morti li daremo ai draghi.
Il guerriero annu. E gli altri?
Acrab percorse la pianura con lo sguardo.
Che se ne vadano. Tanto prima o poi tutto sar nostro, no? Fiss il guerriero. Tu stai bene?
Il guerriero annu e si tolse l'elmo. Dall'acciaio usc una zazzera confusa di capelli candidi
come la neve sulla pianura, pi lunghi ai lati del volto, quasi rasati dietro. Il viso era tondeggiante, il
naso sottile e dritto, appena macchiato da una spruzzata di efelidi, le labbra piccole e piene.
I lineamenti di una ragazza. Una ragazza con gli occhi rossi come il fuoco.
Tutto bene disse sorridendo. Grazie a te.
Myra li vide avanzare a uno a uno, togliersi l'elmo e gettare le armi. Ne sarebbero stati privi per
un mese. Poi, se si fossero dimostrati degni di fiducia, si sarebbero uniti ai ranghi dei guerrieri di
Acrab.
Rimase immobile sotto le sferzate di vento e neve a guardare quei visi mesti e sconfitti.
Qualcuno grid che sarebbe tornato, che si sarebbe preso la sua vendetta, per poi scomparire nel
bianco, diretto verso il niente. Perch ormai ad Asgar non c'era pi nessuno che si opponesse ad
Acrab. Coloro che non erano stati battuti sul campo, come Frey e i suoi, avevano fatto atto di
sottomissione davanti alla sua potenza, a quella delle sue truppe e al genio delle sue macchine. Molti di
coloro che avevano rifiutato di sottomettersi sarebbero morti prima di sera. Ci avrebbe pensato il clima
impietoso di quelle terre.
Myra pos ancora lo sguardo sulla fila dei soldati che si erano arresi. Tra questi, alcuni erano
feriti. In fondo, c'era una capanna. I nuovi arrivati non l'avrebbero saputo fino a quando non vi fossero
entrati, ma era riscaldata, e non da un fuoco normale. Al centro della stanza, sotto il pavimento e
poggiata direttamente sul ghiaccio, c'era una fiamma azzurra. Un fuoco che non poteva essere spento
con l'acqua e che riempiva la capanna di un tepore caldo e rassicurante.
La Mistura, la chiamava Acrab, che l'aveva inventata. Non le aveva detto molto di pi, geloso
dei suoi segreti. Myra non sapeva cosa contenesse. Ne aveva comunque visto pi di una volta gli
effetti. In un caso persino su un Asgaro; ricordava ancora con un brivido le sue urla disumane mentre
quel fuoco azzurro lo divorava fino alle ossa. Si era gettato in un torrente, ma le sue carni avevano
continuato a bruciare finch la corrente non lo aveva trascinato via.
Vicino al fuoco, nella capanna, i nuovi arrivati avrebbero trovato anche un tavolo coperto di
piccole ampolle di ogni genere e forma. Non c'erano Camminanti, lass: troppo freddo per loro, e
pochi soldi. Quindi niente magia. Per curarsi, gli Asgari avevano sviluppato una medicina basata sulle
essenze naturali. Acrab l'aveva stravolta con le sue conoscenze. Molte sostanze contenute nelle
ampolle erano sue creazioni, altre erano modificazioni di medicinali gi noti ad Asgar. I feriti
sarebbero stati curati e avrebbero ricevuto ciascuno una ciotola di zuppa. Esattamente come i guerrieri
di Acrab.
A poco a poco gli uomini sconfitti avrebbero conosciuto le altre meraviglie del campo e la
portata della forza di Acrab. Sarebbe stato lui, alla fine, a convincerli di aver fatto la cosa giusta
inginocchiandosi il giorno in cui erano stati battuti. Per molti dei soldati di Acrab era andata in quel
modo.
Tranne che per lei. Lei c'era da prima.
Di nuovo sent quel dolore al petto e si strinse nel mantello. Ma il gelo veniva da dentro, non
dalla fredda piana in cui si era consumata la loro ultima vittoria. Perch dopo anni di fedele
obbedienza, dopo un numero infinito di battaglie in cui era stata sempre in prima linea, al fianco di
Acrab, presto avrebbe lasciato quelle lande.
Lo guard da lontano, mentre dava gli ultimi ordini: suo padre, il suo maestro, il suo salvatore.
Poco prima, come mille altre volte, l'aveva strappata dalla traiettoria di quella freccia. E ora, a un passo
dall'impresa della sua vita, l'avrebbe abbandonato.
2
10 ottobre, sera
Myra si ferm a pochi passi dalla capanna di legno smontabile al cui interno alloggiava Acrab.
Da tre anni ormai erano sempre in movimento e in battaglia, e quando allestivano il campo, era
l che lui viveva. Myra ricordava ancora l'epoca in cui quella meraviglia era soltanto un disegno sulla
carta, uno dei suoi tanti straordinari progetti. E ora stava davanti a lei, piantata come una costruzione di
un altro mondo tra decine di tende di stoffa.
Era piuttosto piccola, nulla pi che un cubo di tre braccia per lato. Il tetto era spiovente, coperto
da un telo di stoffa. In fondo, un comignolo spandeva nell'aria un fumo candido che si dissolveva nel
vento sempre pi intenso. La notte stava scendendo rapida, e la bufera si stava intensificando.
Con la coda dell'occhio, Myra colse l'immagine di alcuni uomini che stavano scavando dei
tunnel. Acrab prevedeva davvero brutto tempo. Di quel passo presto sarebbero dovuti tornare a vivere
sotto il ghiaccio, come tutti gli inverni.
Incontrarsi con lui a fine battaglia era ormai un'abitudine e, in altre condizioni, non si sarebbe
stupita di essere stata convocata. Ma la decisione che aveva preso qualche giorno prima cambiava tutto.
Si sentiva tesa, nervosa, e lo odiava. Con Acrab non era mai stato cos, non doveva essere cos.
Myra scambi una rapida occhiata con la guardia di stanza davanti alla porta d'ingresso della
capanna. Sebbene avesse il cappuccio alzato e il collo di pelliccia le coprisse la bocca, quello la
riconobbe subito. Del resto, bastava vederle gli occhi: nessuno, l, aveva occhi come i suoi.
L'Asgaro ritir la lancia sbattendo i tacchi, e l'accesso fu libero. Myra entr, e un'ondata di
calore rassicurante le diede il benvenuto e l'avvolse.
L'interno era confortevole. In fondo c'era il focolare sul quale gorgogliava piano un contenitore
di acciaio brunito dall'uso. Alla base, scoppiettavano fiamme gialle.
Ma il fuoco vero era nascosto sotto le assi coperte di pelli della base della capanna; l,
nell'intercapedine tra l'impiantito e il suolo, c'era un altro contenitore, con dentro dell'acqua ottenuta
dalla fusione del ghiaccio. La Mistura bruciava instancabile, facendola bollire. Da l, il vapore si
incanalava in tubi di coccio infilati nelle pareti di legno. Era quello a riscaldare la stanza.
Oltre al focolare, c'era un ampio tavolo, completamente ricoperto di fogli, pergamene e libri.
Altri giacevano sul pavimento o appoggiati sul letto. In un angolo, c'era un'impalcatura di legno atta a
ospitare un'armatura.
Acrab era seduto alla scrivania, in una di quelle pose scomposte che si permetteva solo davanti
a lei: una coppa fumante stretta tra le dita e una gamba appoggiata al bracciolo della sedia.
Eccoti! disse non appena la vide. Sto morendo di caldo, aiutami. Aveva ancora indosso
l'armatura e si era tolto solo il mantello, che giaceva a terra.
Erano anni che Myra non poteva pi essere considerata il suo attendente, eppure ancora
amavano recitare quella piccola scena. Lui non si toglieva mai l'armatura senza di lei.
Myra si sfil il suo, di mantello, appendendolo a un gancio vicino alla porta. Sotto gli abiti
pesanti e le bardature da battaglia, adesso appariva ancora pi piccola e minuta. Si avvicin ad Acrab e
cominci a slacciare piano le fibbie, a una a una. L'aveva fatto decine di volte, ma questa era diversa.
Ci mise pi cura e assapor il movimento delle sue dita che piano sfioravano il corpo di lui. La sua
determinazione vacillava.
Ma ormai aveva deciso.
Ripose l'armatura sull'impalcatura di legno, mentre Acrab sospirava, finalmente libero, e
andava verso il focolare. Prese dal paiolo qualche mestolata del liquido che sobbolliva e le vers
all'interno in una coppa di coccio, quindi gliela porse. L'odore speziato e alcolico del kylirash le fece
quasi lacrimare gli occhi. Non c'era nulla di meglio di quel miscuglio di alcol e spezie per riscaldarsi
nelle interminabili sere dell'inverno asgaro, o per festeggiare.
Brindarono.
Alla vittoria disse Acrab, quindi entrambi bevvero. Poi Myra prese una sedia e si sistem di
fronte alla scrivania. Fino a quel momento non se n'era accorta, ma era davvero stanca. Sprofond sulla
seduta, stringendo le mani attorno alla coppa e bevendo ancora. Il liquido scese rovente, facendo dolere
la vecchia ferita. Non era mai realmente guarita; la gola le faceva male sempre, come un ricordo
perenne del giorno in cui aveva perso ogni cosa.
Acrab la riscosse. Devi stare pi attenta in battaglia.
 stata colpa del vento. Non ho sentito il sibilo si giustific lei con la sua voce lacerata.
Questa  Asgar: qui c' sempre vento, nevica e fa un freddo maledetto insistette lui. Sai,
inizio ad avere una certa et, e non potr farti da balia per sempre. I miei riflessi non sono pi quelli di
un tempo.
 stata una distrazione, e non accadr pi.
Bene. Acrab sorrise. Anche perch non so che farei senza il mio luogotenente...
Myra arross, turbata. Acrab non era mai prodigo di complimenti. Il loro non era un rapporto di
quel genere. E sceglieva proprio quella sera per fargliene uno.
Comunque, non ti ho fatta chiamare per rimproverarti o lodarti. Acrab tacque per qualche
istante prima di proseguire. Siamo quasi pronti. Ormai ad Asgar non c' pi nessuno che non mi
riconosca come suo signore. S, qualche idiota che adesso arranca nella neve, ma quelli non mi
preoccupano. Il regno  finalmente unito, e lo  sotto il mio comando.
Myra lo sapeva, ma sentirselo dire fu come ricevere una coltellata. Erano almeno sette anni che
aspettavano quel momento.
Io sono con te. Sempre. Le parole le uscirono di bocca tremanti.
Acrab le sorrise. Non ne ho mai dubitato. Volevo solo che fossi la prima a saperlo. Poi si fece
serio. Certo, non inizieremo subito la campagna per la conquista. Ho bisogno di organizzare le truppe
e mettere meglio a punto il mio piano, ma tra un mese andremo. E nessuno si potr fermare.
Myra abbass gli occhi.
Sei strana... disse Acrab. Se n'era accorto e la stava fissando. Il cuore di Myra acceler. Non
poteva sfuggire a quello sguardo, non ci era mai riuscita, e lo sapeva.
Cos scelse una mezza verit. Vorrei chiederti una cosa.
Cosa?
Myra raccolse tutto il coraggio di cui aveva bisogno.
Visto che per un mese non succeder molto, ti chiedo una licenza.
Non riusciva a capire se Acrab fosse pi sorpreso o infastidito. Di sicuro la cosa non gli faceva
piacere.
Una licenza?
S. In questi anni non ci siamo mai fermati, non ho fatto altro che combattere e non sono
riuscita a concentrarmi su di me, sul mio corpo... sul mio addestramento. Ho bisogno di un po' di
solitudine per allenarmi. Non ne ho avuto molte occasioni ultimamente.
Acrab continuava a fissarla. Ha a che fare con quel che  successo di recente?
S.
Myra... cerc di dirle.
Lei lo interruppe. Lo so. Andare avanti le cost moltissimo. Ma ho ripensato, dopo tanto
tempo, a cose dolorose. Per questo ho bisogno di stare da sola. Devo dimenticare e concentrarmi sul
presente, su quello che ci aspetta.
Acrab sembr rilassarsi. Ne sono felice. So di averti contesa col passato a lungo, e pensavo di
aver vinto. Ma il nostro discorso di qualche giorno fa... Fece un gesto con la mano. Fa niente. Hai
capito, e sei di nuovo qua. Va' pure, hai quattro giorni. Dimmi solo dove sei diretta.
Alle cascate ment lei, e la naturalezza con cui lo fece la spavent.
Perfetto. Ritemprati, poi torna da me. L fuori  pieno di uomini, ci sono i miei luogotenenti e
grandi guerrieri, ma tu sei diversa. Perch ci sei stata fin dall'inizio, e perch so che non mi tradiresti
mai. Tu sei l'unica che voglio al mio fianco, nella battaglia della mia vita.
Myra sent la gola che le si chiudeva e il pizzicore delle lacrime. Erano passati anni dall'ultima
volta che aveva pianto e aveva giurato a se stessa di non permettersi mai pi il lusso della debolezza.
Ma ora il peso delle sue scelte era troppo grande, troppo definitivo. E la vicinanza con Acrab, in
quel momento, era intollerabile. Si tir su e d'impulso lo strinse in un abbraccio. Affond la testa sul
suo petto, come faceva da bambina, e aspir il suo odore a fondo, per imprimerselo nella mente.
Perdonami... mormor.
Sent le braccia di lui, impacciate come sempre, cingere le sue spalle. Proprio come lei, anche
Acrab non amava quel genere di contatto.
 finita, adesso.  finita. Hai solo avuto paura perch stiamo per fare qualcosa di immenso.
Diamine, a volte ho paura anch'io! Ridacchi. Ma andr tutto bene. Si sciolse dal suo abbraccio e la
guard. Quando torni, per, sarai tutta mia.
Lei annu, e per una volta non era una menzogna.
Poi, inaspettatamente, Acrab le raccolse una lacrima all'angolo dell'occhio.
Myra si stacc da lui. Sarebbe stato quello il loro addio.
Festeggiarono sotto la bufera. Fuori il vento ululava, ma dentro la grande tenda che di solito
usavano per il rancio il kylirash scorreva a fiumi. Qualcuno strimpellava un songvarish, uno strumento
a corde usato dai cantastorie asgari, e i guerrieri cantavano e ballavano contro l'inverno incipiente e
contro la morte.
Tra i presenti c'era anche qualcuno dei nuovi. Myra poteva riconoscerli dall'espressione
confusa, dal modo col quale si tenevano ai margini. La ragazza sapeva cosa stavano pensando: "
davvero il caso di fare festa? Non dovrei piuttosto tirare fuori il mio pugnale e ammazzare qualche
straniero? O rivolgerlo verso me stesso per avere tradito la mia gente?". Sotto il tendone, per, si stava
al caldo, mentre all'esterno era un inferno di ghiaccio. Quei sentimenti cos estremi alla fine cedevano
sempre all'istinto di sopravvivere.
Sei troppo seria per una serata come questa disse una voce, strappandola ai suoi pensieri.
Myra si gir. Era Gotin, con una coppa di liquore in mano. Portava i lunghi capelli neri stretti in
una coda bassa, e gli occhi azzurri senza pupilla, come quelli di tutti gli Asgari, erano lucidi per l'alcol.
Il suo fiato sapeva cos tanto di kylirash che quasi le dava la nausea. Era un Asgaro tipico, un ragazzo
alto e imponente, con la pelle candida e i lineamenti marcati. Le donne asgare lo trovavano irresistibile.
Ed era anche un guerriero formidabile.
Myra non rispose.
Avanti... so che muori dalla voglia di ballare con lui la canzon Gotin, facendosi
intollerabilmente vicino. Indic Acrab.
Era nel mezzo di quel marasma, il boccale stretto tra le dita  l'ennesimo , che cantava a
squarciagola. In genere era freddo, calmo, riflessivo. D'altronde, era stata la sua mente a portarlo fin l.
Di tanto in tanto, per, aveva bisogno di lasciarsi andare e perdere il controllo. Diceva che lo faceva per
cementare la presa che aveva sui suoi uomini, per dimostrare che era uno di loro, pronto a bere come a
combattere in prima linea.
Myra non ci credeva molto.
Va' da lui insistette Gotin, la voce impastata. Fa' la donna, per una volta, se lo sei per
davvero.
Allung una mano verso di lei, e Myra reag all'istante. Estrasse il walud e glielo mise sotto il
collo, cos vicino che la pelle si arross per il calore.
Non mi toccare sibil.
Gotin alz le mani e si mise a ridere. Prendi fuoco troppo facilmente. Poi sput a terra.
Stupida mezzosangue.
Butt gi l'ultimo, lungo sorso della coppa, raggiunse Acrab e inizi a cantare anche lui a
squarciagola.
Myra rimase immobile dov'era. Aveva l'impressione di essere gi distante leghe e leghe da quel
posto, e Acrab le sembrava gi perduto.
Lascialo perdere disse un'altra voce accanto a lei. Myra la riconobbe all'istante e incroci il
volto vecchio e saggio di Brenner. Era il guerriero pi anziano delle loro truppe, con una lunga barba
bianca che gli copriva il volto, ed era un Asgaro. Era stato tra i primi a piegarsi al potere di Acrab e
l'aveva fatto senza spargimento di sangue. Gli era bastato parlare con quell'uomo per capirne il valore
e, da accorto capotrib, aveva fatto atto di obbedienza. Era praticamente l'unica persona nello
schieramento di Acrab con la quale Myra avesse qualche tipo di rapporto. A volte bevevano insieme,
per lo pi in silenzio, sentendo che c'era qualcosa di profondo che li univa. Myra era convinta che
Brenner vedesse in lei sua figlia, una ragazza morta in battaglia molto giovane. Con lui si sentiva
accettata, al sicuro.
Lasciagli recitare la sua solita scena disse Brenner riferendosi a Gotin. Sa fare solo quello.
Perch lo sa che tu sei migliore di lui.
Myra non disse nulla, e per un po' stettero in silenzio.
Poi Brenner glielo chiese. Ci pensi ancora, vero?
Myra annu. S, riflettevo su quel che accadr da qui in avanti, e...
E pensavi a lui. Il vecchio lo indic. Era un uomo dalla carnagione scurissima, che ballava e
brindava con gli altri. Era vestito come tutti, ma ai suoi fianchi pendevano due walud, le stesse armi di
Myra, solo di acciaio semplice. Un Biaswadi. Di pi: un Rewadir.
Myra scosse la testa. Ci ho messo una pietra sopra.
Brenner la guardava. Sai, io ho cercato a lungo la vendetta. A un certo punto ho abbandonato
la mia trib e mi sono messo sulle tracce dell'assassino di Asen. Ero come impazzito. L'anziano
combattente fece una pausa. Era evidente che raccontare quella storia gli causava dolore. Alla fine lo
trovai e lo uccisi. E sai che successe? Mia figlia rest morta, io non riuscii a farmene una ragione e
tutto rimase come prima.
Ti ho detto che mi sono rassegnata.
Brenner sospir. Myra, io ti voglio bene, e spero sia vero. Perch questa strada pu portarti
solo in un baratro senza fondo.
"Ci vivo da dieci anni, laggi" si ritrov a pensare lei, ma non lo disse. Meglio che vada a
dormire, sono stanca.
Mi sembra una buona idea.
Mentre si preparava a uscire nella tempesta, Myra si concesse un ultimo sguardo a Jamled.
Ballava e cantava come se nulla fosse, come se non avesse stravolto del tutto la sua vita quando si
erano incontrati.
3
Tre settimane prima
Myra l'aveva individuato subito: i Biaswadi erano riconoscibili a miglia di distanza, per via
della loro pelle color dell'ebano. Non vedeva un abitante della sua terra da secoli, e quell'incontro
l'aveva messa in agitazione. Si era persa nel ricordo vivido del Biaswad. Esistevano ancora quelle
estati calde e dolci? E i fiumi continuavano a straripare periodicamente e a fecondare i campi? E cosa
rimaneva di casa sua?
Poi si era concentrata sull'uomo.
A volte capitava che qualche mercenario si unisse alle loro truppe. Nel Dominio non si era
ancora sparsa la voce delle imprese di Acrab, un accorgimento che lui stesso aveva studiato, perch
voleva avere dalla sua l'effetto sorpresa quando avrebbe iniziato la conquista. Ma a Oster qualcosa si
sapeva. E da l qualcuno si faceva tutta la strada nel gelo per incontrare quell'uomo di cui si
mormoravano cose meravigliose e terribili.
E un giorno, tra quella gente era arrivato Jamled.
Myra lo aveva avvicinato una sera e si era seduta accanto a lui come se fosse un caso, mentre
stavano consumando un pasto assieme.
Per un po' avevano mangiato in silenzio, poi lei aveva trovato il coraggio. "Vieni dal Biaswad,
vero?"
Jamled la guard stupito. Myra sapeva che la sua voce roca e strappata faceva quell'effetto. Era
inadeguata alla sua faccia da ragazzina e al suo corpo minuto, ma era anche ci che pi la
rappresentava. Era il segno tangibile della ferita che si portava dentro, e che niente poteva curare.
Dopo quell'istante di perplessit, Jamled annu.
" che io nel Biaswad ci sono nata."
Jamled ridacchi. "Non  vero."
"Non scherzo" disse lei cupa. "Sono figlia di una schiava."
"E di un Camminante, direi."
"S."
"Non pensavo ci fossero altre ragazzine cos, nate nel Biaswad. In genere le schiave vengono
fatte abortire."
Myra sent un colpo al petto. "Perch, chi altri c'era?"
Jamled assunse di nuovo quello sguardo sarcastico, come se avesse a che fare con una stupida.
"Dovresti avere l'et per conoscere la storia. All'epoca ne parlavano tutti. Lei era una bambina senza
capelli, ma troppo pallida per essere una Thyrren. Si diceva che fosse mezza Albonita, per nessuno era
in grado di provarlo. Era la figlia di Fadi."
Quel nome stacc Myra dal presente, rigettandola indietro in un passato cos lontano che a volte
dubitava fosse esistito davvero.
Il giorno del suo compleanno, il risveglio con i dolcetti, il magnifico tatuaggio che Tallia le
disegna sulla testa, il vestito da principessa, il regalo di suo padre.
"Stai bene?" le chiese Jamled.
Lei lo guard smarrita.
E lui cap. "Sei tu... Ti hanno cercata ovunque..."
Myra tent di riprendere il controllo della conversazione. "Cos' successo dopo la morte di
Fadi?"
"Gli hanno fatto un funerale con tutti gli onori e hanno cominciato a cercarti. Il fatto che il tuo
corpo non fosse stato ritrovato faceva pensare che fossi riuscita a scappare. E poi uno degli aggressori
era morto."
"Chi ha organizzato il funerale?"
"I Munak, chi altri?"
Myra rimase interdetta.
"Ti stupisce? Erano stati loro a dare la terra a Fadi, senza contare il debito di riconoscenza del
capofamiglia nei suoi confronti..."
"Noorjeb era morto."
"E che vuol dire? Si ricordavano tutti che Fadi aveva rischiato la vita per salvarlo."
Myra sent la testa che girava. Erano stati i Munak, erano stati loro a uccidere suo padre, ne era
sicura.
Dopo quel che era accaduto, ci aveva pensato a lungo, e poi Acrab aveva fatto delle indagini ed
era certo oltre ogni possibile dubbio. E allora perch...
"Pensa che non si sono neppure ripresi la terra di Fadi. Sta l dov'era, abbandonata.  stata una
forma di rispetto: avevano giurato davanti ad Ajel: era sua, e sua sar per sempre."
Myra non era riuscita a dire nulla. Ricordava perfettamente le parole di suo padre davanti ai
suoi assassini: "Non te la dar mai.  mia". Aveva sempre pensato che si riferisse alla terra, quella terra
che Noorjeb, padrone illuminato, gli aveva donato, e che i suoi figli, avidi e senza cuore, avevano
voluto riprendersi uccidendolo.
"I Munak hanno mandato i loro emissari verso l'alba" continu Jamled "quando il fumo
dell'incendio era visibile a leghe e leghe di distanza. Hanno impiegato due giorni a spegnere tutto. E,
dopo i funerali, hanno fatto seppellire Fadi e Tallia nello stesso appezzamento dove riposano i loro
defunti. Era la prima volta che a una schiava e a un ex mercenario veniva riservato un simile
privilegio."
Myra si port le mani al viso. Tutto sembrava perdere consistenza, e la realt colava via come
un dipinto mal fatto sotto il quale fosse nascosto un disegno diverso. Niente di ci che quell'uomo le
stava dicendo combaciava con quanto lei sapeva. O credeva di sapere. "Non pu essere..."
"I Munak sono stati gentili..."
"No" disse lei, brusca. "Loro volevano la terra."
"E perch? Era solo un fazzoletto, per di pi vicino alle paludi. Credi che per loro avesse tanta
importanza riprenderselo?"
"Ma allora perch mio padre  morto?"
Jamled scroll le spalle. "Questo lo sa solo chi l'ha ucciso."
Myra lo fiss senza pi vederlo. D'improvviso, nulla aveva pi senso. Perch aveva perso ogni
cosa? Perch, un giorno, sei sconosciuti avevano ucciso suo padre e Tallia?
Credeva di saperlo, ma adesso sembrava tutto una menzogna.
Da quella sera con Jamled, il tarlo non aveva smesso di roderla. E se davvero non fossero stati i
Munak? Se il colpevole fosse stato un altro, ancora sconosciuto?
Era un pensiero fisso. Si sentiva spezzata: una parte di lei continuava a stare accanto ad Acrab
come braccio destro, ma l'altra era volata nel Biaswad. E allora era andata proprio da lui, da Acrab.
L'aveva sorpreso nella sua tenda, al tavolo. Era cos assorto nella progettazione delle sue armi
che neppure l'aveva sentita entrare e aveva continuato a disegnare febbrilmente. Myra conosceva bene
quella foga perci si era limitata a guardarlo lavorare, una cosa che le era sempre piaciuta e che faceva
fin da bambina.
Acrab aveva tirato su la testa dopo molto ed era rimasto sorpreso. "Da quanto sei l?"
Lei sorrise. "Da un po'."
"E perch non mi hai chiamato?"
"Non ti volevo disturbare."
Lui fece un gesto di fastidio. "Tu non mi disturbi mai. E poi questa" aggiunse picchiettandosi
con l'indice la testa " una bella macchina. Anche se la fermi, riparte subito." Si accomod meglio
sullo schienale della sedia e la guard. "Cosa volevi?"
Myra esit. Aveva trascorso giorni d'inferno, travolta dai ricordi e dall'angoscia, e parlarne di
nuovo avrebbe riportato a galla ogni cosa. Ma se c'era uno che poteva capire, quello era Acrab.
Gli raccont tutto.
Come suo solito, lui rimase immobile ad ascoltare. Sul suo volto non pass neppure l'ombra di
un'emozione. Ma Myra sapeva che la sua mente lavorava senza sosta.
Una volta terminato, lei rimase in attesa. Era certa che Acrab avrebbe detto qualcosa, che
avrebbe chiarito ogni dubbio e spazzato via la sofferenza. Era sempre stato cos.
"Non mi pare che ci sia nessun elemento nuovo" disse invece.
"I Munak non si sono presi la mia terra..."
"E allora?"
Myra non capiva. "Se davvero hanno ucciso Fadi per quello, perch non se la sono presa? E
perch mi hanno cercata?"
Acrab si concesse un mezzo risolino. " questo che mi piace di te, Myra. Dopo tutto questo
tempo, dopo tutto quello che hai fatto e che hai visto, hai conservato comunque qualcosa di puro." Si
fece avanti e poggi i gomiti sulla scrivania. " stata una prova di forza, nient'altro. Certo che ai
Munak non interessava la tua terra. Era un pezzetto da niente, no? Una cosa inutile. No, non era la
terra, era il principio di lasciarla a tuo padre. L'ha detto anche quel Jamled, no? Fadi era un ex
mercenario che d'improvviso poteva sedersi al tavolo assieme ai latifondisti, un signor nessuno cui
l'uomo pi potente del Biaswad aveva fatto dono di una casa e di un appezzamento, in un posto in cui
ogni zolla vale oro. Era questo che i Munak non potevano tollerare. I latifondisti sono una casta, Myra,
e per quelli come loro il potere vale pi di qualsiasi altra cosa. Fadi intaccava il loro potere. Era la
dimostrazione che persino gli ultimi possono ottenere una vita dignitosa. E questo  pericoloso."
Myra non disse nulla; pensava. "E perch allora mi hanno cercata?" chiese alla fine.
Acrab alz le spalle. "Per crearsi un alibi? Per ammazzarti con le loro mani? Chi lo sa."
Ora tocc a Myra fissarlo. Non era quella la reazione che si aspettava. Credeva che ci che
aveva saputo da Jamled avrebbe inquietato anche Acrab. Ma a lui sembrava non importare. "Quando
hai indagato..." disse piano "sei sicuro di quello che hai trovato?"
A quel punto Acrab si alz, un'espressione seria in volto. Gir attorno alla scrivania e le si mise
davanti. "Mi stai dicendo che ti ho mentito?"
"No, io..."
"Ti fidi di me?"
"Ma certo!" rispose lei di slancio. "Tu sei tutto per me, ho giurato di seguirti ovunque, io..."
Acrab la blocc mettendole le mani sulle spalle. "Lo so" la tranquillizz "lo so. Ma tu sei il mio
braccio destro, e tra noi la fiducia deve essere assoluta."
"Lo " assicur lei.
Acrab la guard di nuovo. Poi and verso il camino, aggiunse un ciocco al fuoco e rimase in
silenzio. "Myra,  successo dieci anni fa" disse infine. "Chi ha ordinato l'omicidio di tuo padre 
morto, come volevi."
Lei prov a tacere, ma non ci riusc. "E se non fosse stato lui? Tre di loro sono ancora vivi, e..."
"E non li troverai mai.  passato troppo tempo, saranno morti tutti adesso. Questo  il passato
che cerca di distruggerti, io lo so" disse lui con foga. "L'ho gi visto accadere con altri, stava per
succedere anche a me, e non permetter che tu cada in questa trappola." Era raro che Acrab facesse
riferimento alla sua vita prima di incontrare lei. Myra non ne sapeva pressoch nulla. Doveva essere
davvero fuori di s. "La tua  un'ossessione, se la nutri ti divorer. Io capisco come ti senti, so che quel
che  stato fatto a tuo padre ti ha segnata, ti ha tolto qualcosa per sempre, ma devi andare avanti."
Myra non sapeva che dire. Si era immaginata quella conversazione in un modo completamente
diverso.
"Hai fatto tutto ci che potevi.  finita."
Myra non si mosse. Poi, lentamente, annu. "Va bene" disse "va bene."
Acrab parve soddisfatto. " una storia chiusa, l'hai chiusa tu, ricordi?"
"Grazie a te." Gli sorrise debolmente.
"Esatto" convenne Acrab e la fiss con intensit.
Non era rimasto altro da aggiungere. Myra se ne and e, mentre varcava la soglia della tenda,
per un istante credette davvero che avrebbe smesso di pensarci, che Acrab aveva ragione. Ma le bast
respirare l'aria ghiacciata fuori per capire che non ci sarebbe mai riuscita.
I giorni successivi furono sempre pi confusi. Parlare con Acrab non era servito a niente. Era la
prima volta che sembrava non comprenderla. In tutti quegli anni che avevano trascorso assieme, lui
aveva sempre mostrato la straordinaria capacit di dirle la parola giusta, come se potesse leggerle
dentro. Ma quando gli aveva confidato la cosa pi importante, lui aveva minimizzato. Le aveva detto di
lasciar perdere.
Ma tutto ci che lei era aveva preso forma la notte in cui suo padre era stato ucciso. Doveva
sapere.
Cos, qualche sera dopo, Myra si present davanti alla tenda di Jamled.
"Ciao, figlia di Fadi" la apostrof l'uomo trovandosela davanti. "Hai ancora voglia di parlare
dei vecchi tempi?"
"Che altro sai della morte di Fadi?" chiese lei, secca.
"Ancora ci pensi?"
"Tu rispondimi e basta."
Jamled si stese indolente su una branda, si port le mani dietro la nuca e finse di sforzarsi.
Myra fece un passo avanti, sguain uno dei walud e glielo punt contro. "Non sto scherzando."
Jamled cambi espressione. "Ti ho detto tutto quello che so. Ho sentito della tua storia solo
perch nel Biaswad ne parlavano. Per..."
"Cosa?"
"Niente... non so se pu avere importanza..."
"Parla" gli intim Myra tra i denti.
"Mentre venivo qua, a Oster ho incontrato un vecchio commilitone. Adesso si  dato alla vita
civile, ha un mulino, ma avevamo lavorato insieme nel Biaswad. Facevamo le guardie da un
possidente, uno minore. Lui, per, ogni tanto faceva anche qualche lavoretto extra. Quando ci siamo
visti, abbiamo bevuto un po', abbiamo parlato, e lui ha iniziato a diventare loquace. Mi ha detto che ha
smesso di fare il mercenario perch era stanco di quel che era costretto a fare."
"Lo pensano in tanti" disse Myra gelida. A volte l'aveva pensato anche lei.
"Forse  vero. Ma lui sembrava davvero tormentato. Mi ha detto che non riusciva a darsi pace
per il suo ultimo incarico, che era stato dopo quello che aveva deciso di lasciare. Aveva dovuto
uccidere un uomo davanti alla figlia, e non  mai riuscito a dimenticare l'urlo che lei aveva lanciato."
Poteva essere una cosa capitata ovunque, un episodio dai contorni cos sfumati da adattarsi a
mille situazioni diverse. Ma Myra sent che quella bambina era lei.
E ud l'urlo attraversarle il cranio, come se stesse gridando ora. Si port istintivamente una
mano alla gola.
"Ha anche aggiunto che almeno non gli era toccato ammazzarla, perch avevano l'ordine
preciso di lasciarla in vita. La bambina, dico."
Myra barcoll. S, quella bambina era lei. "Come si chiama il tuo commilitone?"
"Perch vuoi saperlo?"
"Come si chiama!" rugg Myra.
Jamled sussult. "Haggen. Vive a Oster, in citt."
Myra rinfoder il walud e, senza dire una parola, usc dalla tenda di Jamled. Dopo pochi passi
cadde carponi nella neve e rimase immobile cos, mentre piano le mani perdevano la sensibilit e il
freddo le congelava la carne. Aveva bisogno del dolore, perch sentiva di essere sul punto di perdersi.
Aveva capito che quelle domande senza risposta non avrebbero mai smesso di assillarla. E
aveva capito di essere sola.
Non poteva tornare da Acrab. Ma non poteva nemmeno fermarsi. C'era un buco nella sua
esistenza, una voragine che in quegli anni aveva creduto di aver colmato. E invece era ancora l, intatta.
Doveva scoprire la verit.
La decisione era maturata quella sera, mentre stava inginocchiata nella neve. Anche se
significava abbandonare Acrab alle soglie della sua conquista.
Sarebbe partita, perch non aveva scelta.
4
Altrove, un anno prima
Graffias entr nella cella di notte, indossando un ampio tabarro e un cappuccio calato sul capo a
coprire del tutto i lineamenti.
Aveva aperto la porta da solo, e da solo se la chiuse alle spalle, facendo scattare la serratura.
Sent il prigioniero muoversi dietro di lui e, quando si volt impugnando la torcia, lo vide portarsi una
mano sul volto.
L sotto il buio era estremo. L'odore di sudore, escrementi e paura prese Graffias alla gola e gli
riport alla memoria cose che avrebbe voluto dimenticare. Punt in avanti la torcia e illumin il
prigioniero. Si trovava steso a terra in un angolo. Portava ancora le vesti con cui era stato catturato,
sporche di fango e sangue. Aveva un'ampia ferita a un polpaccio che era stata malamente medicata con
delle bende lerce.
Graffias infisse la torcia in un anello nel muro e si accucci davanti al prigioniero. L'uomo
finalmente scopr il volto. Era cambiato molto. Si era fatto crescere la barba, all'uso metaliano, e i
capelli erano un grumo nerastro che gli incorniciava il viso, pallido e scavato. Doveva aver subito delle
privazioni, in quegli anni. Ma era lui. Quegli occhi verdissimi e accesi erano inconfondibili e andarono
immediatamente a scrutare sotto il suo cappuccio.
"Tu..." disse piano l'uomo. "A cosa devo l'onore?"
Non aveva pi senso nascondersi. Graffias si sfil il cappuccio e si tir su. "La vera domanda 
che ci fai tu qui."
L'uomo scroll le spalle. "Sopravvivo. Non  quello che abbiamo sempre fatto?" disse
fissandolo intensamente.
"Io sono passato oltre quella fase." Il tono di Graffias era freddo.
"Lo vedo..." osserv il prigioniero. "Ma lo stesso ti ho riconosciuto subito. Non si passa
attraverso quello cui siamo passati noi senza che resti qualcosa addosso...  quel marchio che ho visto
su di te. E su di lei."
Graffias contrasse la mascella. Doveva rimanere calmo, era sempre stato quello il suo segreto.
La logica che non conosce piet n morale, il ragionamento che si erge sopra ogni altra cosa. Era cos
che era arrivato a tirare in segreto le fila del mondo.
"Perch sei venuto qui?"
" stato un caso" disse il prigioniero. "Io so fare una cosa sola. Combattere. Un tempo era cos
anche per te."
"Per me non  mai stato cos."
Il prigioniero rise di gusto. "Non dire che non ti piaceva! Mi ricordo come andavi a cercarti i
lavori pi sporchi, e quanto godevi nel portarli a termine. Sei un macellaio esattamente come me."
Stavolta fu Graffias a concedersi un sorriso sghembo. "Il tuo problema  sempre stato questo,
Oppias: sei incapace di comprendere le persone."
"Forse  vero. Ma io sono quello che sono. Sono un mercenario. Non ho fatto carriera come te."
Graffias guard Oppias a lungo. Gli anni che avevano trascorso assieme sembravano
lontanissimi; ora si rendeva conto di aver fatto un errore. Non aveva considerato che quel passato
potesse tornare a reclamare i suoi diritti sul presente. La cosa lo infastidiva, perch fino a quel
momento era stato infallibile. "Perch ho sbagliato? Perch proprio su questo?" si chiese.
"Non credere comunque che io non sia uno che non sa approfittare delle occasioni" continu
Oppias con un sorrisetto.
"E quale sarebbe l'occasione?"
"Io e te qui, ora."
"Le nostre strade si sono separate molto tempo fa."
"S. Ma le nostre azioni non si sono cancellate. Quanta gente in questo posto ti conosce
davvero?"
"Tutti" rispose Graffias, cercando di mostrarsi distaccato.
"S? Conoscono il tuo nome, sanno da dove vieni? Sanno quello che hai fatto?" Un lampo di
trionfo attravers gli occhi di Oppias. "Io so chi sei, Graffias. E unendo insieme i fatti, posso anche
immaginare quello che stai facendo. Dici che io non ho mai capito gli altri, ma ti sbagli: lo so quanto
sei ambizioso, e so quanta rabbia ti cova dentro. La vedevo quando lavoravamo insieme, ed  ancora
cos."
Stavolta fu Graffias a scrollare le spalle. "Questo lo sanno tutti."
"Invece sono certo che c' una persona che non lo sa." Oppias sogghign. "E sarebbe molto
interessata a scoprire la verit."
"Mi stai minacciando?" chiese Graffias. Le cose, lentamente, si stavano mettendo come voleva
lui.
Oppias continu a sorridere. "Io? Scherzi? Siamo vecchi commilitoni che stanno semplicemente
parlando un po' dei tempi andati."
"Non ho tempo da perdere: che vuoi?" lo incalz Graffias.
Oppias abbandon il suo atteggiamento strafottente facendosi serio. Si tir su a sua volta per poi
avvicinare il volto a quello di Graffias. Il suo alito sapeva di sangue. "Innanzitutto, voglio uscire da
qua. Non ho fatto niente, e non c' ragione che io mi trovi imprigionato. Poi, voglio il bottino."
"Che bottino?"
"I soldi che hai accumulato in questi anni. Non si arriva dove sei tu senza molto denaro, e altro
te ne servir per andare avanti. Perch tu vuoi tutto, vero? Lo dicevi anche allora, quando mi reclutasti.
Voglio soldi a sufficienza per smettere con questo schifo di lavoro e farmi la mia palestra di gladiatori:
ho lavorato abbastanza nella mia vita, e adesso me la voglio godere.'"
Graffias si tir indietro, distogliendo lo sguardo. Sembrava essersi arreso. "Hai vinto" disse. "Ti
dar quel che vuoi."
Oppias si alz lentamente, ma sembrava gi pi in forze. Il suo corpo tradiva la sicurezza che si
sentiva improvvisamente addosso. Allung una mano verso il vecchio compagno d'armi, a suggellare il
patto che avevano appena sottoscritto. Graffias la fiss incerto per un momento.
Poi ag.
Gli afferr la mano per tirarlo a s con violenza, approfittando di quell'istante in cui aveva
abbassato la guardia. Lo prese alle spalle e gli strinse il braccio attorno alla gola. Oppias per reag
immediatamente portando la mano libera allo stivale, dal quale estrasse un pugnale. Doveva essere
riuscito a nasconderlo alla perquisizione prima di essere buttato in cella.
Graffias, rapidissimo, lo trascin facendogli sbattere il braccio contro il muro, fino a quando
perse la presa sulla lama. Intanto, continuava a stringergli la gola. E, mentre lo faceva, gli sussurrava
all'orecchio: "Pensavi davvero che dopo tutto ci che ho fatto permettessi a uno come te di
ostacolarmi?".
Sent il suo ex commilitone contorcersi sotto la sua presa e cercare disperatamente di liberarsi.
Ma lui aveva una volont implacabile a dargli forza. Doveva completare il suo piano, a qualunque
costo. Vi aveva gi sacrificato praticamente tutto, un morto in pi non contava niente.
Accentu la stretta del braccio sulla gola di Oppias.
"Nessuno mi fermer. Nessuno!"
Con un ultimo movimento secco e preciso, Graffias gli spezz il collo.
Oppias si accasci a terra come un sacco ormai vuoto. Lui lo guard un momento, quindi sput
sul suo cadavere e sulla minaccia che aveva rappresentato. Poi prepar la messinscena: il cappio
attaccato sullo stipite della porta, fatto con la sua stessa camicia strappata, il corpo che vi pendeva,
inerte.
Raccolse da terra il pugnale e se lo infil sotto il mantello. Era pronto ad andarsene, sarebbe
scomparso grazie alla sua abilit di scivolare tra le ombre che aveva appreso in un monastero, in
un'altra vita.
Gi sulla porta della cella incontr la fissit dello sguardo di Oppias. Gli ricord altri occhi che
aveva visto, ugualmente vuoti, brillare alla luce di alte fiamme. Pens che c'erano altre tre persone che
avevano contemplato quello stesso sguardo, anni prima.
Erano un problema, e andava risolto.
Fece rapidamente le sue indagini e, meno di un mese dopo, si ritrov in una taverna osterita.
Era una sera gelida di un'estate che non voleva saperne di cominciare, e dentro il locale regnava
la confusione, tra soldati ubriachi e mercanti di vario genere che discutevano i propri affari. Quella era
una bettola di infimo ordine, e Graffias l'aveva scelta apposta: l era impossibile che qualcuno sapesse
chi era.
Davanti a s aveva un grosso boccale ricolmo di birra aromatizzata. La beveva piano, nascosto
sotto il suo solito cappuccio, in attesa. Un grande camino diffondeva un piacevole calore, mentre fuori
turbinava la neve.
Non gli tocc aspettare molto, comunque. La persona che doveva incontrare varc la porta, si
guard attorno nella sala e lo individu subito. Avanz verso di lui per poi sedersi sulla panca di fronte,
facendola gemere.
Era un gigante.
Completamente vestito di nero, dalla casacca che si tendeva sul petto enorme ai pantaloni, agli
spallacci di cuoio, doveva essere alto pi di due braccia. Aveva un collo taurino, con le vene che
sembravano sul punto di esplodere, il cranio era pelato e luccicante, e i suoi lineamenti rozzi portavano
il segno di molti colpi: il naso largo doveva essersi fratturato diverse volte, e intorno alle labbra c'erano
varie cicatrici. Dalle spalle gli spuntavano quattro palmi di un'elsa nera: uno spadone a due mani, senza
dubbio.
Graffias guard l'uomo da sotto il cappuccio e si compiacque. Aveva scelto bene.
"Sei tu Graffias?" chiese quello con una voce tonante.
"Abbassa il tono" gli intim lui. Sapeva imitare tutti gli accenti del Dominio, ma in
quell'occasione prefer usare un albonita neutro, privo d'inflessioni. Non doveva lasciare traccia.
"Sei tu o no?" insistette l'uomo, con un moto secco del capo.
Graffias, in tutta risposta, gli mise davanti un sacchetto di cuoio tintinnante.
Il gigante si fece immediatamente interessato. Prese il sacchetto, frugando dentro per contare le
monete, poi lo gett sul tavolo con una smorfia.
Graffias gli lesse nel pensiero. " solo per il tuo disturbo di oggi."
"Che vuoi?" chiese l'altro, senza perdere tempo.
Graffias estrasse da sotto il mantello una pergamena infilata in un tubo di cuoio. "Qui dentro ci
sono i ritratti e i nomi di tre uomini, assieme a qualche dato sui loro ultimi spostamenti noti. Voglio che
tu li trovi e li uccida."
Il gigante apr il tubo, estrasse la pergamena e la studi. "Non ci sono molti elementi per
rintracciarli" disse poi.
"Non sar facile, ma proprio per questo ti pagher bene: centomila sterls."
Il gigante alz un sopracciglio. "Abbiamo idee diverse di quanto sia pagare bene."
"Centomila adesso, se accetti l'incarico. Pi altri centomila per ogni omicidio. Sono
quattrocentomila sterls."
L'uomo parve colpito, ma esit. "Ci vorr del tempo..."
"Hai un anno" tagli corto Graffias. "Non di pi."
Il gigante adesso era davvero impressionato. "Ma tu chi sei davvero? Perch vuoi quegli uomini
morti?"
"Non ha importanza."
Il gigante si sporse in avanti. "Senti, io non faccio questo lavoro di solito e non mi va di
rischiare per qualcuno che non conosco..."
Graffias lo interruppe. "Io sono quello che pu darti molto denaro. Pago chi fa ci che gli
chiedo e al tempo stesso riscuoto sempre i miei crediti, quando qualcuno mi deve qualcosa, hai capito?"
Il gigante annu. Nonostante l'uomo che aveva davanti fosse assai pi piccolo di lui, sentiva che
dalla sua figura spirava qualcosa, una minaccia gelida e una determinazione disumana che sembrava
non conoscere limiti. Cap che avrebbe pagato, ma che la sua vendetta sarebbe stata tremenda se non
l'avesse soddisfatto. Un brivido di paura gli scese gi per la schiena. Si chiese se ne valesse davvero la
pena.
Graffias indovin ancora cosa stava pensando. "Io so perch stai facendo tutto questo. E presto
avrai la tua libert."
Il gigante tacque. Poi si decise a dire: "D'accordo, uccider quegli uomini per te".
Graffias sorrise, scoprendo i denti da lupo. "Bene. Sulla pergamena c' scritto cosa voglio che
tu prenda da ognuno di loro, dopo che l'avrai ammazzato. Ti mostrer il luogo dove lascerai le prove, e
io, dopo tre giorni, in quello stesso punto ti far trovare i tuoi soldi. Questo sar il nostro unico e solo
incontro; io e te non ci vedremo mai pi."
Si alz e lasci qualche moneta sul tavolo. "Ora andiamo, e avrai il tuo anticipo."
Usc per primo dalla taverna nell'aria gelida.
Il gigante segu la sua sagoma nera mentre avanzava incurante sotto le sferzate del vento fino ai
confini della citt. L Graffias gli consegn un sacchetto pi grande che conteneva i soldi.
"Fai quello che devi" disse soltanto.
Quindi, senza aggiungere altro, si allontan avvolto nella tormenta. Sembrava anche lui fatto di
ghiaccio.
E forse era cos, forse era un demone senz'anima, un'apparizione notturna. Il gigante si chiese
di nuovo con chi avesse fatto un patto, quella sera, e se se ne sarebbe pentito in futuro.
Poi apr il sacchetto, guard il luccichio degli sterls e accanton gli scrupoli.
Aveva un lavoro da portare a termine.
5
11-15 ottobre
Se stai leggendo questa lettera,  perch i quattro giorni che mi hai dato sono passati, e io non
sono tornata. Ti ho mentito, lo so. Non  stato facile per me, ma non potevo fare altrimenti. Comunque,
non ti ho abbandonato. Sto solo seguendo la traccia che mi ha dato Jamled. Cerca di capirmi, io devo
sapere, o non potr dedicarmi alla nostra missione completamente, non potr essere l'arma affilata
che tu vuoi che io sia.
Ti chiedo di non seguirmi. Non appena avr chiarito quel che  successo, torner, e lo far in
tempo per l'inizio della conquista.
Perdonami. Quando torner accetter qualsiasi punizione tu voglia infliggermi. Soltanto, non
mandarmi via, non lasciarmi. Io sar sempre al tuo fianco, perch ti appartengo.
Myra
Rilesse la lettera un paio di volte. Le sembrava che non riuscisse a esprimere chiaramente il
dolore che il suo gesto le provocava e al tempo stesso l'ineluttabilit di quel che stava per fare. Poteva
solo sperare che Acrab, in ultimo, sapesse capirla, come l'aveva capita in tutti quei lunghi anni.
Myra ripieg la lettera e la nascose sotto il cuscino della sua branda. Era certa che al momento
giusto lui l'avrebbe trovata e letta. Prese quindi il fagotto nel quale aveva messo ci che le serviva per
la partenza.
Quando l'aveva preparato, si era stupita di quanta poca roba le importasse portarsi dietro. La
sua avrebbe potuto essere la tenda di qualsiasi altro guerriero. Unico segno distintivo erano i libri sui
Primi ammassati in un angolo. Glieli aveva dati Acrab quando si era mostrata curiosa circa la loro
tecnologia. Non erano testi originali, ovviamente, visto che solo lui in tutto il Dominio conosceva la
loro lingua.
Nient'altro. Ci che la definiva restava l al campo, e iniziava e finiva in Acrab. Ed era proprio
lui che stava tradendo.
Scosse la testa e prese un tascapane dentro il quale aveva messo una mappa  per sicurezza,
perch conosceva la strada  e vettovaglie per i primi giorni. Poi and verso un piccolo baldacchino
vicino al focolare. Sopra c'era l'unica cosa della quale davvero non avrebbe potuto fare a meno: i suoi
walud. Ogni giorno andavano messi accanto al fuoco, in modo che la fiamma che covava in essi non si
estinguesse. Quando li prese, percep sotto le dita le asperit delle incisioni sulle else. Le aveva fatte
lei, anni prima, ed erano incerte, perch non era mai stata granch nei lavori artistici. Ma erano chiare e
soprattutto le parlavano di quello che era stato, del lungo percorso che l'aveva condotta a essere ci che
era ora. Su una, in caratteri biaswadi, c'era scritto Fadi; sull'altra, in semplice albonita, Acrab. Strinse
le spade tra le mani e cap che non aveva bisogno d'altro.
Apr i legacci della tenda e fu fuori.
L'aria era tersa come poche volte ad Asgar; la tempesta aveva pulito il cielo, che ora appariva
limpido come una lastra di cristallo. L'alba colorava di un rosa intenso l'oriente, mentre il resto del
cielo virava verso un blu cupo. Il vento era freddo, e Myra respir a pieni polmoni. Sapeva di pulito, di
un nuovo inizio.
Il campo era ancora mezzo addormentato: un paio di centinaia di tende ordinatamente disposte
su quella piana bianca sconfinata. La capanna di legno di Acrab spiccava su tutto quell'ordine e quella
uniformit.
Myra la guard per l'ultima volta con una stretta al petto.
Poi fece il primo passo e d'un tratto si sent pi leggera.
Aveva iniziato il suo viaggio.
Avanz in quella distesa di bianco accecante tenendo lo sguardo dritto davanti a s. Presto la
vista le si riemp di piccoli punti neri che le danzavano davanti. Erano l'effetto del riflesso della luce
sulla pianura. Ad Asgar i grandi e verdi boschi si trovavano molto pi a sud. L, nel Nord, tutto era
perennemente coperto dai ghiacci. Forse sotto c'erano monti e vallate, ma la coltre di gelo aveva
livellato tutto.
Per ripararsi, Myra tir fuori una benda che si leg sugli occhi. Era di un tessuto dalla trama
piuttosto lasca, sul quale era spalmata una sostanza di invenzione di Acrab.
Non appena si premette la benda sulla faccia, sent le narici inondate dal profumo acre
dell'unguento. Fu come essere catapultata indietro di sette anni. Era incredibile come bastasse poco per
sentirsi di nuovo sola, sperduta e piccola.
Guard il sole sopra la sua testa. Finch fosse rimasta nella piana, non avrebbe avuto altro modo
per orientarsi. Per fortuna, il tragitto era facile: sempre a sudovest fino a quando non comparivano i
primi alberi.
Era un percorso che aveva fatto un'unica volta nella sua vita, ma lo ricordava bene.
Si ferm solo quando al tramonto l'ultimo bagliore rosso si spense oltre l'orizzonte. Intorno a
lei, tutto era piatto e uniforme. Il confine tra terra e cielo era quasi indistinguibile. L'unica nota di
colore, in quello sconfinato deserto, era il bagliore del kyliroth, che si accendeva solo al calar della
sera. Si trattava di un'erba che cresceva sul ghiaccio. Nel cuore dell'inverno, produceva grossi frutti
lattescenti dai quali poi gli Asgari traevano il kylirash. Una leggenda asgara diceva che la luce dei fiori
di kyliroth aiutasse gli spiriti dei defunti a raggiungere le loro dimore eterne.
Si riscosse quando un refolo di vento le si insinu sotto il mantello. Se lo strinse pi forte
intorno al corpo, quindi si mise al lavoro.
Una delle prime cose che aveva imparato ad Asgar era come costruirsi un riparo sotto i
ghiacci. Nella stagione invernale, le dimore degli Asgari diventavano un dedalo di cunicoli sotterranei
attrezzati come case a tutti gli effetti. Abitavano sempre gli stessi da un inverno all'altro; li lasciavano
d'estate, quando si muovevano pi a sud per la caccia e la raccolta, e tornavano sul fare dell'autunno.
Quel ritmo eterno era stato spezzato da Acrab; ora erano le ragioni della guerra a dettare il tempo degli
spostamenti dei clan.
Myra prese dal tascapane la piccola pala che gli Asgari usavano proprio per quell'incombenza e
cominci a scavare. Quando ebbe finito, la notte era appena calata. Il cielo era acceso dai Bljkiadir, le
Luci del Nord verdi, viola e azzurre che si avvolgevano e svolgevano in lunghi nastri e sembravano
muoversi su una musica inudibile.
Myra rimase immobile un momento a guardare quello spettacolo. Sebbene per lei fosse
consueto, era la prima volta che lo contemplava da sola. Anche quello non faceva che ricordarle Acrab.
Era ironico: finch era stata accanto a lui non aveva fatto altro che pensare a Fadi e al mistero della sua
morte. Ora invece non riusciva a togliersi dalla testa Acrab. Era destino che non trovasse pace in
nessun luogo.
Entr nel suo rifugio sotto il ghiaccio e per prima cosa accese la Mistura, in modo da avere luce
e calore, quindi stese la coperta che teneva arrotolata sul tascapane. Da ultimo, ostru l'ingresso con
delle pelli per trattenere all'interno il tepore. Consum un pasto frugale  un pezzo di pane e un po' di
carne secca  con lo sguardo perso nel vuoto. Se tutto fosse andato bene, in quattro giorni avrebbe
raggiunto Oster. Poi avrebbe rintracciato Haggen, l'uomo che le aveva indicato Jamled. Se questi fosse
stato in grado di darle tutte le risposte che cercava, sarebbe tornata subito indietro.
Sempre se Haggen era chi lei credeva che fosse.
Myra chiuse gli occhi. Era stanca e sentiva che i pensieri si sfarinavano come la neve fuori. Si
avvolse pi stretta nel mantello e in breve cadde in un sonno profondo e senza sogni.
Dal pomeriggio del secondo giorno, il bianco assoluto inizi a frantumarsi mettendo a nudo
stralci di terreno gelato, coperto da un'erba di un giallo malato e muschi candidi.
Per era ancora ad Asgar. Glielo ricord un grido acuto che riemp l'aria. Alz lo sguardo e
vide una figura lontanissima, ma che anche da quella distanza si intuiva enorme. Un lungo corpo
filiforme e grandi ali membranose, spiegate in tutta la loro ampiezza. Un Drago dei Ghiacci.
Myra fu rapida a gettarsi a terra, rotolarsi nella neve e coprirsi col mantello. In genere non
attaccavano gli esseri umani, ma si conoscevano delle eccezioni. Inoltre, ad Asgar i draghi erano
abituati al sapore della carne umana: gli Asgari lasciavano loro i cadaveri perch ne pasteggiassero.
Non esistevano sepolture, nel Regno del Ghiaccio, e il ventre dei draghi, che per gli Asgari erano
animali sacri, rappresentava l'unica tomba degna di un guerriero.
Il ruggito risuon ancora un paio di volte, poi si spense. Myra attese fino a quando anche l'eco
non si dissolse, poi si rimise in piedi. Il cielo era sgombro.
Tir un lieve sospiro di sollievo e riprese a camminare. Le porzioni di terreno sgombre dal
ghiaccio aumentavano sempre pi. La meta si avvicinava. Dapprima Myra si sent euforica. Poi,
all'improvviso, realizz che stava davvero lasciando Asgar, il luogo che aveva imparato a considerare
come casa.
Stava tornando nella porzione sud del Dominio, e una sottile inquietudine la percorse.
Quando lo vide stagliarsi ai suoi piedi per la prima volta dopo sette anni, per, ogni paura
scomparve. Il Dominio delle Lacrime, quel che era rimasto della Terra dell'Abbondanza dopo i Cento
Giorni d'Ombra. Geograficamente, anche Asgar ne faceva parte, ma molti, tra i quali lei, lo
consideravano un mondo a s stante. Perch per Myra il Dominio era il luogo che l'aveva partorita e
poi, pezzo a pezzo, smembrata fino quasi a distruggerla del tutto.
Dall'alto dello sperone roccioso su cui si trovava poteva vedere le ultime propaggini dei monti
di Asgar ancora coperte dai ghiacci. La Catena Rocciosa, a destra, e le cime altissime dei Monti della
Neve a sinistra. Sapeva cosa c'era oltre: Metalia e i Monti della Schiena, spartiacque tra il Mare Nero e
il Mare Bianco, e poi Albon e Astoria, e a sud, lontanissimo da l, il Biaswad, il luogo in cui era nata.
Ma il suo cammino ora conduceva solo avanti, solo verso Oster.
Guardando ancora, la individu. La citt era incastonata in una valle disseminata di campi
coltivati e attraversata dal fiume Vak che rendeva fertile il terreno. Poco oltre, si trovava il Bosco
dell'Aria, con le radici aeree dei lufhent, i caratteristici Alberi Volanti, intrecciate tra loro e sospese dal
suolo, e con le chiome dalle foglie rosse che creavano una larga macchia simile a una ferita aperta.
Myra rimir il panorama ancora un momento, poi si rimise in marcia. La discesa verso Oster era
impervia, ma lei si muoveva con un equilibrio naturale affinato dall'addestramento ricevuto da Fadi. In
breve si concentr solo sulla propria andatura e sul proprio respiro, lasciandosi avvolgere dal silenzio e
dalla solitudine.
Tranne che con Acrab, o per i suoi brevi scambi silenziosi con Brenner, stare con le persone le
richiedeva sempre un certo sforzo, e il contatto fisico la disturbava. Invece, quando era in mezzo alla
natura e senza altri attorno, cambiava. Qualcosa in lei si risvegliava. Udiva voci distanti, confuse, di cui
non capiva le parole, e avvertiva una sorta di soffio vitale che attraversava tutte le cose e che le
scorreva fin dentro le ossa. E a volte era come se quell'alito indistinto prendesse forma. Vedeva
presenze evanescenti al margine del suo campo visivo, visioni fugaci che non riusciva mai a mettere
del tutto a fuoco. Avrebbe dovuto averne paura, e invece la rassicuravano. Non c'era alcuna minaccia
in esse, solo rimpianto e malinconia, una vibrazione che risuonava con la ferita che lei stessa aveva nel
cuore.
Senza quasi accorgersene, Myra attravers il Bosco dell'Aria passando sulle radici dei lufhent
sospese nel vuoto, e poco prima del tramonto finalmente Oster era davanti a lei.
Vedeva le case in pietra con i tetti coperti di tegole di coccio di colori diversi ammassate nello
stretto spazio della valle e abbarbicate lungo i pendii tra larghe macchie di neve.
Era il suo primo approdo in quel luogo dopo tutti quegli anni e le trasmise un senso di cocente
nostalgia. Per un attimo le parve di vedersi com'era l'ultima volta che c'era stata: una ragazzina secca
come un chiodo, carica di bagagli, che procedeva verso un futuro incerto. Poi il sole tramont del tutto,
e il vento spazz via anche quell'immagine.
Myra si accinse a scendere per l'ultimo tratto di strada. Ora solo una parola occupava la sua
mente, un nome: Haggen.
6
16 ottobre, sera
Myra si mosse per le strade fiancheggiate da canali del centro di Oster udendo il caratteristico
fruscio dell'acqua dei mulini. L'intera citt ne era disseminata. Il pi grande era quello del Palazzo
Reale che prendeva la spinta da una cascata alta pi di trenta metri, ma se ne contavano almeno una
cinquantina di differenti dimensioni.
Come tutti nel Dominio, anche gli Osteriti temevano ogni forma di tecnologia, principalmente
per il ricordo del flagello dei Cento Giorni d'Ombra che si era abbattuto sui Primi per via delle loro
straordinarie conoscenze. Per, a differenza degli altri popoli, che facevano esclusivo affidamento sulla
magia, quella gente aveva in parte ceduto all'uso delle macchine. Nulla di anche solo vagamente
paragonabile alle invenzioni straordinarie di Acrab, ovviamente, ma avevano canalizzato il Vak e
avevano iniziato a sfruttarne la forza.
Erano proprio i mulini la ragione per cui Oster era cos malvista nel resto del Dominio.
Giravano leggende di ogni tipo sui suoi abitanti: che fossero negromanti, che si nutrissero del sangue
dei Popoli del Ghiaccio, che fossero discendenti dei Primi pi malvagi. Per come li conosceva Myra,
erano un popolo straordinariamente pacifico: nessuno schiavo da quelle parti, e pochi Camminanti.
Nemmeno lei provava troppa simpatia per i maghi alboniti. Non le piaceva ci che facevano.
Fermandosi, si affacci su uno dei canali e le parve di vederlo: uno spirito primigenio, un
elementale che scorreva nell'acqua. Erano loro che i Camminanti evocavano per compiere le magie. Li
intrappolavano sottopelle grazie a complessi tatuaggi fatti col Sangue di Pietra, una sostanza che era in
grado di renderli schiavi. Quindi li liberavano perch compissero gli incantesimi e poi li
imprigionavano di nuovo, fino a quando non erano troppo deboli e non avevano esaurito
completamente la loro carica magica. Si diceva che fossero meri spiriti, privi di qualsiasi sentimento,
semplici strumenti. Ma ogni volta che lei ne aveva scorto uno, le era sembrato triste e disperato.
Myra si scost dal parapetto di legno sul canale e, dopo un altro breve pezzo di strada, si ferm
davanti a una locanda. Esit. All'interno sapeva che avrebbe trovato quella ressa che lei tanto
detestava, ma d'altra parte aveva bisogno di informazioni, e nel freddo della sera che avanzava il tepore
che filtrava dalla porta sembrava chiamarla.
Fece un respiro ed entr. E il vociare, i colori e gli odori la travolsero. La luce proveniva da
grossi lampadari di metallo di fattura astoriana che portavano decine di candele. Il soffitto era basso, le
volte a botte imperniate su grosse travi nere per il fumo. Lo spazio era organizzato in tante piccole
nicchie, ognuna con panche da dieci posti. Un enorme camino, in fondo, riscaldava tutta l'ampia sala.
La cucina era a vista, e i piatti venivano di continuo appoggiati su un ampio bancone e subito presi da
cameriere che indossavano i tipici costumi osteriti: corsetti neri piuttosto procaci, su camiciole candide
e gonne rosse. Il locale era gremito, la gente cantava e urlava.
A disagio, sollev il cappuccio del suo mantello per coprirsi, ma subito una cameriera la
affianc. Leihe mir zuch wehnster?
Myra impieg qualche secondo per capire cosa le avesse chiesto la donna. Acrab aveva insistito
per farle imparare le lingue del Dominio, ma lei non aveva la sua straordinaria memoria e soprattutto
era da troppo tempo che non parlava l'osterita. Per questo, prefer rispondere in albonita. Voglio
mangiare e anche dormire.
La cameriera si irrigid per un momento, ma fu pi per la sua voce simile a cocci rotti che per la
lingua che aveva usato. In ogni caso, recuper alla svelta i suoi modi gentili. Dovevo capire che
eravate straniera disse a sua volta in un albonita basilare. Seguitemi.
Myra si fece minuscola per passare attraverso la calca senza sfiorare nessuno. Non c'erano solo
Osteriti, riconoscibili dagli occhi di varie sfumature di blu e dai capelli rossi. Intravide un paio di teste
rasate, con un'unica striscia centrale candida: Camminanti.
La cameriera le indic un posto, una sedia all'angolo di un tavolo occupato da cinque soldati
valenkji, la guardia scelta della regina di Oster. Avevano in mano grossi boccali colmi di birra e
sembravano tutti parecchio alticci.
Myra si sedette, cercando di non attirare l'attenzione, e ordin. Il frastuono le risultava
pressoch intollerabile. Soprattutto, i soldati accanto a lei erano rumorosi oltre ogni dire. I brindisi si
susseguivano senza soluzione di continuit, e lei cap che stavano festeggiando l'arruolamento di uno
di loro, un ragazzino lentigginoso che doveva avere la sua et e sedeva al centro della combriccola,
timido.
La cameriera torn con il suo piatto, ma prima che potesse andarsene di nuovo Myra la ferm.
Sto cercando una persona le disse.
Oster  una piccola citt. Chi state cercando?
Un uomo. Un certo Haggen.
L'espressione della cameriera si fece allarmata. Mi spiace, non lo conosco disse guardandosi
attorno furtiva. Fece un inchino assai frettoloso, poi se ne and.
Myra la guard allontanarsi, poco convinta. La donna aveva mentito, ma se lei avesse insistito
avrebbe rischiato di non ottenere nulla. Allora, per il momento, si dedic al cibo. La zuppa di kwari che
aveva chiesto era il piatto tipico osterita, ottenuto dalla carne stufata di un piccolo roditore con lo stesso
nome e insaporita da molte spezie diverse.
Myra affond il cucchiaio: era deliziosa.
Cerchi Haggen, eh? si sent apostrofare all'improvviso.
Si gir e si trov gomito a gomito con un soldato. Era la giovane recluta, i capelli rossi rasati di
fresco e gli occhi verdi lucidi di alcol. Era ubriaco.
Sei arrivata tardi di due settimane. Il ragazzo ridacchi.
Che vuol dire?
Che  morto. Pugnalato dieci volte e gettato a congelare in un canale.
Istintivamente, Myra port una mano al walud. Com' successo? Chi  stato?
Cos', un interrogatorio? E non osare minacciarmi! biascic la recluta, e subito i compagni
corsero in suo aiuto.
Fa' attenzione a quel che dici!
Cerchi guai?
Myra li fiss, ma poi resistette alla tentazione di reagire e lasci la presa sulla sua arma. Si
rannicchi nell'angolo, scusandosi, e riprese a mangiare la zuppa. Mettersi contro cinque guardie
valenkji appena arrivata a Oster non era una buona idea. Per quanto esile e confusa, Haggen era la sua
unica pista, e lei aveva bisogno di risposte.
Non poteva finire cos.
Terminato controvoglia il pasto e piena d'incertezza, sal le scale per andare al piano di sopra,
dove avrebbe trovato posto per dormire. L'indomani mattina avrebbe ripreso la sua ricerca.
Non sapeva come, per.
Sarebbe stato meglio scoprire che quel dannato Haggen non aveva nulla a che fare con la morte
di suo padre. Avrebbe potuto dirsi che la sua era solo un'inutile ossessione e forse avrebbe trovato la
forza di tornare da Acrab, prostrarsi ai suoi piedi e chiedergli perdono. Ma cos...
Giunta sul pianerottolo, si trov davanti la stessa cameriera di prima. Le aveva lasciato una
piccola mancia, e pens che volesse ringraziarla. E infatti lo fece, ma aggiunse: Vi accompagno al
vostro giaciglio.
Non c' bisogno...
Vi prego disse la donna, e qualcosa nel suo sguardo convinse Myra ad assecondarla.
Salirono la seconda rampa di scale e arrivarono nel dormitorio: era un ampio stanzone
completamente tappezzato di legno e attrezzato con dei materassi di paglia. Ognuno era separato dagli
altri da sottili tende di stoffa lisa. L'unica fonte di calore era un braciere al centro, nel quale covava un
fuoco morente.
Myra frug nella bisaccia per allungare alla cameriera un'altra moneta, ma la donna la rifiut.
Non voglio altro denaro cominci. Volevo solo dirvi che mi dispiace se prima vi ho risposto
in un certo modo. Ma, sapete, Oster in genere  un posto molto tranquillo, e quando accade un delitto
tutti noi che ci viviamo restiamo davvero sconvolti...
Myra cap. Voi conoscevate Haggen, vero?
S... Veniva spesso qua, beveva forte e a volte si ubriacava.
Myra sentiva il sangue pulsarle nelle tempie. E di cosa parlava quando era ubriaco?
Blaterava frasi senza senso sulle colpe del passato...
Le colpe del passato.
Quando  stata l'ultima volta che lo avete visto?
Lo stesso giorno in cui  stato ucciso. Era con uno straniero, un Metaliano. Sembrava teso,
preoccupato. Discutevano a bassa voce.
Sapreste dirmi com'era quell'uomo?
L'ho sempre visto di spalle, ma era grosso. Molto grosso, muscoloso e pelato. Anche le
guardie mi hanno chiesto di lui dopo l'omicidio di Haggen. L'hanno cercato a lungo, per era sparito.
Non hanno trovato niente, come se non fosse mai esistito.
Myra tacque per un istante, riflettendo. Ora la pista incerta e confusa le sembrava di nuovo
l'unica possibile, proprio come quando Jamled le aveva detto ci che sapeva. E se Haggen ormai era
morto e da lui non poteva pi ricavare niente di utile, restava il misterioso Metaliano scomparso...
Che armi portava l'uomo con cui parlava Haggen? chiese alla cameriera.
Era una lunga lama scura, uno spadone enorme che non avevo mai visto. Quando sono entrati,
lo teneva assicurato alle spalle con una cinghia.
Myra sent il cuore che accelerava e di nuovo il sangue che le batteva nelle tempie. Ricordate
com'era fatta l'elsa?
La cameriera scosse la testa. Era grande e nera, ma non so altro. Non me ne intendo di
spade...
Un pensiero assurdo inizi a farsi strada nella mente di Myra. Ma prima di agire doveva essere
sicura. Chi potrebbe dirmi qualcosa di pi su Haggen e su ci che  successo?
Ragnad, sua moglie rispose la cameriera.
Ditemi dove sta.
La zona est della citt era molto diversa dal centro. Tante finestre erano buie, con le imposte
rotte, i muri delle case erano sbeccati, e i colori delle tegole sui tetti opachi. Le strade erano coperte da
una poltiglia di neve nerastra. C'era odore di cibo scadente e panni sporchi.
Odore di povert.
Il mulino di Haggen si trovava l. La ruota malmessa cigolava sui cardini, e anche l'abitazione
adiacente era spoglia e misera. Evidentemente il mercenario non era riuscito a mettere da parte granch
grazie alla sua attivit.
Mira buss alla porta. Nessuno le rispose. La cameriera le aveva detto che Haggen e sua moglie
non avevano avuto figli, dunque la donna era rimasta sola.
Ormai la sera stava diventando notte. Possibile che fosse uscita?
Myra vide filtrare una debole luce dalle imposte di una finestra, si accost e sbirci all'interno.
Era una cucina, arredata con pochi mobili usurati dal tempo. Era vuota. Ma il focolare era acceso, e
sopra vi sobbolliva una grande pentola.
Dunque doveva esserci qualcuno in casa.
Myra buss di nuovo alla porta e attese. Ancora nulla.
A quel punto, per, il senso di frustrazione che le covava dentro da quando aveva saputo che
Haggen era morto esplose. Senza pensarci, sferr un potente calcio alla porta. Il legno, gi sottile, era
fradicio e cedette di schianto.
Myra si gett all'interno e, non appena fu dentro, vide baluginare qualcosa all'angolo destro del
suo campo visivo. I suoi riflessi di guerriero si risvegliarono all'istante, schiv di lato e, senza neppure
guardare, applic una proiezione all'assalitore.
La donna cadde a terra. Ragnad, la moglie di Haggen.
Myra sollev le mani. Non voglio farti del male disse.
Era vero. Non era sua intenzione spaventarla, voleva solo poterla interrogare.
Ragnad si rialz. Impugnava un grosso coltellaccio da cucina. Doveva avere una quarantina di
anni, era grigia e stanca, e aveva paura. Le parl in osterita. Vattene, o ti ammazzo!
Questa volta Myra si sforz di rispondere nella stessa lingua. Voglio solo parlare.
Non ti credo! disse la donna, tendendo verso di lei la lama.
Disarmami. Myra indic i suoi walud. Le mie armi le vedi. Prendile.
Ragnad rimase immobile, incerta. Poi si decise. Non fare mosse strane...
Myra lasci che la donna le puntasse il coltellaccio alla gola e gettasse a terra i suoi walud.
Che vuoi?
Voglio sapere di tuo marito, di quel che ha fatto nel Biaswad.
Nello sguardo della donna si mosse qualcosa, e Myra seppe di aver fatto centro. Era lui, era
davvero lui.
C'entrava una bambina, vero? Il silenzio di Ragnad fu pi eloquente di qualsiasi risposta.
Sono io quella bambina.
Si sedettero vicino al fuoco. Ragnad ancora non si fidava del tutto e teneva stretto tra le dita il
coltellaccio, ma non lo puntava pi contro di lei. Sembrava ancora pi vecchia ora e guardava sfinita il
fuoco. Myra le lasci tutto il tempo che voleva.
Poi la donna finalmente si gir a guardarla. Io lo so che aveva fatto cose tremende, ma era una
brava persona.
Myra non fece commenti. Non era l per giudicare; la vita aveva gi emesso il verdetto,
comunque.
Cosa ti ha raccontato?
Non molto. Me ne ha parlato una volta sola, poco prima che ci sposassimo. Stavamo insieme
gi da un po', ma io percepivo qualcosa in lui... un dolore antico. Sapevo che aveva fatto la guardia per
dei possidenti, per questo non spiegava il tormento che aveva dentro... Lui taceva, ma io volevo che
condividessimo tutto, mi capisci? Ragnad sorrise con tristezza. No, non credo tu possa capirmi.
E invece Myra capiva. Perch era quello che aveva sempre desiderato con Acrab. Lei gli aveva
raccontato tutto di s, il bene e il male, il buio e la luce. Tutto. Lui per era stato molto pi restio, e nel
loro rapporto rimaneva questo piccolo squilibrio.
Me lo raccont una sera che era ubriaco continu Ragnad. Non credo che da sobrio ce
l'avrebbe fatta. Mi disse che in passato aveva arrotondato la sua paga facendo lavori extra su
commissione, che aveva fatto il mercenario, insomma. All'improvviso per aveva smesso. Io gli risposi
che per me non era un problema, ma lui insisteva, non riusciva a dimenticare e voleva liberarsi di quel
peso. C'era stato un episodio che lo aveva convinto a decidere di abbandonare quella vita, una cosa che
aveva fatto nel Biaswad. La donna ora prov a tagliare corto. Immagino tu sappia il resto.
Ho bisogno di sentirlo disse Myra, gelida.
Era annientato, davvero...
Riferiscimi solo cosa ti disse.
Aveva ucciso un contadino. Lo aveva dovuto fare per portargli via la figlia.
Myra sent gli arti formicolarle e vide la stanza rotearle intorno. Dovette chiudere gli occhi e
afferrare il legno della sedia su cui si trovava. Lo fece con tale forza che sent un paio di schegge
infilarsi sottopelle.
Perch lo aveva fatto?
Per i soldi. Solo per i soldi. Era un lavoro ben pagato. Era stato assoldato, insieme ad altri.
Myra apr gli occhi. Come si chiamava l'uomo che l'aveva arruolato?
Graffias disse Ragnad.
Cosa sai di lui?
Non mi interessava lui. La donna si sporse un poco verso di lei. Mi interessava solo mio
marito. Era imprigionato nei suoi rimorsi. Diceva che era stato un agguato vigliacco, che quell'uomo
sapeva combattere ma non aveva alcuna possibilit. E poi c'era la bambina...
Myra sapeva cosa stava per dire. Che la bambina aveva lanciato un grido disumano, e che solo
in quel momento lui aveva realizzato cosa stava facendo. E Ragnad, che non aveva commentato la sua
voce lacerata, doveva aver gi capito.
Io gli dissi che non importava, che lo amavo lo stesso e che almeno la bambina era viva. Ma
lui mi rispose che invece era scomparsa, che non sapevano che fine avesse fatto e che, se anche era
viva, chiss cos'era stato di lei.
Ragnad la guard. Gi, cosa ne era stato? Come spiegare il solco profondissimo che quella sera
aveva scavato dentro di lei, e tra lei e il mondo?
Voglio sapere di Graffias ripet, cercando di controllare il tremito nella voce.
Non so da dove venisse, o che aspetto avesse, Haggen non me lo ha mai descritto. Ma lo
temeva. Era fuggito da lui. Diceva che dentro quell'uomo c'era un'oscurit mostruosa, che non aveva
mai incontrato nessuno cos... Ragnad guard a terra un istante, poi riprese. Dopo essere scappato, 
venuto qui a nascondersi. Da quell'essere abominevole, e da ci che aveva fatto. Non riusciva a
perdonarsi. Noi non abbiamo mai avuto figli disse con la voce rotta. Non ne abbiamo mai avuti per
questo.
Ora gli occhi di Ragnad erano pieni di lacrime. Eppure Myra non riusciva a provare piet.
Poteva credere al rimorso di Haggen e alla sofferenza di sua moglie. Ma ci che era successo non si
cancellava: suo padre era stato ucciso, lei aveva perso tutto e sarebbe rimasta spezzata per sempre.
Si alz e riprese i suoi walud.
Grazie per il tuo aiuto disse fredda alla donna.
Poi se ne and.
Lui era pentito! le url dietro Ragnad. Era un brav'uomo...
I passi di Myra sul selciato si portarono via quelle parole.
7
16 ottobre, notte
Quando usc dalla casa di Haggen, era ormai notte fonda. Aveva anche iniziato a nevicare,
fiocchi fini e ghiacciati. Era il momento perfetto per ci che aveva in mente.
Myra si strinse nel mantello e si inoltr in quel quartiere misero. Ricordava vagamente la
topografia di Oster, ma sapeva quali erano i riti funebri degli Osteriti. Non erano un popolo guerriero, e
i draghi li temevano, dunque i morti venivano seppelliti in luoghi appositi, appena fuori dalla citt.
A quell'ora, le strade di Oster erano quasi del tutto deserte, e sul suo cammino incontr solo
qualche ronda sparuta, composta per lo pi da una sola guardia valenkji che assonnata faceva sempre il
solito giro.
Il cimitero le apparve davanti dopo una svolta da un reticolo di vicoli. Era circondato da un
muro di mattoni e da un canale sopra il quale c'era un piccolo ponte di legno che conduceva a un
cancello di metallo.
Myra scart subito l'ipotesi del cancello: era troppo alto, e se avesse cercato di scavalcarlo
sarebbe stata esposta. Era vero che non c'era quasi nessuno in giro, ma poteva sempre essere vista da
un passante.
Avrebbe dovuto bagnarsi.
Gir intorno al muro fino a trovarsi sul lato opposto rispetto all'ingresso. L il fossato era un po'
pi stretto. Si tolse il mantello e anche il giustacuore di cuoio. Il vento si era fatto pi teso, e i fiocchi di
neve le pungevano la pelle come tanti piccoli aghi. Sistem gli abiti nel tascapane, dal quale, allo stesso
tempo, estrasse un rampino. Lo lanci sulla sommit del muro, verific che fosse ben saldo, poi si
immerse. L'acqua gelida le tolse il fiato. Quasi non sentiva pi le gambe. Lo stesso, contraendo al
massimo i muscoli allenati delle braccia, un tratto dopo l'altro riusc a issarsi sul muro e alla fine a
gettarsi dall'altra parte.
Ora era dentro il cimitero.
Una lieve foschia che si levava dal suolo avvolgeva i tronchi secchi dei pochi alberi contorti e le
lapidi infisse nel terreno in una selva fitta e irregolare.
Senza mantello, e tremando per il freddo, Myra si mise a cercare il ceppo che le interessava. Lo
individu quando vide un cumulo di terra smosso di recente. Era quello giusto. Sopra c'era una scarna
ghirlanda di fiori, probabilmente portata da Ragnad. Sulla pietra era inciso il nome di Haggen, e le date
rivelavano che aveva cinquant'anni quand'era morto. Il destino gli aveva concesso quasi vent'anni di
vita in pi di suo padre, l'uomo che aveva ucciso senza piet.
Myra respir a fondo l'aria ghiacciata per scacciare quel pensiero. Doveva mettersi all'opera.
Estrasse i walud facendoli roteare nell'aria e us le lame incandescenti per spaccare la terra
indurita e scavare. Le ci vollero pochi minuti per raggiungere la cassa di legno. Quindi, a mani nude,
fece saltare il primo listello.
Un odore dolciastro e nauseabondo l'aggred. Si tir indietro e represse un conato. Aveva
dimestichezza con i corpi morti, se ne era trovata circondata in battaglia. Ma non aveva mai visto cosa
accade quando la carne si disfa.
Attese un momento, poi con un unico strappo scoperchi la bara.
Il corpo era quasi del tutto intatto. Il volto, invece, era gonfio, la pelle bluastra, e i lineamenti
erano irriconoscibili. La folgor il pensiero che anche suo padre, anni prima, doveva essere apparso
cos: deforme, sfigurato.
Represse nuovamente la nausea e si chin sul cadavere. Se Haggen da vivo non poteva pi dirle
nulla, forse poteva farlo da morto. Per questo lei era l.
Osserv attentamente il cadavere, e sotto le vesti ormai disfatte trov le ferite. Dieci coltellate
aveva detto la recluta valenkji. Lei per ne vedeva solo sei. Le altre quattro dovevano essere sulla
schiena.
Vincendo il ribrezzo e sfiorandole con le dita, studi la posizione delle ferite visibili: quello era
il lavoro di un professionista. Tutti e sei i colpi erano stati mortali. Uno aveva spaccato il cuore, due
erano stati indirizzati ai polmoni, altri due avevano perforato lo stomaco, e l'ultimo era un taglio alla
base della gola. Il colpo di grazia, con ogni probabilit. La forma e la profondit delle ferite
combaciavano con la descrizione dell'arma che le aveva fatto la cameriera: uno spadone a due mani
dalla lama piatta, molto affilata. La donna aveva anche detto che lo straniero che si trovava con Haggen
era un Metaliano.
I due elementi messi assieme potevano significare solo una cosa: quell'uomo era un gladiatore.
Nessun altro usava una spada del genere.
Myra rabbrivid, ma stavolta non fu per il freddo. Il suo passato riemergeva ancora una volta, e
in un modo diverso da come aveva immaginato.
Sfior nuovamente il taglio sulla gola: era profondo, e c'era una slabbratura che andava da
destra verso sinistra. L'assassino aveva dunque impugnato la lama con una sola mano  se ne avesse
usate due, il taglio sarebbe stato pi uniforme , la sinistra. Un mancino, e dotato di grande forza,
considerando quanto pesavano le armi di quel tipo.
Myra sent la tensione crescerle dentro. Mancava un ultimo dettaglio, poi avrebbe saputo se i
suoi sospetti erano fondati. Si concentr sui margini della ferita. La carne era imputridita, ma il segno
che cercava era rimasto impresso, ben visibile ai suoi occhi allenati. L dove il taglio iniziava, a destra,
c'erano cinque graffi, ugualmente distanziati, i primi meno profondi, gli ultimi pi marcati. Il marchio
che lasciava una lama col filo seghettato, almeno nella sua ultima parte.
Un pensiero le si stava formando in testa, ma qualcosa la distrasse.
Non fu il fruscio nell'erba, quanto piuttosto l'abitudine a sentire il pericolo prima di vederlo che
aveva sviluppato in tutti quegli anni in guerra. Si gett di lato rotolando in una capriola mentre al
contempo estraeva i walud, quindi scatt in piedi, in posizione d'attacco. Erano tre guardie valenkji.
Non si chiese come fossero arrivate fin l. Non aveva importanza. Ci che contava era che non poteva
farsi fermare, non ora!
Getta le armi, sei in arresto disse quello pi avanzato. Tendeva verso di lei la spada.
Il secondo uomo not la bara dissepolta con il corpo in decomposizione di Haggen all'interno.
Che diavolo stavi cercando di fare, eh? url, mentre il terzo si teneva pi indietro.
Getta le armi immediatamente insistette il primo, che sembrava quello con i nervi pi saldi.
Era dunque lui che doveva colpire. Myra scatt in avanti e apr la guardia dell'avversario con due ampi
tondi contemporanei dei suoi walud. Il Valenkjir riusc a parare, ma dovette mollare la presa sulla
spada con una mano, mentre apriva le braccia per via dell'urto. Lei allora tir un fendente e lo colp al
fianco. Un colpo chirurgico, preciso. Non voleva uccidere nessuno: sarebbe stata una complicazione
inutile.
Doveva solo andarsene.
Il Valenkjir si pieg su se stesso, ma Myra non si ferm. Fece una rapida rotazione e con l'elsa
del walud colp alla tempia la seconda guardia che cadde a terra.
La via era libera. Scatt in avanti.
Con la coda dell'occhio colse per il terzo soldato che si muoveva e subito sent passi veloci
alle sue spalle.
Corse pi rapida che pot, raggiunse il muro di cinta e arrivata alla giusta distanza salt.
Fu mentre era in aria che sent il colpo. Un dolore bruciante alla spalla destra, che ruppe la sua
parabola. Le mani non trovarono la sommit del muro, e urt dolorosamente contro i mattoni.
Scivol lungo il muro e per un istante pens che non ce l'avrebbe fatta. Invece, riusc a trovare
una piccola sporgenza, vi si aggrapp con il braccio sano e blocc la caduta. Sotto di lei, la terza
guardia valenkji aveva in mano un coltello da lancio, pronta a tirare di nuovo.
Con uno sforzo inumano, Myra riusc a sollevarsi con un braccio solo facendosi forza con le
gambe, fino a quando non fu sulla sommit del muro. A quel punto, si gett dall'altra parte.
L'acqua gelida del canale si chiuse su di lei, e per un momento tutto fu buio. Fu l'urgenza a
spingerla. La terza guardia valenkji sarebbe potuta arrivare da un momento all'altro, e anche i suoi due
compagni si sarebbero ripresi presto.
Doveva muoversi.
Usc dal canale annaspando e imbocc il primo vicolo che incontr, cercando di confondersi
con la notte.
Mentre avanzava a fatica, si tocc la ferita alla spalla destra. Subito, davanti agli occhi le torn
la ferita alla gola di Haggen con il segno di una lama seghettata. C'era una sola arma con una lama di
quel tipo, e lei conosceva l'uomo che la portava.
Vesnis, il boia che anni prima l'aveva quasi uccisa.
8
Kyllen
Kyllen tamburellava nervosamente le dita. I capelli candidi e mossi gli coprivano il volto
magro, punteggiato da una corta barba mal rasata. I suoi occhi verdi e macchiati di pagliuzze dorate
erano fissi sulla finestra del grande salone da cui si intravedevano i monti innevati. Il bianco delle cime
faceva uno strano contrasto col viola cupo del cielo, foriero di tempesta. Si preannunciava un inverno
lungo e rigido; un altro, come sempre, dopo i Cento Giorni d'Ombra.
Kyllen era in attesa e, come gli succedeva da un po' di tempo ogni volta che doveva vedere
l'Immacolato, avvertiva uno strano senso di malessere.
Ricordava cosa aveva provato la prima volta, ormai cinque anni prima: l'orgoglio, il desiderio
di fare bella figura. All'epoca si sentiva ancora parte di qualcosa di grande ed era ansioso di dare il suo
contributo.
Che cos'era successo dopo? Perch adesso non vedeva l'ora di sbrigare quella pratica e tornare
alla sua vita di sempre? "Forse sono invecchiato" pens e gli venne da ridere. Aveva ventun anni, ma
quella mattina gli sembrava di portarsene addosso centinaia.
Una porta si apr, e un ragazzo vestito con una lunga tunica grigia intessuta di decori geometrici
attravers il salone con passo deciso e usc dal lato opposto. Kyllen gli invidi quella sicurezza.
Sembrava uno che sapesse esattamente dove stava andando.
Un tocco sulla spalla lo riscosse. Si gir e si ritrov davanti il volto da fanciullo di uno degli
attendenti dell'Immacolato. Gli sorrideva.  il tuo turno.
Kyllen si tir su e si sistem il mantello e la casacca sotto, che anche lui portava di colore
grigio, come la veste del ragazzo di poco prima: il colore dei Puri.
Segu l'attendente e si ritrov in una seconda sala pi piccola e scura della precedente. L la
luce entrava solo da un'unica vetrata dai colori cupi. In origine, ritraeva l'immagine di maghi puri ed
elementali in armonia gli uni con gli altri. Era il nucleo della filosofia dei Puri: cercare di sviluppare
una magia che non usasse la Schiavit del Sangue, ma piuttosto una collaborazione reciproca tra maghi
ed elementali. Dicevano che l'Immacolato avesse fatto modificare la vetrata circa quindici anni prima.
Adesso ritraeva un uomo senza volto, possente e bello come una divinit, circondato da coorti di
elementali adoranti: il Liberatore, colui che secondo la profezia avrebbe posto fine alla sottomissione
degli elementali alla Schiavit del Sangue. Kyllen guard la vetrata con fastidio. Non gli piaceva, non
pi: non capiva la differenza tra quella specie di semidio e un mago qualsiasi, che intrappolava gli
elementali per sfruttarli fino alla morte.
Avanz lungo la sala, tra i tripodi di bronzo all'interno dei quali il fuoco covava vivace e caldo,
gettando occhiate alle tante nicchie nelle pareti che ospitavano le statue dei Puri che avevano fatto la
storia del Consesso.
L'Immacolato sedeva in fondo, dietro un sottilissimo velo nero, attraverso il quale era possibile
vedere la sua figura ammantata. Il volto era celato da una maschera lignea liscia e priva di tratti.
C'erano solo tre fori sulla sua superficie: uno per la bocca, due per gli occhi. Appena Kyllen era entrato
nel Consesso, gli avevano spiegato che quella era la tradizione: i Puri rifuggono ogni forma di potere, e
per questo l'Immacolato, la loro guida, non ha volto,  solo un uomo come gli altri che ricopre una
carica per un certo periodo di tempo.
Adesso non riusciva a evitare di pensare all'ipocrisia di tutto quell'apparato: l'Immacolato stava
su quel trono da pi di trent'anni, come un sovrano, e del potere si riempiva le mani.
In ogni caso, chin la testa e port una mano alla fronte in segno di saluto.
Per la speranza che ci anima, ti saluto disse con scarsa convinzione.
Che la speranza ti accompagni sempre rispose l'Immacolato con la sua voce ovattata dalla
maschera. Ti ascolto.
Kyllen sent l'ansia afferrarlo. Doveva fare rapporto, come sempre due volte l'anno. E, come
sempre, aveva ben poco da dire. Mi spiace, ma non ho nuovi indizi sul Liberatore.
Il Consesso si tramandava da secoli una profezia sulla venuta di quella figura mitica, ma in essa
c'erano diverse lacune, e cos da anni l'Immacolato mandava i suoi maghi migliori per tutte le terre
conosciute a raccogliere informazioni che potessero completarla.
Ogni tanto qualcuno trovava una labile traccia, riferiva all'Immacolato, si scatenava
l'eccitazione, e tutti si gettavano su quell'elemento come cani affamati fino a quando, puntualmente, si
rivelava una falsa pista. Da qualche mese a quella parte, Kyllen aveva smesso di impegnarsi.
L'Immacolato lasci trascorrere qualche momento di pesante silenzio prima di parlare. Di tutti
i Puri del Consesso, tu sei l'unico che non mi ha mai portato nulla.
Con tutto il rispetto, le notizie portate dagli altri si sono sempre rivelate inutili.
L'Immacolato si sporse in avanti sul suo scranno. Ma almeno loro ci provano.
Kyllen non replic. Era vero.
Kyllen, che c'? Il tono della guida del Consesso si era addolcito. Quando ti unisti a noi eri
pieno d'entusiasmo per ogni compito che ti veniva assegnato.
All'epoca dovevo usare la mia magia per aiutare gli altri, e mi piaceva.
E cercare il Liberatore non ti piace?
Kyllen si morse il labbro. Sapeva come avrebbe dovuto rispondere, ma non ci riusc. No.
Trovo che sia solo una perdita di tempo.
Ma  ci che ti ho chiesto di fare disse l'Immacolato, ancora con un tono morbido. Era
sempre cos: sembrava dimesso e accondiscendente, ma le sue richieste erano in realt ordini.
Ci sono tanti altri Puri che continuano la ricerca, e anche con risultati molto migliori dei miei,
come voi stesso avete notato tent di giustificarsi Kyllen. Perch io non posso solo praticare la magia
pura? Credo ce ne sia bisogno. Ormai i Camminanti sono ovunque, e spesso la gente non ha neppure la
possibilit di scegliere se affidarsi alle loro stregonerie, basate sullo sfruttamento e la sofferenza, o alle
nostre capacit.
La nostra arte magica non  ancora pienamente sviluppata, e lo sai.
Ma  comunque migliore della loro! s'infiamm Kyllen. Non imprigioniamo gli elementali
con i tatuaggi, non li acquistiamo dai mercanti che li hanno trasportati nelle Gabbie, e li usiamo solo lo
stretto indispensabile per i nostri incantesimi. E dopo li lasciamo liberi! Mi sembra gi molto.
No, non basta! rispose seccamente l'Immacolato. Ci sono altri che si stanno occupando di
elaborare una magia che non usi per nulla la Schiavit del Sangue.
Allora perch non mi permettete di collaborare con quei maghi? insistette Kyllen. Sono
sicuro che potrei dare un contributo sostanziale, pi di quanto non stia facendo nella missione che mi
avete affidato.
Perch non  quello che voglio! L'Immacolato scatt in piedi. Quando sei entrato nel
Consesso, lo hai fatto in piena libert, e davanti a me hai giurato l'obbedienza!
Kyllen chin il capo, capendo di aver esagerato. Perdonatemi. Ho superato un limite
invalicabile. Avete ragione voi, come sempre.
L'Immacolato rimase nuovamente in silenzio per qualche secondo, poi si rimise seduto.
Mi aspetto da te maggior impegno, in futuro.  un onore poter cercare il Liberatore, ed  un
incarico che affido solo ai Puri di cui mi fido ciecamente.
Lo comprendo, e mi scuso ancora per la mia presunzione.
L'Immacolato lo conged con un gesto della mano senza aggiungere altro.
Solo una volta fuori dalla stanza buia, a Kyllen sembr di poter riprendere a respirare. Era come
se sempre pi spesso gli mancasse l'aria. L'entusiasmo iniziale per il Consesso era lentamente
svaporato, e ora restavano soltanto i dubbi.
Eppure, per essere l, aveva pagato un prezzo doloroso.
Ricord le parole del suo maestro, il giorno in cui si erano separati: "Fa' ci che credi, ma un
giorno vorrai tornare da me... sono certa che lo vorrai... e io non ci sar pi per te".
Chiuse gli occhi un istante e avvert tutto il peso di quella scelta che ora gli sembrava
drammaticamente sbagliata.
... E quindi era un ragazzino normalissimo. Per l'ho salvato dalla schiavit concluse Ezren,
con un sorriso sulla faccia sempre allegra. Kyllen rispose al sorriso. Lui ed Ezren erano entrati al
Consesso nello stesso periodo, e anche se di recente si vedevano sempre meno, era l'unico che
considerasse davvero un amico.
Anche Ezren era tornato per fare rapporto all'Immacolato, si erano incontrati, e adesso si
trovavano in una locanda mezza vuota di Dennervel. Del resto, la citt era un piccolo centro lontano
dalle rotte commerciali e con un pessimo clima a cavallo tra tre catene montuose: i Monti della Neve, il
Circolo Bianco e la Cesura. A parte la sede del Consesso, non c'era altro.
Comunque  andata bene continu Ezren. Mentre lui aveva spazzolato la sua ordinazione in
quattro bocconi, Kyllen non aveva quasi toccato cibo. Voglio dire, il ragazzino non sar il Liberatore,
ma almeno non diventer una Gabbia.
Kyllen annu. Le Gabbie erano i Thyrren che i mercanti usavano per trasportare gli elementali
da un luogo all'altro del Dominio, per poi venderli ai maghi camminanti. Come gli Alboniti, erano in
grado di tatuarsi col Sangue di Pietra, tossico per le altre etnie, ma non sapevano praticare la magia. Per
questo i mercanti li usavano come veri e propri contenitori. Era uno dei destini peggiori che potessero
capitare a un Thyrren.
Mi fa piacere che almeno tu sia stato in grado di tirare fuori qualcosa di buono da questa
assurda caccia.
Ezren lo guard interrogativo. Che vuoi dire?
Voglio dire che secondo me stiamo inseguendo un fantasma.
Ezren si guard attorno, a disagio. Quelle parole suonavano come una bestemmia. Perch dici
cos? gli chiese accorato.
Kyllen lo fiss. Tu perch sei entrato nel Consesso?
Ezren parve perplesso. Be'... perch come a te non mi piacciono la magia dei Camminanti, la
schiavit degli elementali, le Gabbie...
E in questi anni cosa hai fatto per cercare di combattere quella magia sbagliata?
Tutto il possibile...
No, Ezren, per davvero: che hai fatto?
Ezren indugiava, e allora Kyllen rispose per lui.
Hai passato al setaccio libri su libri alla ricerca di una qualche rivelazione sul Liberatore. Ma
quando  stata l'ultima volta che hai usato la tua magia?
La uso continuamente...
Quand' che l'hai usata al posto di un Camminante? Quand' che hai davvero salvato un
elementale?
Ezren parve ancora in difficolt. Io capisco cosa vuoi dire, ma completare la profezia 
importante.
 un vicolo cieco.
Non ci credi?
Kyllen tacque. Doveva misurare la sua risposta. Affermare che non credeva nella profezia
avrebbe messo in discussione la sua stessa appartenenza al Consesso. Ma quella domanda se l'era fatta
spesso ultimamente. Vorrei solo che il Consesso si occupasse di pi di diffondere la magia dei Puri si
limit a dire.
In passato in effetti faceva soprattutto questo comment Ezren.
Kyllen si fece attento. In che senso?
Nel senso che dicono che tanti anni fa non c'era tutta quest'ansia di trovare il Liberatore.
C'erano altre priorit. Pare che il cambiamento sia avvenuto negli ultimi quindici anni.
Con questo Immacolato?
Io ho solo sentito delle voci... Di nuovo Ezren si guard attorno per accertarsi che i pochi
avventori della locanda non stessero ascoltando. All'inizio, quando il Consesso era ancora
semiclandestino, era concentrato quasi totalmente sulla magia. Mandava in giro i Puri a fare proseliti e
combatteva una battaglia incantesimo per incantesimo con i Camminanti, offrendo i propri servizi alla
gente. E l'Immacolato era lo stesso di ora. Le cose sono cambiate all'improvviso quindici anni fa.
L'Immacolato fece sostituire il mosaico nella Sala centrale e inizi a sviluppare un'ossessione per il
Liberatore.
Ma perch questo cambiamento? Che cosa accadde?
Non lo so. Te l'ho detto, sono solo chiacchiere. Quello che  certo  che l'Immacolato ci ha
fatti uscire alla luce del sole e ha fatto crescere il Consesso...
"Snaturandolo e trasformandolo in qualcosa di molto meno pericoloso agli occhi dei
Camminanti" pens Kyllen, ma lo tenne per s.
Ora Ezren lo stava fissando. Che cosa c' che non va?
Per un istante Kyllen si lasci andare con l'amico. Ho perso l'entusiasmo... Non riesco pi ad
appassionarmi a questa ricerca assillante, non  questa la ragione per la quale ho abbandonato il mio
maestro.
"Lanciandogli dietro parole di fuoco."
Sarai solo un po' stanco... cerc di minimizzare Ezren.
Ma tu che pensi? gli chiese Kyllen. Possibile che lui fosse il solo a nutrire quei tormenti?
Anche tu a volte ti senti... inutile? Lesse la verit in faccia all'amico prima che aprisse bocca.
Sono cose che capitano a tutti rispose Ezren, ma mentiva. A lui non era mai capitato. Lui non
metteva in discussione quel che l'Immacolato diceva. Lui eseguiva, semplicemente, perch non c'era
altro da fare. Ma Kyllen non poteva pi.
Si sforz di sorridere ancora. Mi ha fatto davvero piacere rivederti...
Anche a me. Ezren sorrise e gli diede una pacca sulla spalla. E vedrai che andr tutto bene.
Kyllen avrebbe voluto poterci credere. Ma l'incontro avuto con l'Immacolato e ci che Ezren
gli aveva appena detto gli avevano messo un tarlo nella testa.
Altri sarebbero riusciti a scacciarlo e a fare unicamente il proprio dovere.
Lui no.
Del resto, essere come tutti gli altri non gli era mai riuscito molto bene, proprio come obbedire
ciecamente agli ordini.
Salut Ezren stringendolo in un abbraccio, poi usc dalla locanda. Fuori, la bufera che prima era
solo un'avvisaglia, adesso infuriava.
Kyllen, per, non avvertiva n le raffiche di vento e neve n il freddo. Sentiva soltanto quel
peso nel petto che cresceva ogni giorno di pi.
9
17-22 ottobre
Myra si svegli di soprassalto, sudata e terrorizzata. Aveva sognato la morte di Fadi.
Erano anni che non accadeva. I primi tempi, il sogno si ripeteva ogni notte, e anche quando era
sveglia le immagini dell'assassinio di suo padre e di Tallia le balenavano di continuo davanti agli
occhi. Poi per il tempo era trascorso, e Myra si era convinta di esserne finalmente venuta fuori.
Invece, il passato era un animale subdolo: a volte poteva sembrare addomesticato e si ritirava in un
angolo della sua mente. In realt, aspettava solo un momento di debolezza per attaccarla con pi
ferocia.
Si guard attorno, per qualche istante ancora confusa dopo il turbamento del sogno, poi cap
dove si trovava.
E allora tutto le torn in mente.
La notte prima. Il cimitero, il corpo di Haggen, il taglio sulla sua gola, le guardie valenkji, la
lotta e la fuga. Era tornata alla locanda a fatica, la ferita nella spalla che sanguinava e bruciava come
fuoco vivo. Aveva ritrovato la stessa cameriera che l'aveva indirizzata da Ragnad, le aveva allungato
un buon numero di monete, e questa, anzich sistemarla nel dormitorio comune che gi aveva visto,
l'aveva nascosta in una sorta di magazzino sul retro del locale.
Ma avere trovato un riparo non era sufficiente. Appena si era distesa, Myra si era sentita
svenire. Allora, aveva chiesto ancora aiuto alla donna. Doveva fermare l'emorragia. Si era scoperta la
spalla e aveva cercato di valutare il danno. Non riusciva a vedere la ferita, sotto la scapola destra, ma
toccandosi aveva sentito i margini slabbrati e la carne aperta fino quasi all'osso.
Doveva cauterizzare, e c'era un solo modo.
"Dovete premere la lama del walud sulla ferita" aveva detto alla cameriera. "Sono sempre
bollenti."
"Non l'ho mai fatto, io..."
Anche se l'aveva pagata, la donna si era comunque mostrata generosa con lei, e Myra non
voleva essere dura. Per non poteva permettersi indecisioni. "Avete preso i miei soldi. Adesso fate ci
che vi chiedo" le aveva intimato seccamente.
E la cameriera l'aveva fatto. Il dolore era arrivato sferzante e insopportabile. Myra aveva
soffocato un grido, udendo la pelle sfrigolare, e nuovamente si era sentita svenire.
Ma non aveva ceduto. Aveva guidato ancora la cameriera, le aveva fatto prendere dal suo
tascapane alcune ampolle con i medicamenti che aveva sottratto ad Acrab e le aveva chiesto di versarli
sulla ferita, sentendo immediatamente una piacevole frescura. Quindi, in ultimo, si era fatta bendare il
taglio.
Adesso, ancora confusa tra il sogno e il ricordo, sent un rumore fuori dal magazzino.
Subito port le mani ai walud e si prepar alla battaglia. Le faceva male ogni singola fibra del
corpo, ma non aveva importanza. Attese. Ud il suono di qualcosa poggiato a terra, poi di passi che si
allontanavano. Infine, silenzio.
Myra apr piano la porta della stanza. Davanti, c'era poggiata una scodella fumante. Di fianco,
un mantello nero piuttosto liso, il capo perfetto per un viaggiatore anonimo. La cameriera, senza
dubbio, aveva agito di sua iniziativa.
Si chin, si gett sulle spalle il mantello e prese la ciotola tra le mani, e il dolcissimo calore che
le riemp la fece sentire subito meglio. Zuppa di patate, con qualche pezzo di kuhnd, il grosso bue dal
lungo pelo che era la principale bestia da allevamento e da soma di Oster. Un piatto povero ma
sostanzioso, che Myra divor rapidamente. Era ancora debole, e la ferita sulla spalla pulsava sotto le
bende, ma stava gi un po' meglio. Quando ebbe finito di mangiare, sprofond nuovamente nel sonno,
e questa volta non ci furono sogni a disturbarla.
Il giorno successivo, Myra lo trascorse a cercare di riprendersi e a riordinare le idee.
Il tempo che Acrab le aveva concesso come licenza era passato, e da parecchio. Cont otto
giorni, il doppio dei quattro che avrebbe dovuto spendere alle cascate, secondo la bugia che aveva
raccontato.
E ora si trovava a un bivio.
Da una parte aveva trovato un nome, Graffias, che per lei non significava nulla. Dall'altra, era
stata brava a costruirsi una traccia pi concreta, che per l'avrebbe portata molto lontano da Asgar, in
uno dei luoghi che pi odiava in tutto il Dominio.
Vesnis, il gladiatore.
Myra non conosceva solo lui, ma anche l'uomo che l'aveva acquistato e che lo faceva
combattere per la propria scuderia a Etheria, una delle citt pi grandi di Metalia.
Era l che lei sarebbe dovuta andare.
Ma questo significava varcare il Circolo Bianco e poi scendere ancora pi a sud, andando
incontro a un pezzo del suo passato che avrebbe preferito non ritrovare.
E i pochi giorni sarebbero diventati un viaggio lungo e pericoloso, da affrontare con la
menomazione della ferita alla spalla.
Ma poteva davvero rinunciare ora?
Myra si avvolse nel mantello. In quella sorta di magazzino dove l'aveva nascosta la cameriera
non c'erano bracieri a riscaldare l'ambiente. In compenso, il fuoco della sua rabbia era sempre vivo.
Non erano bastati i dieci anni trascorsi dall'uccisione di suo padre a spegnerlo. Era l, sarebbe rimasto
sempre dentro di lei e l'avrebbe consumata.
Allora Myra cap che non aveva scelta. Come quando aveva parlato con Jamled, ancora ad
Asgar, c'era solo il bisogno impellente di sapere. Andare avanti era semplicemente necessario, lo era
allora, e lo era adesso.
"Ma Acrab..." Il pensiero le strinse il cuore. Il luogo in cui si trovava ora sarebbe stato il primo
a essere preso, e lei sarebbe stata altrove.
"No! Per l'inizio della conquista sar tornata, a ogni costo" si ripromise.
Ma prima doveva chiudere i conti col passato, per sempre.
Myra part da Oster la notte successiva. Usc con circospezione dal magazzino, ancora
spaventata all'idea che qualcuno potesse attenderla fuori. Invece la via era deserta, la notte profonda.
Scorse la cameriera al lavoro all'interno della locanda e le rivolse un ringraziamento silenzioso.
Non sapeva neppure il nome di quella donna che aveva fatto tanto per lei.
Sebbene il cielo fosse velato, la luna gettava bagliori freddi sulle strade. Erano le condizioni
ideali per attraversare una citt deserta. Myra si mosse con cautela, tenendosi la spalla ferita, e tent di
fondersi con il silenzio intorno fino a diventare un tutt'uno con esso.
L'alba la sorprese poco oltre le ultime case dell'abitato. Era andato tutto liscio: aveva incontrato
un paio di guardie, ma era sfilata loro accanto senza che la fermassero.
Sulle rive del Vak, si gir indietro e contempl Oster. Da laggi non era altro che una manciata
di tetti colorati e lucidi macchiati di bianco che splendevano sotto la prima luce del sole, affastellati
nello stretto spazio tra due monti. Sebbene il suo ritorno fosse stato tutt'altro che semplice, continuava
a provare uno strano affetto per quel luogo.
Poi si volt e guard soltanto la strada davanti a s.
Per i primi tempi Myra procedette piuttosto spedita, ma sentiva le gambe pesanti, e soprattutto
la spalla non smetteva di pulsare; il dolore era sempre identico, non dava segni di voler diminuire, e
questo non era normale. C'era qualcosa che non andava, lo sentiva. Tremava. Di notte neppure la
Mistura di Acrab bastava pi a riscaldarla.
Nonostante tutto, in una gelida mattinata di sole Myra giunse in vista del punto in cui il Vak e
l'Istris si univano. Il Vak, che pure aveva dimensioni notevoli, sembrava appena un rigagnolo rispetto
alla vasta distesa d'acqua dell'Istris, che scorreva lento e maestoso, la superficie brillante come oro.
Nel punto di contatto, il letto aveva una larghezza di quattro miglia.
Alla confluenza dei due fiumi c'era un piccolo gruppo di isole, sulle quali si ergeva la
costruzione osterita pi meridionale del regno. Da dove si trovava Myra appariva come una selva di
torri enormi, massicce e nere contro il cielo azzurro. Erano di altezza disuguale e di diversa grandezza,
ed erano connesse da ponti posti a differenti livelli. Hrlichturm, si chiamavano, e i viaggiatori che
venivano da sud, cos come quelli provenienti da nord come lei, dovevano per forza attraversarle. Sulla
natura di quelle torri c'erano racconti di ogni tipo. In ogni caso, quasi tutti erano concordi nel dire che
un'architettura cos ciclopica, cos perfetta, non poteva essere frutto dell'ingegno di nessuno dei popoli
del Dominio. Man mano che ci si avvicinava, infatti, se ne apprezzava meglio la perfezione delle
forme. Le pareti vertiginose delle torri erano traforate da pochissime finestre, strette e anguste, pi
simili a delle feritoie, ed erano incredibilmente lisce, tanto che era impossibile anche solo intravedere le
giunture che collegavano i massi da cui erano costituite.
"La superficie  liscia anche al tatto. Non possono che essere fatte di un unico blocco di pietra
gigantesco" aveva sentito dire Myra un giorno da un mercenario. A lei non pareva possibile, ma le torri
erano impressionanti e davvero sembravano provenire direttamente da un'altra epoca. Nessuno, al
giorno d'oggi, avrebbe saputo come costruire un'opera del genere.
Myra si mosse, avvicinandosi.
La storia di come le torri fossero finite sotto il controllo di Oster era piuttosto confusa e risaliva
ai tempi immediatamente successivi ai Cento Giorni d'Ombra, quando i popoli del Dominio erano in
guerra per la sopravvivenza. L'intera struttura rappresentava un presidio irrinunciabile per la difesa, ed
era stata al centro di aspre battaglie e di un assedio lungo e sanguinoso. C'era chi sosteneva che di
notte, quando il cielo era privo di stelle e il vento soffiava teso, si potevano sentire le voci dei morti.
Sul lato ovest di alcune torri si vedeva ancora il segno delle unghie di chi in quei luoghi aveva perso la
vita.
In seguito, comunque, le guerre erano cessate, e gli abitanti delle torri poco alla volta erano
usciti colonizzando Oster. L'interesse degli altri popoli per quel luogo era scemato, e le Hrlichturm
erano rimaste immobili testimoni di un passato remoto e feroce. Erano l'immagine stessa del Nord,
chiuso in se stesso, gelido e impenetrabile.
Avvicinandosi ancora, Myra mise a fuoco altri dettagli. Come un ragno al centro della sua
ragnatela, dalle Hrlichturm si dipartivano sottili fili che andavano verso le rive dei due fiumi. A ogni
filo era assicurata una chiatta, che veniva trascinata lentamente sul pelo dell'acqua. Era l'unico modo
per guadare l'Istris almeno fino ai Monti della Neve, e per salire occorreva pagare un pedaggio.
Myra si frug nelle tasche, gli occhi che per continuavano a restare fissi sulle gigantesche
torri. Era la prima volta che le vedeva e capiva perch avessero suscitato cos tante leggende e
ossessionato cos tante persone. C'era qualcosa di oscuro e tremendo in esse, quasi di disumano.
Facevano pensare ai Primi, alle loro conoscenze che sfioravano la stregoneria, alla tracotanza che li
aveva infine messi in urto con gli di.
Myra si cal il cappuccio sul capo e raggiunse l'attracco delle chiatte. La traversata fino alle
Hrlichturm era piuttosto lunga, e al centro dell'Istris si pagava l'obolo, per poi proseguire. Ogni
chiatta, in quel periodo, conduceva un Camminante, il cui ruolo era tenere lontani i primi blocchi di
ghiaccio che attraversavano il fiume. I cavi che trainavano le piattaforme di legno andavano a innestarsi
su grandi ruote in cima alle torri, messe in moto, si diceva, da poderosi brinner, gli orsi dei boschi
alboniti. Pareva che altri Camminanti avessero come unico compito quello di tenere sotto un
incantesimo gli animali perch non si ribellassero e non divorassero i loro padroni.
Quel giorno in fila all'imbarco c'erano un paio di mercanti e proprio un Camminante. Era
anziano, con una tunica bianca che toccava terra e sulla testa la striscia candida di capelli non rasata,
lasciata crescere in una lunga coda. Oltre che anziano, doveva essere un mago esperto, perch aveva
tatuaggi persino sul volto. Una fitta rete di linee sinuose sotto le quali Myra pot intravedere figure
sbiadite muoversi piano: gli elementali. Alcuni sembravano guardarla a loro volta, come incuriositi.
Lei attese il suo turno, ma cercando di stare lontana dal mago. Era colpa loro se i Thyrren erano
schiavi, senza contare il fatto che imprigionavano e torturavano gli elementali per i loro incantesimi.
Salirono assieme, e la chiatta scivol lenta sul fiume. Davanti a lei, Myra poteva vedere lo
sbarramento del Circolo Bianco, la sua prossima meta. Sembrava quasi alzarsi dal letto stesso del
fiume, per quanto fosse lontano ancora dieci leghe. Dopo una prima parte boscosa, alle pendici, la
roccia diventava regina; scura, quasi nera, e coperta da uno spesso strato di ghiaccio, si alzava
ripidissima. Il valico si trovava sulla destra del Glautico, la vetta pi alta dei contrafforti orientali della
catena montuosa. Non c'era altra via per passare dall'altra parte n il modo di sapere se fosse libera o
no.
Per un istante, tutto il Circolo Bianco le parve un muro immenso e inespugnabile erto tra lei e il
suo obiettivo.
Myra scese dalla chiatta con gli altri passeggeri, e finalmente si trov al centro dell'Istris. La
prese una sensazione quasi di vertigine. Il fiume si stendeva placido, ma era sconfinato intorno a lei, e
in quella lastra piatta le Hrlichturm erano zanne nere affondate nel cuore della terra.
Ora che era l, pot constatare che effettivamente non sembravano essere fatte di singole pietre,
ma di un unico immenso blocco. Le due braccia alla base di ciascuna torre erano completamente
istoriate di scritte. Erano iscrizioni di chi era passato di l, alcune stupidaggini vergate da qualcuno che
non sapeva come ingannare l'attesa, ma la maggioranza erano invocazioni di aiuto e testimonianze di
sofferenza, in ricordo delle lotte terribili che si erano combattute per quelle isole remote. Alcune scritte,
per, non era in grado di leggerle. Riconosceva soltanto i caratteri: la lingua dei Primi.
Poi un urto e una fitta lancinante alla spalla la fecero voltare. Perdonatemi, non avevo visto
che eravate ferito disse un giovane mercante, in un albonita dal forte accento metaliano.
Myra fece un gesto con la mano per dire che andava tutto bene.
Le vostre vesti sono macchiate di sangue aggiunse quello, e Myra sent un tuffo al cuore.
Non  nulla ribad, cercando di mostrarsi disinvolta.
And con gli altri verso il banchetto di legno dove si pagava il pedaggio e tir fuori una decina
di sterls alboniti. Quindi sal sulla seconda chiatta per passare l'altra met dell'Istris.
Quando scese sulla riva opposta, d'improvviso si sent spaesata. Era gi entrata nel Dominio,
ma adesso era lontana dai territori che aveva conosciuto negli ultimi dieci anni. Era a un nulla da
Albon, e davanti l'attendeva Metalia. Il suo viaggio iniziava per davvero.
Ma prima c'era altro che doveva fare.
Percorse qualche lega lungo la strada, poi si ferm in una piccola radura appartata tra gli alberi.
I maghi dicevano che i circoli come quelli erano le dimore degli elementali prima dei Cento Giorni
d'Ombra. Gli spiriti li avevano eletti a proprie case, e per questo, sebbene molti di loro non vi
risiedessero pi, consumati dalla magia o fatti prigionieri, quei luoghi erano ancora intrisi del loro
potere benefico. Myra non sapeva se fosse vero, ma Acrab le aveva sempre detto che erano buoni posti
in cui nascondersi, protetti dagli elementi e, in certa misura, anche dalla malvagit degli uomini.
Si fece coraggio e si scopr la spalla: il freddo le morse subito la carne. Al tatto, la ferita aveva
bordi ruvidi, ma al centro era ancora umida. Non un buon segno. Svolse le bende piano. La stoffa si era
attaccata alla pelle e la stava strappando. Un altro cattivo segno.
Estrasse il walud, quindi lo inclin in maniera tale da poter guardare la ferita, e ci che vide non
le piacque. Una parte era chiusa e pi o meno in via di guarigione, ma un'altra era aperta. Poteva
vederla stillare piccole gocce di un sangue chiaro, mentre la pelle intorno era giallastra. Un'infezione.
Non c'era molto che potesse fare; la posizione era pessima, e da sola riusciva soltanto a
cospargere il taglio con l'unguento di Acrab. Forse avrebbe dovuto affidarsi a un curatore. Ma il
pensiero che un elementale venisse torturato per farla stare meglio le era insopportabile.
"Quello, o la morte, decidi tu" si disse.
Gett l'unguento sulla ferita, cerc di spalmarlo come pot e poi si bend alla bell'e meglio.
Poteva permettersi poche ore di riposo, poi avrebbe dovuto rimettersi in cammino.
Myra guard i monti che incombevano vicinissimi sopra la sua testa. Roccia, ghiaccio, neve e
tempesta.
10
23-31 ottobre
Myra inizi l'ascesa attraversando il bosco alle pendici dei monti. Man mano che procedeva, gli
Alberi Rossi, la specie tipica di Albon, si facevano sempre pi numerosi, e lei avanzava sotto quelle
piante altissime, che potevano superare le cinquecento braccia, con un sottile senso di straniamento.
Aveva l'impressione di trovarsi all'interno di un'immensa cattedrale di sangue. Gli Alberi Rossi,
infatti, dovevano il loro nome al colore dei tronchi sottili, la cui corteccia sembrava fatta da larghe
croste di sangue secco, intervallate da venature pi chiare e vermiglie. Assomigliavano a pilastri
intessuti di vene pulsanti. E per quanto apparissero fragili, il loro legno incredibilmente resistente e
malleabile era ampiamente usato ad Albon per ogni genere di manufatto. Le impugnature dei suoi
walud venivano da uno di quegli alberi.
Il vento era teso, e in alto le chiome stormivano producendo un rumore frusciante, mentre i
tronchi gemevano, un suono caratteristico dovuto alla loro elasticit. A Myra per un istante parve un
lamento. E nuovamente si trov a pensare agli elementali: forse erano loro che si lamentavano per la
sorte dei loro fratelli schiavi.
Scosse la testa. Non era solo il luogo a suggestionarla.
Si port una mano alla fronte: scottava, e avvertiva una sensazione di intontimento. La ferita e
l'infezione la stavano minando.
Ma non c'era altro da fare che andare avanti.
Cos, Myra prosegu, minuscola sotto l'ombra degli Alberi Rossi, mentre il canto dei tronchi
continuava incessante.
Nonostante il malessere, il secondo giorno Myra super la foresta: gli alberi iniziarono a farsi
sempre pi piccoli e radi, finch non scomparvero del tutto. L'aria era rarefatta e gelida, e il panorama,
intorno a lei, le ricordava la steppa asgara. A perdita d'occhio c'erano solo roccia nera e neve. Si
muoveva su uno stretto sentiero circondato da licheni, quello che l'avrebbe condotta al passo del
Glautico.
Myra cercava di procedere pi veloce che poteva, ma la spalla la tormentava e la testa le faceva
male. Le sembrava di essere persa in un deserto indifferente. Quei luoghi erano quasi del tutto privi di
vita, esistevano prima di lei e sarebbero esistiti dopo il suo passaggio. I suoi piedi non lasciavano
neppure una traccia sulla pietra.
La sera, scopr di nuovo la ferita, e di nuovo la medic. Guardandosi nel riflesso del walud, si
accorse che l'infezione progrediva. Imprec, perch in vita sua aveva subito ferite anche peggiori di
quella, ed era sempre andata bene. Adesso stava per soccombere a poco meno di un graffio. Bevve il
tonico, ma ormai serviva soltanto a non fare alzare troppo la febbre.
E poi la neve, da manto sottile, divenne una crosta spessa e dura, e lei inizi a muoversi con
sempre maggiore difficolt. Il sentiero era stretto, a tratti sospeso nel vuoto, e in alcuni punti occorreva
assicurarsi alla parete rocciosa tramite una corda infilata in appositi anelli. Myra per vacillava. I suoi
movimenti erano imprecisi, il suo corpo non le obbediva come voleva. Sotto di lei, una sottile striscia
di roccia resa viscida dal ghiaccio e dalla neve. Oltre, un abisso senza fondo, che la febbre le mostrava
ondeggiante, quasi fosse la bocca di un mostro. Due volte rischi di inciampare, le gambe che le
tremavano leggermente e non sembravano essere in grado di trovare un appiglio saldo. Alla terza,
scivol verso il basso. La corda si tese, l'anello al quale era assicurata gemette, e uno strattone doloroso
ferm la sua caduta.
Myra si ritrov sospesa nel vuoto. Dall'abisso spirava un vento gelido che le faceva vorticare i
capelli intorno al viso, e per un attimo si chiese se non fosse meglio rimanere l, abbandonarsi finch la
corda non si fosse spezzata. Era stanca, stremata. Poi strinse le mani sulla corda. Aveva un obiettivo e
l'avrebbe raggiunto. Si iss su con grande fatica e riusc a riportarsi sul sentiero.
Fu quella sera, mentre scavava il buco nel ghiaccio in cui avrebbe passato la notte, che lo ud
per la prima volta. Il vento era teso, per cui credette di aver sentito male. Ma c'era altro, nell'aria, oltre
all'ululato delle raffiche; un ruggito lontano e possente. Myra s'infil sotto il ghiaccio e rimase l, il
fuoco di Mistura acceso davanti a lei.
Il giorno successivo il ruggito risuon ancora, pi alto e chiaro. Myra sapeva che anche sul
Circolo Bianco c'erano Draghi dei Ghiacci, cos come in tutti i luoghi pi freddi del Dominio, ma non
pensava che ne avrebbe incontrati. Anche ad Asgar, che era il loro regno incontrastato, i draghi erano
di solito schivi ed evitavano il contatto con gli uomini. Quello invece era vicino, lo sentiva.
Poi, a sera, mentre lei procedeva, all'improvviso tutto si fece quieto. Il vento era calato, il
freddo sembrava meno intenso, e non nevicava. Il silenzio attorno era quasi perfetto. Eppure Myra non
si sentiva tranquilla. Il cielo sembrava diviso. Sopra la sua testa c'era una moltitudine di stelle, ma
davanti a lei, verso l'orizzonte, un nero denso e pastoso attraversato da lampi. Uno spettacolo al tempo
stesso bello e spaventoso.
Myra avanz piano, presagendo qualcosa nell'aria.
E fu allora che il ruggito si lev altissimo, scuotendo la terra sotto i suoi piedi. Fu come se
l'attraversasse, dilaniandola. C'era una rabbia sconfinata, in quell'urlo, e anche dolore.
Subito strinse le mani sui walud, ma sapeva che non sarebbe servito a nulla. Un Drago dei
Ghiacci adulto era alto fino a quattro braccia, e lungo dodici. Non era un nemico contro cui potesse
vedersela un solo guerriero, per di pi debole e ferito come lei.
Si fece ancora avanti, per cercare di individuare l'animale, ma in quel momento la voce del
drago tacque, e lei credette che se ne fosse andato. Forse l'aveva fiutata.
"I draghi non mangiano gli umani vivi" prov a ripetersi.
Poco prima di una svolta del sentiero attorno a uno spuntone roccioso, i suoi sensi percepirono
qualcosa. Si ferm, estrasse i walud e si sporse lentamente oltre la parete.
Il cuore le si ferm nel petto.
Il drago era l, a neppure dieci passi da lei, e le sembrava gigantesco. Li aveva visti in volo,
leghe sopra la sua testa, o distanti, mentre pasteggiavano con i corpi dei defunti asgari consegnati loro
nel rito funebre. Ma non ne aveva mai visto uno cos da vicino.
Era disteso a occupare per intero il sentiero, ventre a terra. Era imponente, magnifico e terribile.
Il corpo era completamente coperto di scaglie acuminate bianche venate d'azzurro che sembravano
schegge di ghiaccio e lo facevano brillare alla luce delle stelle. Era lungo almeno dieci braccia, la
struttura possente ma slanciata. Il collo sottile terminava con una testa appuntita circondata da una
cresta tagliente. Myra poteva vedere il suo petto alzarsi e abbassarsi al ritmo del respiro. Riusciva a
intravedere sottopelle, come in trasparenza, il suo cuore rosso e pulsante tra le costole. Era l'unica
macchia di colore caldo nel bianco e nell'azzurro del corpo, come un pesce che guizzasse sulla
superficie di un lago ghiacciato. Pompava instancabile e  Myra lo percep  irato.
Per qualche istante, il drago rimase immobile, poi alz il capo e rugg ancora verso il cielo. Uno
solo dei suoi due occhi si apriva, ed era rosso come il sangue.
Anche Myra rimase immobile, avvinta da quell'immagine di potenza. Quindi si ritrasse dietro la
sporgenza della roccia. Il drago le sbarrava la strada, e lei non poteva tornare indietro, perch non c'era
altro modo di valicare il Circolo Bianco. L'unica alternativa era aggirare i Monti della Neve, il nome
che il Circolo Bianco assumeva nella sua parte nordoccidentale, ma questo l'avrebbe costretta ad
allungare il cammino di settimane. Non poteva.
Il drago rugg ancora, e Myra lo sent scuotersi con violenza facendo tremare di nuovo la terra
sotto i suoi piedi. Perch non se ne andava? Perch stava piantato l?
Si fece coraggio, torn a sporgersi e vide che il drago aveva ghermito il ghiaccio sotto di s con
i lunghi e affilati artigli delle zampe anteriori. Sembrava sforzarsi di muoversi, invano. Vide anche la
lunghissima coda irta di spine, e allora cap: un cumulo di rocce e ghiaccio la teneva bloccata, forse per
via di una frana. Era quella la ragione della furia della bestia. Era intrappolata.
Myra non sapeva che fare. Ma d'un tratto ricord la voce di Brenner, anni prima, che le diceva:
"Non pensare ai fafrjos come a degli animali, perch non lo sono. Sono messaggeri degli di e
capiscono e sanno molte pi cose di noi".
Chiuse gli occhi e fece un lunghissimo respiro. La testa le girava, la febbre stava salendo.
Doveva agire subito.
Con un passo si mise al centro del sentiero. Il drago volt improvvisamente il capo, la guard
per un istante appena, quindi allung il muso verso di lei e rugg con tutte le proprie forze. Myra vide il
rosso profondo della sua gola, nella quale covava un fuoco pi caldo di qualsiasi fornace, e la doppia
fila di denti acuminati, ognuno lungo a sufficienza da trapassarle il ventre da parte a parte, e un terrore
primordiale l'avvolse.
Ma rimase salda, vincendo l'istinto di fuggire.
Apr le mani e fece cadere a terra i walud. Si misero a fumare sulla neve, sciogliendola. Sono
qui per aiutarti disse con la sua voce roca.
Lei era una Biaswadi nell'anima e, al contrario di Brenner e degli Asgari, non pensava che i
fafrjos fossero messaggeri degli di. A dirla tutta, aveva smesso di credere in qualunque dio il giorno
che aveva perso tutto. Ma quando il drago la fiss col suo unico occhio rosso, vide qualcosa nel suo
sguardo. Cose che non poteva comprendere, antiche e aliene all'uomo, e ricordi, passioni, e una
comprensione che superava persino quella delle razze senzienti del Dominio.
La fiss a lungo, e Myra si sent come se le stesse leggendo dentro. Poi una luce si accese nella
sua pupilla. Il drago alz il collo in tutta la sua lunghezza e rugg contro il cielo.
Lei si mosse rapida. S'infil sotto il suo immenso corpo, scivol fin verso la coda e si ferm nel
punto in cui la frana l'aveva bloccata. Sopra la sua testa l'oscurit avanzava, divorando altre stelle, ma
la luna era ancora visibile e gettava una pallida luce sulla scena. Cos, vide che la mole di detriti era
imponente, ma i singoli massi caduti erano per lo pi di piccole dimensioni.
Forse poteva farcela.
"Sei pazza" pens mentre si chinava e iniziava il lavoro. La spalla le mand subito una stilettata
di dolore, e la testa prese a girarle con pi insistenza. Anzich interrompersi, per, acceler. Ora
sentiva il respiro del drago, di lato, come un enorme mantice. Era consapevole della sua grandezza,
della sua potenza. Era completamente indifesa, ma l'animale non sembrava intenzionato ad
approfittarne.
Myra spost i massi a uno a uno, ignorando la spalla che urlava, le vertigini e il freddo. Il drago
continuava a fissarla, ma lei ora non riusciva pi a decifrare cosa passava nella sua unica pupilla viva.
Aveva una lunga cicatrice bianca che gli attraversava l'occhio chiuso: una ferita da battaglia, senza
dubbio.
"Un guerriero" pens. Anche se sapeva che i draghi non fanno la guerra, al massimo
combattono per il territorio o per il cibo.
Lo stesso, era questo che sentiva.
"Un guerriero come me."
Alla fine, riusc a spostare anche l'ultimo masso. La coda del drago si sollev di colpo, e in un
unico movimento l'animale si gir e spalanc le immense ali. Erano meravigliose. A differenza del
resto del corpo, su di esse non c'erano squame. Erano ricoperte da una pelle sottile e diafana, attraverso
la quale s'intuiva l'intrico delle vene e delle ossa lunghe e sottili.
Il drago si erse sulle zampe posteriori, e la sua altezza parve a Myra vertiginosa. Rugg ancora,
un grido di trionfo e di vittoria. Poi semplicemente vol via, senza voltarsi a guardarla, e scomparve
verso le cime pi alte, fino a diventare nulla pi di un puntino luminoso sotto la luna.
Myra si lasci cadere a terra, vinta dalla fatica, dalla tensione e dalla ferita. Guard il cielo
sopra di s, sempre pi scuro. La luna iniziava a velarsi. Chiuse le palpebre per un istante e rivide
l'occhio rosso del drago.
"Ha i miei stessi occhi" pens.
Dopo quella notte, andare avanti divenne in breve tempo sempre pi faticoso. Sebbene cercasse
di medicarsi la spalla, l'infezione si aggravava. Inoltre, gli sforzi fatti per liberare il drago avevano
allargato il taglio.
Poi, una mattina, i suoi sensi di guerriero percepirono nuovamente un cambiamento attorno a
lei. Una minaccia. Alz gli occhi dal sentiero e sotto il cielo livido interrotto dai lampi vide una
gigantesca nube candida che scendeva lungo il fianco dei monti. Sembrava muoversi al rallentatore, ma
Myra sapeva che invece era rapidissima.
Si avvolse nel mantello e si prepar all'impatto, che fu peggiore di quanto aveva creduto.
Venne travolta e cadde a terra, mentre il vento spazzava via ogni cosa. Prov ad aprire gli occhi, ma
intorno c'era solo gelo. Strisci cercando di rialzarsi, ma la bufera la schiacciava sulla neve. Si sentiva
trascinare via, rotolava, non riusciva pi a capire se fosse supina o prona, e il cielo e il ghiaccio erano
indistinguibili.
Una raffica la mand a urtare contro un costone della montagna, e l si ferm, senza fiato.
Sentiva il corpo in fiamme e voleva solo riposare, addormentarsi.
Quando vide una vaga figura avanzare nella neve, si arrese.
Acrab. Soltanto Acrab sarebbe stato capace di scoprire dove si trovava e solo lui sarebbe potuto
venire a salvarla.
"Non ho altro che lui" pens e sorrise mentre tendeva una mano. Poi tutto si dissolse nel bianco.
11
Acrab
L'alba sorse su una Oster imbiancata. La neve era caduta tutta la notte e aveva coperto l'intera
citt di un manto candido. Il cielo era terso, l'aria fredda e pulita, e le strade erano avvolte in
un'atmosfera di pace. La gente ancora dormiva nella case, e in giro c'erano solo poche guardie di
ronda. I Valenkji pattugliavano il Palazzo Reale e la regina, per parte sua, ancora non si era svegliata.
Si preannunciava una giornata tranquilla e pacifica, come tutte quelle di Oster, da molti secoli a quella
parte.
L'unico dettaglio insolito era l'abbondanza di ghiaccio nei canali. Man mano che l'inverno
procedeva, venivano assoldati dei Camminanti per sciogliere con la loro magia i blocchi gelati, e di
solito i corsi d'acqua erano sgombri. Ma nessuna delle guardie diede troppo peso alla cosa. In fin dei
conti, l'autunno quell'anno era particolarmente rigido, e la nevicata della sera prima era stata intensa.
Nulla che destasse sospetti, insomma.
Invece, poco dopo accadde: un blocco di ghiaccio che scorreva controcorrente su uno dei canali
and a incastrarsi con precisione contro un parapetto. La superficie gelata si ruppe, e guerrieri bianchi
emersero, silenziosi e letali.
Lo stesso avvenne contemporaneamente in tutti gli altri canali della citt, con una
sincronizzazione cos perfetta che rivelava la lunga pianificazione dell'attacco.
Un Valenkjir prov a urlare, ma si ritrov con un pugnale infisso al centro della fronte e si
abbatt al suolo.
Passarono pochi minuti prima che l'allarme fosse dato, ma furono vitali. I guerrieri bianchi si
riversarono nelle strade come una marea, abbatterono tutti coloro che incontrarono lungo il cammino. Il
silenzio si riemp di grida strozzate e gemiti di morte prima che qualcuno capisse.
La campana del Palazzo Reale si mise a suonare, ma era troppo tardi.
La seconda ondata ebbe inizio.
Al primo gruppo di uomini camuffati nel ghiaccio se ne aggiunsero altri. Si calarono a terra dal
Bosco dell'Aria usando corde e strani rampini che potevano trasformarsi in lunghi pugnali ricurvi. Poi,
rapidi, invasero la citt.
Oster non conosceva la guerra da molti anni e doveva la sua ricchezza ai commerci e alla sua
apertura verso l'esterno. Non aveva mura, n altri sistemi difensivi, e persino i Valenkji si erano
occupati per lo pi di piccoli crimini, ma non avevano quasi mai affrontato battaglie cruente. Al
contrario, gli uomini bianchi da anni lottavano, uccidevano e conquistavano citt e villaggi in una
marcia inesorabile.
I guerrieri conversero verso il palazzo, cos come era stato loro ordinato. Uccisero i Valenkji,
non torsero un capello ai civili e si limitarono a ferire quei pochi che tentarono una timida resistenza.
Davanti a loro c'era l'uomo magro con la dofrir e l'elmo d'acciaio calato sul capo. La loro
guida, il loro generale, il loro re.
Acrab.
Quasi tutti i suoi uomini erano l per lui. Per la sua forza, la sua astuzia e il suo coraggio. La sua
presenza potente li trascinava. In battaglia era al fianco dei soldati, combatteva con loro mulinando con
una mano la sua lancia e con l'altra una lunga spada d'acciaio, che in tutto quel bianco sembrava
brillare di luce propria.
In breve, il Palazzo Reale si stagli davanti a loro nella parte alta della citt. Si innalzava verso
il cielo per molte braccia, possente e leggero al tempo stesso, e la sua corsa terminava in tre torri sottili.
La costruzione centrale, dal tetto a spiovente molto inclinato, dava la medesima impressione di levit e
resistenza. Sul retro, da un'altissima scarpata precipitava un'impetuosa cascata. Sul lato sinistro,
immensa, una ruota traeva energia dallo slancio dell'acqua.
A differenza del perimetro della citt, il palazzo era circondato da alte mura e protetto da un
massiccio portale in legno e bronzo che era stato prontamente serrato. Gli uomini bianchi, per, non si
fecero in alcun modo intimorire. Aprirono i ranghi e lasciarono passare delle lunghe scale dalla forma
particolare. Avevano una nervatura centrale singola, anzich doppia, e da essa si dipartivano due file di
pioli non allineati. In fondo c'erano delle ruote e strani meccanismi la cui funzione per ora restava
misteriosa.
I Valenkji sopravvissuti al primo attacco a sorpresa avevano avuto il tempo per riorganizzarsi e,
dopo essersi asserragliati nel palazzo, iniziarono a scaricare una pioggia incessante di frecce sui nemici.
Gli uomini in bianco risposero. Tirarono fuori degli scudi e li unirono sopra la testa formando un unico
tappeto ligneo che lasciava poco spazio ai dardi. Ugualmente, alcuni di loro si abbatterono al suolo,
colpiti.
Avanzate ancora! url il loro capo, la dofrir stretta tra le mani, in prima fila allo scoperto,
incurante delle frecce. Tenete duro! E i guerrieri gli obbedirono, perch credevano in lui, perch lui
era con loro, in mezzo a loro.
Le scale vennero appoggiate contro il muro, e quando gli uomini bianchi vi salirono sopra il
meccanismo alla base si avvi muovendo i pioli e li spinse verso l'alto.
I Valenkji raddoppiarono la pioggia di frecce, e ora furono molti i guerrieri che caddero, ma il
ritmo col quale salivano le mura era troppo sostenuto per poter essere fermato. Sugli spalti inizi la
lotta. Le lame si incrociarono, e solo il suono della cascata copriva lo stridio dell'acciaio e le grida dei
feriti.
Un Valenkji cerc con lo sguardo l'uomo magro che con la sua figura magnetica comandava le
truppe, ma non lo trov.
Acrab, infatti, in quel momento raggiunse la sommit delle mura dal lato della grande ruota,
salendo per primo la scala alla testa di un drappello dei suoi. Fu lui a buttare gi le tre guardie che gli si
fecero contro: bast mulinare la dofrir.
Via libera! grid. Andiamo! Poi  sempre lui per primo  fece qualcosa che nessuno
avrebbe potuto prevedere. Con un lungo salto si aggrapp alla ruota, si iss su una pala e si lasci
sollevare. Per un istante venne incorniciato dal sole, mentre la spinta dell'acqua lo portava verso il
punto pi alto del palazzo, l'accesso pi facile alle stanze della regina. Sembr poco meno di un dio
che andasse a reclamare il regno che gli spettava.
I suoi lo seguirono subito, afferrando le pale della ruota, e nessuno tra i Valenkji, impegnati a
combattere col resto delle truppe, li not.
Acrab lasci che la ruota compisse met del suo giro, e da quell'altezza gli parve di dominare
gi tutta Oster: la vide stagliarsi sotto i suoi piedi, candida e rossa, e non pot fare a meno di pensare a
Myra.
Scosse la testa con violenza: non era quello il momento, non prima di essere riuscito in ci che
si era prefisso.
La ruota lo condusse al suo vertice, e lui gett un rampino che s'infisse nel parapetto di una
finestra. Si cal rapidissimo, e i suoi dietro di lui fecero lo stesso.
Ruppe il vetro e fu dentro.
Per un istante avvert una vaga vertigine. C'era riuscito, aveva funzionato. Ma non era il tipo da
farsi prendere dalle emozioni. Fece un cenno ai suoi, e proseguirono.
Trovarono altri Valenkji all'interno, ma seppure fossero inferiori in numero, grazie alla sorpresa
e alla velocit abbatterono e travolsero tutte le guardie che trovarono lungo il percorso.
Acrab li guidava sicuro.
Conosceva la strada, aveva ottenuto le mappe da un Valenkjir che aveva disertato un paio di
anni prima e si era unito alle sue truppe. L'aveva memorizzata allora, e ancora la ricordava
perfettamente. Il suo cervello era l'arma pi potente che avesse a disposizione, e non lo tradiva mai.
Spalanc la porta dell'ultima stanza in fondo a un lungo corridoio. Era quella che stava
cercando. I suoi si occuparono delle quattro guardie, mentre lui si avvicin al letto.
L c'era la regina.
Detmarinde era poco pi di una ragazzina. Lui l'aveva vista una volta sola, qualche anno prima,
nei suoi abiti pi belli e con gli splendidi capelli rossi acconciati riccamente. Ora gli parve ancora pi
giovane e smarrita: il corpo di una morbidezza quasi infantile, il viso tondo macchiato di efelidi, gli
occhi di un verde slavato. I capelli, lunghissimi, le coprivano le spalle come una cascata di sangue.
Acrab di nuovo non pot fare a meno di pensare a Myra. La sentiva al contempo vicina e
distante: combatteva con lui, tanto era presente nei suoi pensieri fin da quella mattina, ma
contemporaneamente ne percepiva in modo quasi doloroso l'assenza. Non aveva nessuno da difendere,
quel giorno, e nemmeno nessuno su cui contare ciecamente.
Con un colpo secco elimin l'ultimo Valenkjir che si frapponeva tra lui e la regina, e la ragazza
url.
Non sono qui per farvi del male.
Detmarinde afferr un pugnale che aveva accanto al letto e lo protese verso di lui. La sua mano
tremava terribilmente.
Vi ho detto che non sono qui per farvi del male ripet Acrab. Fece ancora un passo e lasci
che la lama gli toccasse il ventre. I vostri uomini, qui fuori, stanno morendo.  uno spreco inutile.
Basta una vostra parola per porre fine a tutto questo.
Detmarinde lo guard con i suoi occhi enormi. Era terrorizzata e chiaramente non sapeva che
fare. Acrab pens che era davvero poco pi di una bambina, l'inutile sovrana di un regno in pace. Ma il
Dominio era un posto crudele, e presto sarebbe stato in guerra. Occorreva far scorrere il sangue per
cambiare le cose, e Oster aveva bisogno di un re guerriero.
Aveva bisogno di lui.
Rapidissimo, afferr il polso della regina e, prima che questa potesse fiatare, glielo torse
facendo cadere il pugnale.
Vi chiedo solo di uscire da questa stanza e arrendervi.
No, non lo far mai! rispose la ragazza con voce stridula.
Acrab fece un sorriso amaro. Dunque volete che i vostri uomini muoiano tutti? E che sar dei
bravi cittadini di Oster? Io posso fermare i miei guerrieri, ma voi prima dovete dichiarare la resa.
Le lasci il polso e rimase davanti a lei a guardarla. Detmarinde singhiozzava, e Acrab resistette
alla tentazione di scuoterla. Era pur sempre una regina. Doveva capire da sola. La ragazza percorse con
lo sguardo velato la sua stanza. Vide i Valenkji morti, a terra, e sent l'odore del sangue che saturava
l'aria.
Poi guard Acrab e annu. Far ci che mi chiedete.
Solo allora lui la prese per un braccio e l'aiut ad alzarsi. Lo faremo assieme disse.
Tutti si fecero immobili non appena Detmarinde e Acrab apparvero sulla balconata dalla quale
la regina era solita salutare la sua gente. Gli Asgari esultarono a una sola voce, mentre grida di
disperazione provennero dagli Osteriti.
Acrab invit la regina a farsi avanti. Detmarinde si sporse tremando; indossava ancora la veste
da camera con la quale era stata sorpresa nel sonno, e il freddo e la paura stavano pian piano avendo
ragione di lei.
Vi imploro di cessare le ostilit, da ambo le parti! url con la voce strozzata. Oster si
arrende, ma vi prego, basta sangue!
Quindi, scoppi nuovamente in lacrime.
Gli Asgari abbassarono le armi, mentre un silenzio attonito riempiva la citt.
Acrab affid la regina a Gotin, che lo aveva affiancato durante tutto l'assedio, e diede istruzioni
perch fosse riaccompagnata nella sua stanza e lasciata alle cure della sua attendente.
Poi fu lui ad affacciarsi al balcone. Gente di Oster, noi siamo i vincitori e voi i vinti. Ma
abbiamo condotto l'attacco alla vostra citt cercando di risparmiare quante pi vite possibile. Perch io
non sono qui per opprimervi, ma per liberarvi disse rivolgendosi alla folla. Oggi per voi  solo un
giorno di sangue e dolore, ma col tempo imparerete a considerarlo il giorno della vostra rinascita. Da
questo momento io e la vostra regina collaboreremo per costruire un Dominio diverso e migliore, in cui
non ci siano uomini liberi e schiavi e dove regni la giustizia. Ora tornate alle vostre case. Presto vedrete
i frutti di questa nuova alleanza.
Si allontan senza aggiungere altro, mentre i soldati scandivano il suo nome come una sola
voce.
Era il trionfo.
Non appena si ritrov dentro il palazzo, per, Acrab si sent improvvisamente sfinito. La
tensione dei giorni precedenti l'attacco, la sua preparazione e quello che era accaduto nelle ore
necessarie a prendere la citt lo avevano fiaccato. Ora che tutto si era compiuto, si sentiva svuotato.
Si appoggi alla parete e istintivamente alz gli occhi per cercarla. Myra. Era stata con lui fin
dal principio della costruzione del suo sogno. Ma adesso non c'era pi, se n'era andata. L'aveva tradito.
Strinse i pugni con forza e pens alla lettera che aveva trovato sotto il suo cuscino, alle parole
che c'erano vergate sopra e alla rabbia sconfinata che aveva provato leggendole. Negli ultimi otto anni
non gli era mai pi capitato di sentirsi cos. Quell'ira apparteneva a un'altra vita, a un altro Acrab.
Ti senti bene? Gotin era tornato e lo fissava preoccupato. La furia che aveva dentro doveva
leggerglisi in faccia.
Sto bene rispose infastidito. Voglio vedere Brenner.
Lo accolse nella sala del trono. Tutto era di marmo candido, compreso l'alto scranno, in cima a
una scalinata. Come se fuori da l, nell'inverno perenne di quelle latitudini, non ci fosse abbastanza
bianco.
Acrab stava in piedi alla base degli scalini. Sedersi sul trono, d'un tratto, gli era sembrato
prematuro e forse anche di cattivo auspicio.
Vide Brenner avanzare trafelato. Hai chiesto di parlarmi?
S. Ho bisogno di te.
L'atteggiamento del vecchio guerriero cambi all'istante. Si raddrizz, lo guard con decisione.
Sono sempre ai tuoi ordini, lo sai.
Acrab gli disse ci che desiderava.
12
1-2 novembre
Risvegliandosi, Myra si ritrov in un vasto ambiente ghiacciato che non riconobbe.
Ricordava la tempesta, ricordava di esserne stata investita e ricordava di aver percepito la
presenza di Acrab, vicina e tangibile, prima di scivolare nell'incoscienza. Ma ora di lui non c'era
traccia. E non poteva essere altrimenti: l'aveva abbandonato e adesso era a leghe e leghe da lui.
Era sola e non sapeva dove fosse.
Piano si spost su un fianco. Nonostante il dolore, ce la fece senza procurarsi ulteriori danni alla
spalla ferita. La testa e il corpo erano appoggiati a un morbido tappeto di kyliroth secco, una specie di
materasso improvvisato steso su un liscio pavimento gelato con cui per non avvertiva il contatto. Il
kyliroth era un ottimo isolante, lei lo sapeva, e doveva saperlo anche chi l'aveva portata l, chiunque
fosse.
Myra fece leva sul braccio sano e, seppure a fatica, riusc a mettersi seduta. Si guard attorno. Il
vasto ambiente era in realt una caverna aperta nel ghiaccio. Sopra di lei, la volta si alzava per almeno
quattro braccia, e il bianco virava verso uno straordinario blu traslucido. Le pareti erano levigate e
coperte da un sottilissimo strato d'acqua gelida.
Per quanto il kyliroth la proteggesse, si aspettava di sentire il morso del freddo. Invece, l'intera
caverna era riscaldata. Al centro della cavit, all'interno di un cerchio composto da pietre ineguali,
stava bruciando un fuoco azzurro. Le lingue pi esterne erano blu elettrico, mentre alla base, l dove
consumava lento i ceppi che lo alimentavano, era quasi trasparente. Myra pens immediatamente al
fuoco di Mistura. Ma non poteva trattarsi di quello, perch la Mistura produceva una fiamma gialla.
Non aveva mai visto nulla del genere, e per un po' rimase a fissare quel prodigio.
Poi per si riprese.
Qualcuno l'aveva portata l e l'aveva salvata dalla tempesta. Ma chi? E perch?
Con lo sguardo ispezion la caverna alla ricerca di un'uscita, senza trovarla. Le pareti erano
lisce e riflettevano la fiamma azzurra, moltiplicandola. L'unica apertura era una fessura sottile nella
parete davanti a lei.
Myra si tir su, ma non appena fu in piedi la caverna si mise a girarle vorticosamente intorno.
Fece un respiro per calmarsi. A poco a poco il turbinare delle pareti rallent, fino a quando non si
ferm del tutto.
Myra rimise a fuoco i contorni della cavit attorno a s. D'un tratto, per, sent freddo e si
accorse di non avere addosso il giustacuore, ma soltanto la casacca, e per di pi infilata solo su un
braccio. La spalla ferita era nuda. Prese allora il mantello e ci si avvolse. Quindi si mosse lentamente
verso la fessura. Odiava sentirsi cos. Era abituata a percepire il suo corpo come una macchina,
un'arma al pari dei suoi walud. Per questo detestava quando non funzionava come doveva, o non le
obbediva. La faceva sentire debole, e lei aveva giurato anni prima che debole non lo sarebbe mai pi
stata.
Dopo un tempo che le sembr terribilmente lungo, riusc a raggiungere la parete opposta.
Osserv che l il riflesso della fiamma era diverso rispetto a quello delle altre pareti della caverna. Era
fatta di neve accumulata da non pi di un giorno, a giudicare dalla consistenza. Il fuoco l'aveva
compattata, ma non a sufficienza. Anche a mani nude non ci sarebbe voluto molto per scavarvi un
passaggio sufficiente e permetterle di uscire. Non era uno sbarramento messo l per tenerla dentro. Era
una protezione, una specie di porta. La stessa fessura sembrava essere stata praticata per far circolare
l'aria.
Myra si tir su quanto pi pot e riusc ad arrivare con gli occhi all'altezza di quel pertugio.
Fuori, il bianco pi totale. La tempesta era ancora in atto, violenta. Lei conosceva quel tipo di bufere.
Ad Asgar potevano andare avanti per intere settimane. Ma ora non si trovava ad Asgar, e suppose
che sul Circolo Bianco, soprattutto adesso che non era ancora inverno, le tempeste non proseguissero
per pi di un paio di giorni.
Torn piano verso il suo giaciglio e si rimise seduta. Si sentiva stremata, ma non aveva la
febbre. Per la prima volta dopo molti giorni, era esausta ma lucida. Doveva controllare la ferita.
I walud erano al loro posto, infilati nella cintura. Chiunque l'aveva portata nella caverna non
aveva voluto disarmarla. Estrasse una delle spade e guard il taglio riflesso nella lama. Era scoperto. Le
bende erano state in qualche modo rimosse. Sulla ferita c'era invece un impasto strano, che Myra non
conosceva; era grigiastro e sembrava quasi solidificato sulla spalla. Sopra quello strato, a sigillare la
medicazione, una sostanza trasparente aveva creato una specie di patina lucida, che tendeva la pelle.
Myra non capiva. Qualcuno l'aveva curata, ma con metodi che non erano n quelli dei curatori
n quelli della medicina non magica. Era qualcosa di totalmente nuovo.
Mise gi il walud e appoggi la testa alla parete dietro di s. Non si sentiva minacciata, ma non
riusciva a comprendere fino in fondo la situazione in cui si trovava.
Ancora una volta ripass con lo sguardo la caverna e in un angolo not un particolare che prima
le era sfuggito. Su una larga scaglia di corteccia qualcuno aveva accumulato dei viveri: bacche di
kyliroth, per lo pi secche, radici di vario genere e le carcasse di un paio di animali, senza testa, ma n
eviscerati n spellati.
Il pensiero della carne le diede il voltastomaco, ma si accorse di essere comunque affamata.
Prese le bacche di kyliroth e le mangi avidamente. Quindi recuper il suo tascapane, che era rimasto
accanto al giaciglio, trov la fiala con il tonico distillato dall'erba del kyliroth e ne bevve un lungo
sorso. Il liquido le scese bruciante gi per la gola, dandole subito sollievo. Ma il sapore della bevanda
la riport a casa, da Acrab, e cos d'improvviso venne invasa dalla consapevolezza di dov'era e di cosa
stava facendo. Ogni ora spesa l dentro era un'ora in pi lontano da lui. Una smania incontrollabile la
pervase; doveva andarsene il prima possibile, aveva davanti a s un viaggio lunghissimo e il valico del
Circolo Bianco ancora da compiere.
"Se esci adesso, muori. Stai un po' meglio, ma non  sufficiente, e la bufera infuria. Non puoi
fare altro che startene qui a riposarti."
Strinse con frustrazione le dita sulla fiala e butt gi un altro sorso di tonico. Se c'era una cosa
che odiava era aspettare. Non appena il tempo fosse migliorato, avrebbe ripreso il cammino.
Aveva deciso.
Myra rimase in attesa per il resto della giornata. Chi l'aveva salvata avrebbe dovuto farsi
vedere. E invece non arriv nessuno. Nel silenzio, riusciva a cogliere solo il rombo del vento, l fuori, e
nient'altro. Il fuoco che assomigliava a quello di Mistura continuava a bruciare lento, inestinguibile.
Il giorno dopo, le cose non andarono in modo molto diverso. Quando apr gli occhi, nulla nella
caverna era cambiato, segno che nessuno era entrato. Del suo misterioso salvatore ancora nessuna
traccia.
E lei non poteva attendere oltre.
Pens che, nonostante la nausea, mangiare carne l'avrebbe aiutata a rimettersi, quindi impieg
tutta la mattina a scuoiare una delle prede che le erano state lasciate a disposizione. Compiendo
l'operazione, verific che la testa sembrava essere stata staccata via di netto, ma i lembi irregolari della
ferita suggerivano pi un morso che una lama. Forse l'animale era stato ucciso da un'altra bestia pi
grossa, e chi aveva portato lei nella grotta aveva semplicemente raccolto la carcassa. Ma anche le altre
prede presentavano ferite simili. Tutte sembravano essere state ammazzate nello stesso modo, e non da
una mano umana...
Myra lasci da parte ogni pensiero e si dedic al cibo. Quando ebbe finito, ricontroll la ferita e
not che tanto lo strato traslucido quanto la sottostante poltiglia secca che la copriva si stavano
sgretolando e in parte si erano gi staccate. Sotto, s'indovinava lo squarcio nella carne. Non era ancora
guarito, era biancastro tutto intorno e rosso al centro, e si stava formando una spessa crosta di sangue.
Ma l'infezione sembrava essersi riassorbita. Se la bufera si fosse fermata, nel giro di due giorni avrebbe
potuto tranquillamente riprendere il cammino, pi in forze di prima.
Adesso, invece, non poteva fare altro che cercare di riposare ancora, e si prepar per coricarsi
sul giaciglio di kyliroth.
Poi, d'improvviso, la parete di neve di fronte a lei, dove si trovava la fessura, esplose.
Myra scatt in piedi, i walud tra le mani, e si port al centro della caverna. L'aria irruppe dentro
e le scompigli i capelli, ma per un istante soltanto, perch subito l'apertura venne coperta da qualcosa.
E alla luce fioca del fuoco, lo vide: le ali spalancate contro la furia degli elementi, il corpo possente, il
drago che aveva aiutato si stagliava immenso. Ne riconobbe il muso, sul quale si apriva un occhio solo.
Prima ancora di poter pensare, l'allenamento alla battaglia e la consuetudine con il pericolo la
fecero agire. Prese la posizione di attacco, i walud sguainati, e scatt. Il drago rugg, e il suo verso fu
cos potente da far tremare l'intera grotta. Qualche frammento di ghiaccio si stacc dal soffitto e cadde
a terra in una pioggia sottile. Myra si blocc, ma il drago non si mosse, rimase chino sulle zampe
anteriori, il muso teso verso di lei. La fissava, ma non si fece avanti per colpirla.
Rimasero cos, immobili l'uno davanti all'altra, in tensione, e d'un tratto nella testa di Myra
ogni pezzo and al suo posto. Il giaciglio, il fuoco che sembrava magico, la ferita curata ma senza
bende, gli animali decapitati.
Ora aveva capito.
Tenne salda la presa sui walud, ma abbass le lame lungo i fianchi e lentamente lasci la
posizione d'attacco. L'animale continuava a tenere il capo chino verso di lei, le zanne appena esposte.
Il suo occhio sembrava trapassarla da parte a parte.
Poi, con un rapido movimento della coda, fece collassare nuovamente il ghiaccio ostruendo
l'apertura da cui era entrato. Myra non fece nulla. Ormai sapeva che non intendeva intrappolarla, ma
soltanto chiudere fuori dalla grotta il freddo. Sempre senza staccarle di dosso l'unico occhio, l'animale
gett un'ampia fiammata sui ciocchi che si trovavano al centro della sala, e il fuoco prese a bruciare
con pi vigore.
Myra rinfoder le sue lame, e dopo un istante il drago finalmente distolse lo sguardo da lei.
Annus il perimetro di quella che chiaramente era la sua tana e and a distendersi sotto la parete pi
lunga.
Anche Myra torn a sistemarsi sul suo giaciglio. Il respiro del drago riempiva l'aria, e lei si
ritrov ancora a guardarlo affascinata. La sua schiena coperta di scaglie che sembravano di ghiaccio, il
disegno dei muscoli sotto la pelle coriacea. Era enorme, poderoso e bellissimo.
"E anche letale, se solo vuole, non dimenticartelo."
Rimasero a lungo entrambi svegli, vigili, ciascuno chiuso nella propria solitudine.
Poi, a poco a poco, Myra sent la stanchezza scendere sulle sue membra. E quasi senza
accorgersene scivol nel sonno.
Dietro di lei, il drago si mosse piano, quanto bastava a permettergli di girare il muso e guardarla
col suo unico, profondo occhio rosso. Prima che il sonno vincesse anche lui, scrut ancora quella
figurina indifesa che, per qualche assurda ragione, aveva salvato dalla morte.
13
3-5 novembre
La mattina seguente, quando Myra riapr gli occhi, il drago non c'era pi. La parete di neve era
di nuovo ricompattata, il fuoco bruciava, e vicino a esso c'era una nuova preda, sempre senza testa e
non eviscerata. Si tocc la spalla e si accorse che lo strano impasto che la ricopriva era stato cambiato.
Tutto questo mentre lei dormiva. Non si era accorta di nulla. Era rimasta inerme in balia di un
animale lungo dieci braccia, che con un solo morso avrebbe potuto aprirla in due.
Le tornarono in mente le leggende asgare sui fafrjos, sul fatto che fossero messaggeri degli di.
Ma ricord anche il pasto dei draghi cui aveva assistito anni prima quando Acrab e i suoi avevano
lasciato i loro guerrieri morti sul campo di battaglia esposti alle intemperie. Si erano ritirati e da lontano
avevano visto un drago arrivare e pasteggiare con le loro carni.
"I nostri fratelli tornano a Modir" aveva detto Brenner, e tutti insieme avevano ripetuto
un'antica preghiera, lodando il dio e i draghi suoi messaggeri. Ma pi che il calore di un'esperienza
mistica condivisa, Myra aveva sentito l'orrore per quelle zanne che straziavano i corpi dei compagni.
In ogni caso, a lei era andata bene. Se il drago avesse voluto farle del male, avrebbe gi avuto
diverse occasioni. E poi non l'avrebbe salvata dalla tempesta. Doveva solo pensare a rimettersi in sesto
e a ripartire, perch la strada per Etheria era ancora lunga.
Era l che avrebbe trovato Vesnis il gladiatore, l'assassino di Haggen. L'uomo che riemergeva
dal suo passato.
Si sporse sull'apertura nella parete di neve a guardare fuori. Era ancora tutto bianco, ma il vento
soffiava meno impetuoso. Forse l'indomani le condizioni sarebbero state migliori.
Sbuff. Non riusciva neppure a ricordare quando fosse stata l'ultima volta in cui era stata
obbligata a una cos lunga inattivit. Doveva tornare con la memoria a quando era ancora una bambina:
le volte che era stata malata, e Fadi l'aveva costretta a letto; i pomeriggi di pioggia nel Biaswad.
All'immobilit del corpo si accompagnava sempre il vorticare dei suoi pensieri che vagavano come
uccelli impazziti. Si rimise a guardare fuori.
La giornata trascorse cos, nel silenzio rotto solo dal sibilo del vento, costante e sempre uguale a
se stesso.
Il drago torn da lei il giorno successivo. Quando la parete di neve si apr, si accorse che la
bufera si era molto calmata: nevicava, ma i fiocchi si posavano a larghe falde cadendo dritti.
Myra sent rinascere la speranza.
Il drago, per, si muoveva incerto e aveva il respiro affannato. Myra fece qualche passo verso
l'animale e vide che era ferito. Aveva un grosso graffio che gli attraversava il muso e un altro su una
zampa. Allung una mano, ma lui ringhi tirando su la testa.
Myra indietreggi. D'accordo, ho capito.
Si ritir nel suo angolo, sul giaciglio, e il drago fece altrettanto, accucciandosi lungo la parete,
esattamente come aveva fatto la prima sera che era tornato.
Myra osserv meglio le sue ferite. Stillavano un liquido viscoso, di un viola intenso, che
gocciava a terra. L'animale si leccava il graffio sulla zampa. Quell'immagine le fece tornare in mente
una cosa che una volta le aveva detto Brenner, e cio che la saliva dei fafrjos ha poteri curativi, e che i
draghi medicavano le loro stesse ferite.
Si sfior nuovamente la spalla. Dunque era cos che la stava curando.
Il drago continuava a passarsi la lingua sul graffio sulla zampa. Ma quello sul muso era
irraggiungibile.
"Dannazione" pens Myra e si tir su di scatto, andando verso di lui.
Il drago alz il muso e stavolta rugg.
Voglio solo controllarti la ferita, stupido animale! grid Myra, la voce pi roca e dura del
solito.
Il drago rimase immobile, interdetto.
Si chiama riconoscenza.
Cerc di valutare la ferita pur rimanendo a distanza. Il taglio era lungo, slabbrato e profondo,
ma non era mortale.
Allung ancora una mano, e il drago fece schioccare le mascelle, come se volesse mordergliela.
Ma la manc di molto. Voleva solo spaventarla.
Non intendo farti del male disse ancora Myra, come se l'animale potesse capirla. Era sciocco,
ma sentiva che davvero quella bestia gigantesca in qualche modo intuiva il senso delle sue parole.
Dal suo tascapane prese dei tonici di Acrab. Questa pu curarti aggiunse, mostrando al drago
l'ampolla. Puoi startene l e soffrire, oppure puoi lasciare che ti aiuti. A te la scelta.
Rimasero per qualche istante uno davanti all'altra, immobili. L'occhio dell'animale era fisso su
di lei. Myra sostenne il suo sguardo e si perse in quell'iride color del sangue, intessuta di pagliuzze
d'oro, e nel gorgo nero della pupilla. Sul fondo vide qualcosa che conosceva, un vuoto incolmabile, il
marchio degli esseri feriti e spezzati. Come lei.
Il drago sbuff un'ultima volta, poi, finalmente, poggi il muso a terra e smise di fissarla. Myra
si avvicin. Poteva sentire, inebriante, l'odore del suo sangue. Sangue di drago. Sapeva delle profondit
ghiacciate di Asgar, di montagne altissime e freddo gelido. La ferita sembrava essere stata provocata
da un artiglio simile ai suoi; un altro drago, dunque, col quale si era azzuffato, forse per una preda, o
per il possesso del territorio. Tra le sue fauci c'erano brandelli di carne.
Myra sorrise. Immagino che l'altro drago si sia pentito di averti attaccato.
L'animale ruot il suo occhio per guardarla di nuovo, e lei credette di scorgerci un lampo di
divertimento e di orgoglio.
Si vers il tonico su una mano e, dopo un momento di esitazione, la appoggi sulla ferita. Il
drago chiuse l'occhio e incresp la bocca in un ghigno di dolore. Myra avvert sotto il palmo il contatto
con la pelle dell'animale: le scaglie erano taglienti e fredde in superficie. Era come toccare il frjosinn,
la stessa sensazione di potenza letale. Ma sentiva anche il calore, la vita che covavano sotto.
Cosparse delicatamente il tonico sopra il taglio. Non le era mai piaciuto toccare gli altri n
esserne toccata, ma con quell'animale era diverso. Le sembrava che le sue dure placche ben si
adattassero ai calli che i walud le avevano impresso sotto le dita. La sua mano da guerriero, la sua
corazza di combattente.
Fatto disse infine, staccandosi.
Il drago sporse il muso e le batt sulla spalla.
Che c'?
Lui la spinse di lato, e lei allora cap. Ora era l'animale che voleva guardarle la ferita. Myra si
abbass il mantello e la casacca, scoprendo la carne nuda. Il cuore le martellava nel petto. Era la prima
volta che se lo lasciava fare da cosciente.
Chiuse gli occhi, mentre sentiva l'alito caldo del drago sulla schiena. Miriadi di brividi le
scesero gi per la colonna vertebrale. Poi lui la lecc. Sent la sua lingua, ruvida, calda e un po'
appiccicosa, che lappava la ferita, prima rimuovendo ogni traccia della vecchia medicazione e quindi
indugiando sulla pelle pulita. Non prov dolore, ma solo una sensazione di sollievo. E non avvert
neppure il disagio di essere toccata. Certo, si trattava di una bestia, non di un'altra persona. Ma nel
drago c'era una sorta di consapevolezza che lo rendeva quasi umano. Eppure lei non sent fastidio per
quel contatto.
L'animale rigurgit un grumo pastoso e, servendosi ancora della lingua, glielo pass sulla ferita.
Doveva trattarsi della stessa sostanza che le aveva applicato gi in precedenza. Myra continu a
lasciarlo fare fino a quando, poco dopo, lo ud allontanarsi.
Grazie disse piano, ma il drago non rispose, tornando ad accucciarsi nel suo angolo. In quel
momento lei vide qualcosa penzolare da una delle zampe anteriori. Era un laccetto di cuoio mezzo
smangiato dal tempo, dal quale pendeva un sasso con incisa sopra una frase. I caratteri, in parte
cancellati, erano alboniti.
Senza pensare, Myra si accost e afferr il ciondolo. Fece appena in tempo a leggere
"Icenwharth & Thommas", scritto con una grafia infantile, che il drago le si rivolt contro. Si lev in
tutta la sua altezza e rugg scoprendo i denti.
Colta alla sprovvista, Myra cadde all'indietro. Scusa! url per farsi udire sopra il tuono del
ruggito. La sua voce pareva sempre pi lacerata, e avvert una stilettata che le fece portare una mano
alla gola. Quel gesto sembr rabbonire il drago, che si riabbass e si limit a emettere un altro ringhio
pi cupo, d'avviso.
Scusa ripet lei.
Il drago sbuff, dandole la schiena.
Myra rimase ferma. Non sapeva perch, ma quel ciondolo consumato le riport alla mente il
vestito che Fadi le aveva regalato prima di morire. Seppe con assoluta certezza che entrambi quegli
oggetti raccontavano di una perdita incolmabile.
E tutto le fu chiaro.
Mi spiace disse in un sussurro. E capisco.
La schiena del drago si mosse appena. Myra si ritir mesta nel suo angolo, le ginocchia tirate al
petto e la fronte affondata tra esse. Pens a Fadi e Tallia, si chiese cosa il drago avesse perso e si
rinchiuse nella propria sofferenza e nei propri ricordi.
Per il drago era lo stesso. I ricordi riemergevano alla sua memoria, avvenimenti che non
l'avevano mai abbandonato in tutti quei lunghi anni di solitudine ma che aveva cercato di seppellire
dentro di s.
La rivide nella sua mente, un'immagine perfetta sebbene fossero passate molte vite d'uomini,
cristallizzata dal dolore e da tutte le strane sensazioni che aveva provato a quel tempo.
"Icenwharth, ti chiamer cos." Risent la sua voce sottile, e tutto torn come allora.
Un bambino umano. Un Albonita, che si era perso tra i boschi ed era precipitato in una
scarpata. Il drago non seppe mai perch lo salv. Quelli della sua razza non si mescolavano con gli
uomini; troppo vili, troppo insulsi, con i loro anni che si consumavano nel volgere di un istante, la loro
magia che cercava di controllare l'incontrollabile e la loro arrogante certezza di essere in cima al
creato, di poter disporre di tutto come se ne fossero i padroni.
Ma il bambino era come l'unico piccolo che lui aveva avuto, e che era morto molti inverni
prima, ucciso dalla fame e dal gelo. L'aveva preso dal dirupo dove era caduto stringendolo piano tra
gli artigli e l'aveva riportato sul sentiero. Poi se n'era andato, lasciandolo l, perch sapeva che i suoi
simili erano vicini e l'avrebbero soccorso.
Non si era pentito. Sapeva che non l'avrebbe mai pi rivisto, e dunque quel suo gesto
immotivato di piet sarebbe rimasto unico nella sua vita.
Invece il bambino era tornato.
Era piccolo, con i capelli candidi come la neve e profondi occhi verdi. Gli aveva lasciato della
carne in cima al dirupo dal quale era caduto. Carne cotta e preparata come fanno gli umani, e che i
draghi odiano. Lui l'aveva fatta sparire, come se il dono fosse stato accettato, soprattutto per mettere
fine a quella storia.
Ma il bambino era tornato ancora, e ancora, sempre con un'offerta. E aveva iniziato ad
aspettarlo. Il drago si era nascosto, aveva cercato di evitarlo. Ma il bambino era rimasto l,
imperterrito.
"Fatti vedere! Solo un'altra volta!" urlava al vento.
E lui infine l'aveva soddisfatto, mostrandosi nel pieno della sua possanza, terribile e oscuro.
Aveva ruggito al cielo, le ali spiegate, sperando di terrorizzarlo. Il bambino, al contrario, era rimasto
affascinato da lui.
"Icenwharth, ti chiamer cos" gli aveva detto, e lui era rimasto intrappolato. Perch i nomi
hanno un potere, per questo i draghi non se ne danno mai, per essere liberi dai vincoli e dai sentimenti.
Ma lui gli aveva dato un nome, e questo cambiava tutto.
Lentamente, quasi senza volerlo, aveva iniziato ad apprezzare la presenza del bambino. "Io
comunque sono Thommas" aveva aggiunto. Come Thommas lo guardava, l'espressione di felicit sul
suo piccolo viso, la maniera in cui gli parlava: tutto era nuovo, e in una misura che non sapeva
spiegarsi gli dava piacere. Iniziava persino a pensare a se stesso col nome che il bambino gli aveva
dato. Non facevano granch assieme, ma Thommas lo osservava volare, gli raccontava della sua casa
e della sua famiglia, gli portava ogni volta un regalo diverso e ogni giorno tornava da lui. Ogni tanto
gli chiedeva di poterlo accarezzare, e lui per un po' si era sottratto, ma alla fine anche quell'ultima
barriera era caduta.
Erano amici, non c'era altro modo di definire il loro rapporto.
Un giorno gli aveva portato un laccetto di cuoio con una pietra attaccata. Sopra Thommas
aveva scritto i loro nomi, in una grafia incerta da bambino. Icenwharth se l'era fatto legare a una
zampa, anche se per un drago era motivo di vergogna portare addosso qualcosa degli umani. Per lui,
per, non lo era. Si trattava piuttosto di un pegno, del simbolo di un legame che aveva iniziato a essere
importante.
Gli altri draghi e gli umani non ne sapevano niente. Non dovevano. Perch tutte e due le razze
non erano in grado di capire. Era qualcosa solo tra loro, tra Icenwharth e Thommas, il drago e il
bambino.
In un'occasione, per, qualcuno doveva averlo visto volare pi vicino del solito al villaggio,
perch Thommas era andato da lui correndo trafelato. "Ti vogliono uccidere, scappa!" gli aveva detto
affannato mentre cercava di spingere con tutte le proprie forze la sua mole immensa. Lui non aveva
paura. Gli umani non significavano nulla: nessun uomo aveva mai ucciso un drago. Ma Thommas era
terrorizzato e insisteva. Continuava a pregarlo di andarsene e non voleva tornare a casa.
Finch erano arrivati. Con le loro patetiche lance, le loro spade ridicole. Portavano il fuoco
con s.
Neppure allora lui aveva avuto paura. Thommas per gli si era attaccato addosso, credendo di
proteggere il suo corpo immenso col proprio, piccolo e fragile.
" buono, mi ha salvato la vita!" urlava.
Gli uomini rispondevano con le solite bugie. "Ti ha catturato, vuole farti del male."
Lui aveva capito subito come sarebbe andata a finire. Per questo si era scosso con tutte le
proprie forze per cercare di allontanare Thommas da s. Ma gli uomini si erano fatti prendere dal
panico e gli avevano scagliato contro le frecce, le torce col fuoco.
Non sapeva dire esattamente come fosse accaduto. Un colpo tra tanti, indirizzato a lui, e il
corpo di Thommas in mezzo. Lo aveva visto accasciarsi al suolo, mentre una macchia rossa si
spandeva sotto di lui.
E allora la sua furia era esplosa.
Non aveva mai ucciso un umano. Si era limitato a ignorarli, come avevano sempre fatto i suoi
simili. Ma per la prima volta aveva provato la sofferenza; era come essere dilaniati da migliaia di
artigli, come avere il cuore spaccato da una lama. Aveva risposto a quella sofferenza come fa qualsiasi
drago: attaccando. Aveva bruciato, divorato, sventrato quella gente, fino a quando in piedi non ne era
rimasto neppure uno, e tutto era stato silenzio.
Aveva arrancato sulla neve rossa, ma uno solo era il sangue che gli interessava. Girato il
corpo di Thommas, aveva leccato la sua ferita, ma lo stesso sapore del suo sangue gli aveva detto che
non c'era nulla da fare. Il piccolo gli aveva sorriso, stanco, poi gli aveva toccato il muso. Quando
aveva ritirato la mano, era bagnata, e cos lui aveva conosciuto il sapore delle lacrime.
"Voglio volare..." gli aveva detto "fammi volare."
Lo aveva issato con delicatezza sul suo dorso. Non aveva pensato a quanto fosse sacrilego quel
che stava per fare. Un drago non  la cavalcatura di nessuno. Si era alzato lo stesso in cielo, pi alto
che poteva. Sebbene le sue scaglie fossero spesse e coriacee, riusciva a sentire il piccolo e debole
cuore di Thommas battere e il suo respiro farsi appena pi veloce per l'eccitazione. Poi, al culmine del
volo, aveva percepito la sua presa allentarsi, il suo respiro fermarsi. Il piccolo era scivolato piano gi
dalla sua groppa, verso il vuoto, e lui lo aveva lasciato andare.
Era tornato dai suoi affranto, come se avesse perso un arto. In cima alla rima rocciosa, erano
tutti schierati, e lui aveva capito subito. I loro occhi duri, i loro corpi a formare un muro. Non poteva
passare. Lui era Icenwharth, il drago che si era arreso agli uomini fino a farsi dare un nome, che ne
aveva persino portato in groppa uno. Aveva ancora legato alla zampa il laccio, il dono del cucciolo di
uomo. Aveva venduto la propria anima di drago, e avrebbe pagato.
Il capobranco lo aveva assalito nel momento in cui era pi debole. Il colpo gli aveva squarciato
il muso e strappato l'occhio, e quando aveva urlato non sapeva se lo faceva per la ferita al muso, o per
quella al cuore. Ma il dolore gli aveva dato forza. Aveva affondato le zanne, mulinando gli artigli, e
alla fine il capo giaceva a terra.
Non aveva sentito alcuna soddisfazione nel trionfo. Guardava gli altri del branco smarriti,
incerti. Adesso che l'indegno era diventato il pi forte, cosa dovevano fare? I primi della fila avevano
chinato la testa in segno di sottomissione, ma Icenwharth provava solo pena per loro. Gli parevano
quasi pi meschini degli umani e tanto pi piccoli di Thommas.
Aveva ruggito contro il cielo e, spalancando le ali, era volato via. Non aveva mai pi fatto
ritorno.
La ragazza ora dormiva profondamente. Icenwharth riemerse dai ricordi come da un sogno.
Perch se l'era portata nella tana? Perch l'aveva salvata quando l'aveva vista stesa nella neve, quasi
del tutto vinta dalla tempesta? Aveva un debito con lei, certo, ma l'aveva ampiamente ripagato, o no?
Non poteva ricominciare tutto da capo, semplicemente non poteva. Grugn, quindi si sollev
sulle zampe. La guard un'ultima volta prima di aprire di nuovo il varco nella caverna.
Quando Myra si svegli, faceva pi freddo del solito. Il suo fiato condens in una nuvola bianca
compatta. Il fuoco aveva smesso di ardere. Si tir su e dovette farsi scudo col braccio, perch c'era
troppa luce. Il varco era aperto, e fuori il cielo era di un blu assoluto, accecante.
Myra raggiunse la soglia, avvolta nel mantello. La tempesta era cessata, la via era libera. Ma
alle sue spalle la caverna era vuota.
Il drago se n'era andato.
14
5-9 novembre
Myra si prepar con pi calma di quanto avrebbe dovuto. Fino a quel momento non aveva fatto
altro che desiderare di andarsene, per giungere il pi presto possibile alla fine di quell'impresa folle e
tornare da Acrab.
Invece, quella mattina si rese conto che si stava attardando di proposito. Era Icenwharth che
aspettava. Il drago. Aveva iniziato a chiamarlo cos da quando aveva letto il nome sul ciondolo e ne
aveva compreso il significato.
Si sentiva in colpa per avere in qualche modo svelato il suo segreto, la sera prima. E poi gli
doveva un grazie, o un semplice saluto. Sentiva che avevano condiviso qualcosa di importante.
Non poteva aspettare oltre, per. Etheria l'attendeva.
Ma prima and verso una parete della tana, estrasse uno dei suoi walud e incise a fondo le rune
nel ghiaccio, sperando che non si cancellassero. Albonita, la lingua con cui gli aveva sempre parlato, la
lingua franca del Dominio. Ripose il walud nella cintura e accarezz un istante la scritta.
Poi prese le sue cose e usc finalmente fuori. L'aria era fredda, ma l'intero paesaggio, intorno a
lei, sfavillava di un bianco assoluto. I contorni delle cose erano netti, cesellati dalla luce. Cerc di
orientarsi col sole e con i ricordi che aveva sul posizionamento della via che conduceva al valico. Fece
il primo passo, il pi difficile, poi prosegu spedita. Dietro di lei la tana era vuota. Sulla parete poche
parole:
Grazie, Icenwharth, Cuore di Ghiaccio.
Spero di rivederti.
A causa della tempesta e dell'abbondante nevicata che aveva cancellato i punti di riferimento,
ritrov la strada solo verso sera, riportandosi sul sentiero che conduceva oltre il Circolo Bianco.
Per i due giorni successivi avanz a fatica, affondando nella neve alta e soffice e coprendosi gli
occhi dal riverbero accecante. Ogni tanto si voltava indietro, come sperando di vedere comparire il
profilo enorme e possente di Icenwharth. Invece era sola, in mezzo a un silenzio assordante e al bianco
sconfinato.
Si muoveva in un limbo in cui tempo e spazio sembravano non avere pi alcun senso. Dov'era
il passo? L'avrebbe mai raggiunto? L'unica cosa che cambiava era il profilo aguzzo dei monti intorno,
che a volte si avvicinava, a volte si allontanava. C'erano momenti nei quali la nera roccia incombeva su
di lei altissima, cos vicina che le sembrava di poterla toccare, e altri in cui le vette erano distanti come
un sogno. Odiava quel viaggio. Non ne sapeva molto di magia, e inizi a fantasticare che esistesse un
elementale capace di trasportarla via da l in un istante e depositarla subito a Etheria, dall'uomo che
stava cercando.
Ovviamente era solo una fantasia, che la distraeva dal pensiero costante di Acrab che in quel
vuoto le riecheggiava con ancora pi insistenza nella mente. Nella realt, poteva solo proseguire,
solcando la neve un braccio dopo l'altro.
Il primo rumore lo ud all'alba del terzo giorno di marcia. Un rombo cupo e profondo, come di
un tuono. Si gir e vide, distante, una cascata bianca scendere veloce lungo i fianchi della montagna.
Una valanga. Ne vide altre, nei giorni successivi, alcune terribilmente vicine, ma continu a procedere
lo stesso; a fatica, molto pi lentamente di quanto sperasse, ma andava avanti.
Il pomeriggio del quinto giorno, finalmente, lo vide. Il valico. Uno stretto passaggio tra le ripide
pareti scoscese di due monti. Era in vetta al Dominio, da l in poi sarebbe stata solo discesa. Ci aveva
messo almeno due giorni pi del previsto, senza contare la sosta nella tana di Icenwharth, ma
finalmente c'era quasi. Cont che in un giorno e mezzo, massimo due, di cammino sarebbe riuscita a
raggiungere il valico. Poi, sperava, tutto sarebbe stato pi facile.
Aument l'andatura. E forse fu proprio quello, il rimbombo dei suoi stessi passi, a causare tutto.
Sent uno strano vento alzarsi d'improvviso alla sua destra e subito dopo quel rumore di tuono che
aveva udito gi pi volte. L'istinto fu di gettarsi di lato, ma l'immagine della nuvola bianca, gigantesca,
che sembrava muoversi quasi al rallentatore verso di lei la ipnotizz. Cap che non c'era nessun luogo
dove ripararsi e che tutto sarebbe finito in un istante.
La luce che tanto l'aveva infastidita in quei giorni di marcia si spense in una densa nebbia
bianca, l'aria si riemp dell'odore spietato del ghiaccio.
In quel momento, sent qualcosa prenderla per le ascelle, quasi dolorosamente, e sollevarla in
alto, verso il cielo. I piedi furono appena lambiti dalla neve che si precipitava violenta a valle,
spazzando via ogni cosa lungo il suo percorso. L'altezza divenne improvvisamente vertiginosa, e sotto
di s vide i monti, sempre pi piccoli da lass. Alz la testa e scorse due immense ali bianche bordate
di blu oscurare il sole. Icenwharth! esult, ma il drago non rispose. Continu a trascinarla in alto,
sopra il valico, e poi oltre le rime dei monti, finch non sorvolarono un ampio altopiano candido. Fu l
che Icenwharth la depose dolcemente, atterrando poi davanti a lei.
Le sue ali, nel richiudersi, sollevarono mulinelli di neve candida.
Myra lo fiss, combattendo il desiderio di saltargli al collo e abbracciarlo, rimirandolo in tutta
la sua potenza.
L'aveva salvata dalla tempesta, e ora dalla valanga. Il Drago dei Ghiacci che la proteggeva
dagli agguati del gelo.
Scusami per l'altra sera gli disse. Non intendevo violare qualcosa che  soltanto tuo. Il
drago non si mosse. Era enorme e bellissimo davanti a lei, incorniciato da quella luce straordinaria. Il
taglio per ti  guarito bene.
Icenwharth sbuff in segno di assenso.
Myra avrebbe voluto dirgli altre cose, ma semplicemente non ci riusciva. Non pi, da quando
era morta e rinata.
Da lass era possibile vedere le prime propaggini di Metalia. Pens che doveva andare, che il
viaggio era ancora lungo, eppure non riusciva a muoversi. Si fece forza e si mise di nuovo in spalla il
suo scarno bagaglio, avvolgendosi nel mantello.
Addio disse, sentendo un groppo alla gola. Distolse lo sguardo per cercare il sentiero.
Il drago, alle sue spalle, grugn. Myra si volt. Il drago grugn ancora e fece uno strano
movimento con la testa. Myra lo fiss interdetta. Non capiva. Allora Icenwharth le and vicino e si
mise dritto, con le ali ripiegate lungo i fianchi. Mosse di nuovo la testa e il collo, indicandosi la
schiena.
Ora Myra comprese.
Io vado lontano da questi monti disse seria. Sono diretta a Etheria, e da l non so dove andr
poi.
Icenwharth la guard a lungo negli occhi, poi, senza scomporsi, torn a indicarsi la groppa.
Myra sorrise. Mi sar difficile ripagarti, stavolta.
Icenwharth si produsse in una specie di ghigno e rest in attesa.
Lei gli si avvicin piano, come se stesse compiendo un rituale sacro. Gli si mise di fianco. Il
cuore del drago pulsava calmo, una macchia rossa sotto le squame di ghiaccio. Pos le mani sulle sue
scaglie, e lui fremette.
Icenwharth avvert il tocco della ragazza e ne fu scosso, perch non si cancellano cos anni di
odio per gli uomini e di solitudine. Ma in quei pochi giorni d'improvviso ne aveva sentito il peso. E poi
c'era quel nome che lei aveva vergato sul ghiaccio. Il nome che gli aveva dato il bambino, e che la
ragazza aveva disseppellito dall'oblio. I nomi hanno un potere, i nomi ci definiscono e tracciano il
nostro destino.
La giovane umana l'aveva aiutato. Dunque per lui non era una vergogna lasciarsi cavalcare.
Non avrebbe sminuito la sua forza e il suo potere.
Myra sal in groppa, con la stessa facilit con cui l'aveva fatto, in passato, con i cavalli. Il drago
attese che trovasse una posizione salda, poi con un ruggito si alz nel cielo.
Il primo volo fu inebriante e spaventoso. Myra non avrebbe mai creduto che fosse possibile, che
un giorno avrebbe visto il mondo dalla groppa di un drago. Da quanto sapeva di quegli animali, non si
sarebbero mai fatti cavalcare da un umano, neppure se costretti, figurarsi di propria volont. Invece,
stava succedendo davvero, era aggrappata al suo dorso, percepiva sotto i polpacci i muscoli pettorali
contrarsi e le ali frustare l'aria. Sent il vento, fortissimo, sul volto, pi forte di quello di qualsiasi
bufera asgara. Aveva gli occhi chiusi e una sensazione di vuoto allo stomaco. Le ci volle un po' per
trovare il coraggio di guardare. Quando lo fece, fu presa da una vertigine. Tutto era minuscolo, laggi,
estraneo. Non sembrava neppure il Dominio quello che scorreva rapido sotto i suoi piedi. Il Circolo
Bianco non era altro che un intrico di grosse strisce nere intervallate ad ampie distese candide.
Myra respir a pieni polmoni. A quell'altezza il cielo era ancora pi blu, e lei prov un senso di
libert assoluto, come non le era mai capitato in tutta la sua vita. Sent il forte desiderio di mollare la
presa sulla schiena di Icenwharth e spalancare le braccia, ma si trattenne. Era come essere tornata
bambina. Per la prima volta dopo moltissimo tempo non sentiva sulle spalle il peso di tutto quello che
era stato: la morte di suo padre e di Tallia, gli anni lunghissimi che erano venuti dopo, il sangue, i
cadaveri, la battaglia. Si sentiva leggera, ricongiunta a se stessa. Le sembrava di essere di nuovo nel
Biaswad, quando nei brevi giorni di sole si abbandonava a lunghe corse tra le risaie, senza nessuna
preoccupazione. Tutto era semplice, tutto era ancora meraviglioso.
Ma poi cal il tramonto, la luce diminu e l'aria si fece sempre pi fredda. Il drago scese di
quota lentamente e plan su un piccolo pianoro sospeso sul ciglio di un crinale.
La ragazza rimase immobile sulla sua groppa per qualche secondo, incredula. Icenwharth
poteva avvertire il suo stupore e la sua gioia pura. Gli ultimi raggi di sole le scaldavano il viso. Poi si
spensero, calando dietro il profilo dei monti, e piano tutto inizi a virare verso il viola.
Per Myra fu come se un sipario si chiudesse. Sent distintamente il fardello del suo passato e
della sua missione che tornava a schiacciarla. Era di nuovo con i piedi per terra, pens mentre scendeva
dalla groppa di Icenwharth, vincolata per sempre al Dominio da ci che era stato e non poteva essere
cancellato.
Il drago accese un fuoco, e assieme si apprestarono a trascorrere la notte sul pianoro. Myra non
amava la compagnia, ma appoggiandosi alla schiena di Icenwharth d'un tratto si rese conto di quanto si
fosse sentita sola nel suo viaggio fino a quel momento. E intu che lui aveva patito la sua stessa
mancanza. Acrab non aveva compreso il bisogno che l'aveva spinta a partire, perci stava affrontando
il suo viaggio alla ricerca della verit senza potere contare su nessuno. Icenwharth, invece,
semplicemente c'era. Era l, con lei. E non la giudicava. Era l'unico compagno che potesse avere in
quell'avventura.
Si sistem meglio contro di lui, guardando le stelle, infinite e luccicanti, sopra la sua testa. Il
ritmo del respiro del drago la calmava, la sua forza la faceva sentire al sicuro.
15
10-17 novembre
Myra si stup di quanto poco tempo le era bastato per adattarsi alla presenza di Icenwharth. Era
come se fossero assieme da sempre.
La mattina successiva alla sosta sul pianoro, si prepararono in fretta e ripresero il viaggio senza
bisogno di comunicare. Il volo non le regal pi lo stupore della prima volta, e nemmeno quella
meravigliosa sensazione di leggerezza che tanto avrebbe voluto provare ancora. Ma in fin dei conti non
aveva molta importanza: contava vedere le miglia scorrere sotto il ventre del drago, mentre il bianco
del ghiaccio lasciava posto alla nuda roccia nera e aspra, e poi alle propaggini pi esterne dei boschi.
Per i due giorni successivi tutto procedette seguendo una rigida disciplina che pure non avevano
concordato. Due lunghe sessioni di volo, dall'alba fino al mezzogiorno e dal pomeriggio fino al
tramonto, intervallate dai pasti. Quando si fermavano, restavano in silenzio, ognuno come assorto nei
propri pensieri. La notte, dormivano l'uno accanto all'altra, e Myra godeva del calore dell'enorme
corpo di Icenwharth.
La rapidit del volo era straordinaria. Raggiungere il valico del Circolo Bianco le era quasi
costato la vita, e ci aveva impiegato dodici giorni. Ora Myra poteva gi vedere Metalia. Il Regno
Doppio, come veniva chiamato a volte, essendo diviso in due protettorati, Melania e Leucania,
governati da due regine gemelle. Il confine tra i due regni era segnato dai Monti della Schiena, che
tagliavano per il lungo l'intera regione. Per lass non viveva nessuno per via delle condizioni
proibitive, e quindi quei monti in realt erano terra di nessuno. A lei ricordavano casa sua, ad Asgar.
Quella sera, si fermarono su una vasta spianata rocciosa, circondata da basse fillici coperte da
un sottile strato di neve. Anche laggi, dove il clima era pi mite, l'inverno aveva iniziato a mordere.
Era come stare su un'ampia piattaforma che dava su Metalia. Myra smont dalla groppa di Icenwharth
e si avvicin al margine della spianata. Dava a strapiombo su un panorama vertiginoso; per qualche
lega, si vedevano solo monti aspri, lambiti dai boschi. Poi iniziava la pianura. Dopo una prima parte,
ancora boscosa, cominciavano i campi coltivati: era la Pianura Eridea, bagnata dall'Eridanio.
Alcuni dicevano che questa pianura non aveva nulla da invidiare a quella dell'Abbondanza, che
ne era in qualche modo una riproduzione in piccolo, ugualmente fertile, e forse anche pi accogliente.
Da lass, quel che Myra vedeva era il nastro sottilissimo, appena distinguibile, dell'Eridanio e alcuni
campi grigi di brina e neve, separati da filari di castanei, gli alberi pi comuni nei boschi metaliani.
Non era nulla di neppure vagamente paragonabile alla sconfinata piana in cui era vissuta lei da
bambina, e l'Eridanio, a confronto del Naharar, l'immenso fiume che con le sue inondazioni periodiche
fecondava la terra, era un ruscelletto.
Myra rimase immobile a guardare quel panorama sentendo un'ondata d'ira montarle dentro:
odiava Metalia, e non soltanto per gli anni che aveva passato l, ma per ci che rappresentava. Il regno
pi prospero del Dominio doveva la sua fortuna allo sfruttamento e alla prigionia. Era il centro
nevralgico della schiavit nel Dominio. I Metaliani periodicamente si recavano a Thyrra, l'isola al
centro del Mare Nero e loro protettorato, e facevano razzia di donne e uomini, strappandoli alle
famiglie e vendendoli poi come schiavi.
Myra contrasse la mascella. Era l che doveva andare. Sarebbe passata sopra la rabbia e il
disgusto, perch la necessit di conoscere la verit sulla morte di suo padre superava ogni altra cosa.
Il sole cal dietro i monti, e la pianura scomparve piano davanti ai suoi occhi. Icenwharth si era
dileguato non appena avevano messo piede a terra, probabilmente per andare a procacciarsi il cibo, e
Myra non si era scomposta. Era come quando intravedeva gli elementali, e loro la guardavano.
Icenwharth era fatto in qualche modo della stessa sostanza, sebbene pi concreta, pi corporea. E anche
lui doveva percepire in lei qualcosa di familiare. Sapeva che era praticamente impossibile che un drago
si fidasse di un essere umano.
Nell'attesa, Myra fantastic di un suo ritorno ad Asgar in groppa a un fafrjos. Gotin sarebbe
rimasto senza parole, molti probabilmente si sarebbero anche spaventati, ma Acrab avrebbe apprezzato
quell'arma potenzialmente formidabile in battaglia, e forse sarebbe stato pi propenso a perdonarla.
S'immagin di calare sui nemici in groppa a Icenwharth, pens alle lunghe e gelide notti asgare
trascorse accanto a lui.
Ma sapeva che erano tutte fantasie. Ora sarebbe stata costretta ad andare avanti da sola. Metalia
era un regno molto diverso sia da Oster sia da Asgar: era molto pi esteso e popoloso, abitato anche
nelle regioni pi impervie, a differenza dei Monti della Schiena. Lei e il drago non avrebbero potuto
muoversi senza essere visti, e questo poteva causare problemi.
Icenwharth torn a notte fonda. Myra lo sent appoggiarsi al suolo e sistemarsi alle sue spalle,
come le sere precedenti. Si accomod contro il suo fianco e pens che quel drago era un dono, forse il
primo che la vita le concedeva, dopo Acrab. Un dono da cui per doveva separarsi. A meno che...
Un'idea inizi a farsi strada nella sua mente. Ma ci avrebbe pensato quando fossero arrivati in
vista di Etheria.
Adesso Myra si addorment, cullata per almeno una notte ancora dal respiro del drago.
In due giorni di volo riuscirono a superare la Pianura Eridea, seguendo il nastro argentato
dell'Eridanio, e a sera si ritrovarono gi ai margini dei Monti della Schiena.
All'apparenza erano molto diversi dal Circolo Bianco. Tanto quelli erano aguzzi e impervi,
tanto questi sembravano pi addomesticati. Le vette erano arrotondate, macchiate di verde, i clivi dolci.
Myra per sapeva che i Monti della Schiena erano insidiosi tanto quanto il Circolo Bianco,
anche se in modo diverso. Le colline morbide che si trovavano davanti ora avrebbero ceduto il passo a
paesaggi pi brulli, a gole e strapiombi celati nel cuore del sistema montuoso.
Mi vuoi ancora seguire? chiese Myra al drago.
Icenwharth sbuff, come suo solito. Non c'era bisogno di domandare. Lui stava con la ragazza.
Il viaggio sui Monti della Schiena dur altri cinque giorni. Cambiavano spesso direzione non
appena intravedevano un villaggio, e gli agglomerati di case erano sparsi ovunque. Poche costruzioni di
pietra abbarbicate intorno all'immancabile tempio, un edificio circolare dal tetto bombato, di colore
diverso a seconda della divinit cui era dedicato. E a Metalia di di ce n'erano cos tanti che a quanto si
diceva nessun Metaliano conosceva i nomi di tutti.
Per orientarsi, comunque, seguivano la traccia d'oro dei castanei, che costituivano la quasi
totalit degli alberi dei boschi metaliani. In quel periodo le foglie iniziavano a cadere e avevano ormai
assunto tutte le tonalit del giallo.
Myra, che veniva da una terra quasi solo bianca e nera, era incantata da tutti quei colori.
"Perch il Dominio  un luogo cos bello, se deve essere tanto crudele?"
La sera riposavano nel folto, dove nessuno poteva vederli, scegliendo radure nelle quali il
grande corpo di Icenwharth potesse stare comodo. Lui accendeva il fuoco con il legno di castaneo, che
spandeva nell'aria un profumo caldo e aromatico. E mentre si riposavano a quel calore odoroso, Myra
mangiava ricci neri, che nascondevano un cuore succoso e umido, violaceo. Era la nevea, il frutto del
castaneo, assai apprezzato dai Metaliani, che lo utilizzavano nella gran parte dei loro piatti. Myra non
l'aveva mai amato granch, ma l, sola nei boschi con Icenwharth, le sembrava buona qualunque cosa.
Si stava godendo ogni istante di quel tratto di viaggio, come se fosse un tempo sospeso. Ma sapeva di
essere prossima alla meta e alla prova pi dura.
L'ultimo giorno Myra cambi rotta, decidendo di sorvolare diversi villaggi. Sembrava avere
lasciato ogni prudenza. Icenwharth se ne chiese il motivo, ma senza trovare risposta. Per quanto si
sentisse vicino alla ragazza, era pur sempre un'umana, e lui aveva imparato da tempo che era
impossibile comprendere appieno quelle creature.
L'ultima notte, la trascorsero sui colli pi bassi, su un tappeto dorato di foglie di castaneo.
Aveva ripreso a nevicare in fiocchi ampi e diseguali. Non c'erano stelle, quella sera. Nubi alte e sottili
le velavano, e il cielo era una tavola di un grigio spento, appena lattescente.
Myra prese dallo stivale un pugnale. Lo strinse tra le mani e fece un lungo respiro. Poi, piano, si
recise una ciocca di capelli. Una pioggia candida si mescol alla neve. Icenwharth la guardava
immobile, in silenzio, mentre lei si rasava il capo.
Erano dieci anni che non lo faceva. Da quando Fadi e Tallia erano stati uccisi se li era fatti
ricrescere, e da allora li aveva solo accorciati regolarmente. Perch il suo cranio nudo apparteneva a
un'altra vita, che non esisteva pi, e passare la lama sul cuoio capelluto era troppo doloroso. Le
ricordava il tocco lieve delle dita di Fadi, quando ogni mattina radeva la peluria bianca cresciuta
durante la notte, o le dita salde e sicure di Tallia mentre le incidevano sulla pelle un tatuaggio.
Ma adesso era necessario farlo per arrivare l dove voleva.
Quando ebbe finito, si pass la mano sulla testa liscia. Sentiva sotto i polpastrelli il rilievo
leggero dei tatuaggi. Tast l'ultimo, sulla sommit del capo: la rosa in boccio che non si era mai
dischiusa.
Poi incontr lo sguardo di Icenwharth, interrogativo.
Qualsiasi cosa accada, tu devi fuggire,  chiaro?
Il drago inclin il muso e assunse un'espressione preoccupata.
So quello che faccio disse Myra, dura. Un'ombra le pass sul viso. Sto cercando l'assassino
di mio padre e sono disposta a tutto per trovarlo. A tutto.
La rivelazione le era salita alle labbra senza che se ne rendesse conto. La voce le tremava, ma
ammetterlo le era costato assai meno di quanto credesse. Le parve che Icenwharth spostasse appena la
zampa sulla quale c'era il pegno del suo antico amico, Thommas.
Se vorrai, ci rivedremo, e mi aiuterai ancora aggiunse, e nell'occhio rosso del drago lesse che
s, lui ci sarebbe stato. Sorrise appena, un sorriso fugace e rapido, che si spense cos come si era acceso.
Quella notte non dorm. Sentiva i tatuaggi bruciarle sulla testa come se se li fosse appena fatti.
Ma non si trattava solo di quello. Doveva essere pronta. Sarebbe successo a breve, ne era certa.
Arrivarono nel mezzo della notte.
La prima cosa che Myra vide fu il riflesso cangiante della luce su un intrico di fili sottili.
Poi lo sent. Albonita, la lingua dei maghi maledetti, una cantilena che poteva significare una
cosa sola: un incantesimo.
Si mise in piedi, i walud gi stretti tra le dita. Intorno c'era un cerchio di fiamme, che si
riflettevano sulla trama di una rete metallica gettata sopra di loro. Fuori, le sagome di quattro guerrieri
armati.
E poi lui, il Camminante. Era giovane, la pelle coperta da pochi tatuaggi, sotto i quali Myra
intravedeva muoversi alcuni elementali sbiaditi. Teneva la mano tesa verso di loro, con la Porta del
Sangue al centro del palmo; era da l che gli elementali sarebbero usciti per rafforzare con il loro potere
la rete, in modo che i suoi walud non riuscissero pi a infrangerla. Dietro di lei sent Icenwharth ruggire
infuriato, mentre le sue ali si spalancavano, ferendosi sul metallo delle maglie.
Doveva agire rapidamente.
Myra scatt: con i walud tranci quanti pi fili poteva, proprio mentre dalla mano del
Camminante esplodeva verso di lei un elementale. Ne incroci lo sguardo per un momento: era etereo,
sottile, come tutti i suoi simili, con il corpo flessuoso ed evanescente come nebbia. Aveva ali diafane,
ed enormi occhi dorati riempivano quasi completamente il suo volto di bambino su cui lei vide tutto il
dolore del mondo: perch era schiavo, strappato alla sua casa, imprigionato sotto la pelle di un Thyrren
prima e di un mago poi, e costretto a combattere, infinite volte, fino a quando la sua essenza non si
fosse consumata, dopo di che sarebbe scomparso senza lasciare traccia.
Immediatamente dietro a questo c'era un altro elementale rosso come il fuoco, avvolto da
fiamme rarefatte, con la stessa desolata sofferenza nello sguardo.
Per un istante, negli occhi di entrambi quegli esseri a Myra sembr di cogliere una disperata
richiesta d'aiuto. Poi si tuffarono nella trama della rete.
D'un tratto, le maglie risplendettero di riflessi oro e argento, e si strinsero intorno al suo corpo e
a quello di Icenwharth, trasmettendo una scossa che li fece gridare.
Myra cerc di rimanere lucida. Sapeva che sarebbe successo, l'aveva persino cercato. Era quella
l'idea che aveva iniziato a formarsi nella sua testa sulla Pianura Eridea. Ma Icenwharth doveva
liberarsi, o il resto del piano non avrebbe funzionato. Se adesso fosse rimasto intrappolato, tutto
sarebbe stato vano.
Scappa! url con tutto il fiato dei suoi polmoni, ferendosi di nuovo la gola. Si scagli contro
la rete a braccia unite, in modo che le lame dei due walud fossero congiunte, tranci altri fili ancora, ma
si accorse che non sarebbe bastato. Da sola non ce l'avrebbe fatta.
Fu come se avesse parlato, come se in qualche modo Icenwharth sapesse che aveva bisogno di
lui.
Myra si sent afferrare da dietro la schiena e spingere in alto, lungo tutta l'estensione della rete.
I fili le inflissero decine di tagli sul corpo, ma la forza di Icenwharth e le lame dei suoi walud ebbero la
meglio: le maglie si squarciarono, i due elementali lasciarono la presa e furono richiamati dal loro
padrone. Si gettarono sulla Porta del Sangue, tornando prigionieri dei tatuaggi del Camminante.
Ripresero a muoversi sotto la sua pelle, assieme ai loro compagni.
Myra cadde sfinita poche braccia pi in l. Icenwharth si erse in tutta la sua altezza, urlando di
rabbia e sofferenza, le ali lacerate in pi punti dai fili della rete. Una lancia scagliata da una delle
guardie armate lo colp al petto. Il drago riusc a spostarsi lateralmente, ma solo quel tanto che bastava
per evitare che la ferita fosse mortale.
La lancia rimase conficcata nel suo costato.
Myra non riusciva a rialzarsi. Scappa! url di nuovo, la voce quasi inudibile. Ricorda cosa ci
siamo detti e scappa!
Icenwharth la guard per un lunghissimo istante con il suo unico occhio, e anche senza parlare
ogni cosa tra loro fu chiara.
Poi, con un ultimo ruggito, il drago vol via.
Myra, da terra, sorrise. Prov ancora a tirarsi su, ma qualcosa la colp alla nuca con violenza, e
tutto si dissolse nel buio.
16
Kyllen
Kyllen indugi un istante. La stanza dell'Immacolato era l a pochi passi. Lui non c'era, lo
sapeva. L'aveva visto uscire poco prima e incontrarsi con l'attendente che l'aveva scortato verso la
biblioteca. Entrare sarebbe stato facile. Una serratura non era certo un problema per un mago, e in una
notte da lupi come quella, nella quale il vento ululava violento e copriva col suo grido qualsiasi altro
suono, nessuno l'avrebbe notato.
Ma violare quello spazio significava che non c'era pi ritorno: si trattava di un gesto grave e
definitivo. Voleva proprio farlo? Davvero voleva rischiare tanto in nome di quella che poteva essere
solo una sua personale ossessione?
Kyllen strinse la mascella, si chiese ancora una volta se non fosse meglio tornare in cella, ai
suoi studi, e il giorno seguente andarsene per il mondo alla ricerca del Liberatore. Anche se forse era
solo una stupida leggenda.
Fu quell'ultimo pensiero a convincerlo. Si mosse, e fu fuori dall'ombra, pronto per scoprire se
davvero tutto quel che aveva fatto in quegli ultimi cinque anni era una menzogna.
Da quando aveva parlato con Ezren, non aveva fatto altro che studiare. Gli accenni dell'amico
alla storia del Consesso avevano accresciuto ulteriormente i suoi dubbi, ma all'inizio si era dedicato
solo ai testi sulla profezia presenti nella biblioteca. Diceva a se stesso che voleva informarsi sul
Liberatore, in modo da poter condurre al meglio la missione che gli era stata affidata, per quando
aveva scoperto che due testi mancavano, si era arenato. Pur comparendo nel catalogo, nella biblioteca
del Consesso non c'erano.
Kyllen aveva provato a chiedere lumi al bibliotecario, ma quello era caduto dalle nuvole.
"Probabilmente saranno andati distrutti in passato." Sembrava non dare alcun peso a quell'assenza, ma
lui non ci riusciva. Erano testi sul Liberatore, intorno alla cui figura aveva ruotato tutta l'attivit del
Consesso degli ultimi anni: com'era possibile che fossero semplicemente spariti e che nessuno se ne
preoccupasse?
Allora aveva deciso di concentrarsi sulla storia degli ultimi vent'anni del Consesso e
sull'Immacolato, da principio senza alcun esito. E si stava convincendo sempre pi che forse era tutto
nella sua testa, che non c'era nulla di vero nei suoi sospetti. Poi, per, aveva trovato degli indizi.
Tra i testi riguardanti il Liberatore, ce n'erano alcuni vergati di proprio pugno dai molti
Immacolati che si erano succeduti negli anni. Coprivano un lasso di tempo piuttosto ampio, dunque la
grafia cambiava tra una bolla e l'altra, segnando il passaggio di consegne tra un Immacolato e il suo
successore. Ma Kyllen aveva notato una discrepanza nelle carte dell'ultimo ventennio. Tra i documenti
di venti anni prima e quelli di dieci anni prima la scrittura mutava impercettibilmente. Eppure
l'Immacolato era lo stesso.
Ovviamente, c'era una spiegazione semplice: l'Immacolato era al suo posto da trent'anni, era
invecchiato, e forse con l'et la sua grafia si era modificata. Ma Kyllen non riusciva a crederci.
Quindici anni prima il Consesso era cambiato. E proprio in quel momento i documenti avevano
iniziato a essere scritti con mano meno sicura. Poteva essere solo una coincidenza?
A quel punto, aveva analizzato tutti i documenti scritti dall'Immacolato durante il suo mandato.
Aveva passato tutto il giorno e tutta la notte a consultarli, e alla fine era certo di aver trovato davvero
qualcosa.
Non si trattava tanto del fatto che la grafia fosse diversa. Il modo con cui le singole lettere erano
tracciate era pi o meno lo stesso, ma la mano di chi scriveva sembrava essersi fatta pi imprecisa: i
segni erano pi calcati, i loro contorni pi tremolanti. E poi, scorrendo le parole, all'improvviso, alcune
lettere venivano vergate in modo del tutto differente. A volte succedeva solo per qualche riga, poi la
grafia si normalizzava. Ma alcuni caratteri sembravano essere cambiati definitivamente. Se confrontava
le bolle pi recenti con quelle di trent'anni prima, la differenza diventava palese.
Era come leggere qualcuno che cercasse di imitare la calligrafia di un altro. Quell'idea lo aveva
colto di sorpresa, ma non l'aveva pi lasciato. I pensieri e le domande avevano iniziato ad accavallarsi
furiosamente nella sua testa. E se davvero quei documenti non fossero stati scritti dall'Immacolato? Se
fossero stati redatti da qualcun altro? E se tutto questo avesse avuto a che fare col repentino
cambiamento del Consesso? E se, infine, l'Immacolato non fosse stato chi diceva di essere?
Era consapevole che le prove che aveva in mano erano labili e potevano essere interpretate
anche in un modo completamente diverso, ma lo stesso non riusciva a pensare ad altro. Del resto, se
davvero l'Immacolato era stato in qualche modo sostituito quindici anni prima, tutto quello che il
Consesso aveva deliberato da quel momento in poi era un inganno.
Ma chi aveva preso il suo posto, e perch? E la ricerca cos pervicace del Liberatore cosa
significava? Perch d'un tratto per il nuovo Immacolato quella era diventata la priorit?
Ancora altre domande che lo avevano assalito senza pi lasciare la presa.
Kyllen doveva decidere: cercare le risposte a tutti quegli interrogativi, andare fino in fondo a
quella storia, oppure dirsi una volta per tutte che si era immaginato cose che non esistevano e tornare a
fare quel che faceva prima.
Alla fine si era ritrovato davanti a quella stanza; se l'Immacolato fosse rimasto chiuso l dentro
tutta la notte, avrebbe lasciato perdere. L'indomani sarebbe partito e avrebbe tentato di dimenticare
tutto. Ma quando lo aveva visto uscire, l'aveva preso come un segno.
Kyllen si guard attorno: non c'era nessuno.
Ag rapidamente: appoggi una mano sul muro, e la Porta del Sangue tintinn al contatto con la
roccia. Richiam un elementale dalla pietra, lo sent scivolare sotto il suo palmo e intrufolarsi nei
meccanismi fino a farli scattare. Stacc la mano e infine ringrazi l'elementale con la preghiera rituale.
Ne vide l'eterea figura svanire nella stessa roccia da cui era venuta.
Poi spinse la porta.
Non sapeva cosa si era immaginato di trovare. Gli alloggi dell'Immacolato erano accessibili
solo ad alcuni attendenti, ed esclusivamente in presenza dell'Immacolato stesso, dunque in pochi li
conoscevano davvero. Forse si aspettava qualcosa di pi sontuoso, o addirittura aveva sperato in
qualche elemento evidente che gli balzasse agli occhi non appena entrato e lo avvicinasse alla verit
sull'Immacolato. Invece si trov davanti una stanza non molto dissimile da quella di un Puro qualsiasi,
anche se sicuramente pi ampia e ben illuminata da due grandi finestre che davano sui monti. Tuttavia
non c'era sfarzo, niente che parlasse della sua posizione di potere, del suo ruolo trentennale nel
Consesso.
Kyllen si chiuse la porta alle spalle e avanz piano. Il sangue gli martellava nelle tempie. Ora
che era dentro, si sentiva un folle. Ma rimase.
In un angolo c'era un letto, di fianco un comodino con dei libri impilati. Altri erano in una
libreria addossata alla parete; c'erano poi una scrivania, coperta di pergamene e altri tomi, e davanti un
armadio. Sulla parete opposta, un camino.
Kyllen rimase immobile al centro della stanza. E adesso? Cosa cercava esattamente?
And alla scrivania e si mise a frugare tra i documenti. Di nuovo la sua attenzione fu subito
attratta dalla grafia: era diversa da quella delle bolle che aveva esaminato in precedenza, ma coincideva
per alcune lettere, precisamente quelle che nelle carte ufficiali cambiavano di tanto in tanto, e che gli
avevano fatto credere che non fosse l'Immacolato a scrivere, ma qualcuno che cercasse di copiarne il
tratto. Ecco, quella che aveva davanti adesso sembrava la vera scrittura del falsario.
Kyllen sent l'eccitazione crescere e nel cuore l'aspettativa che precede una rivelazione. Si mise
a guardare meglio le carte. Erano note vergate di fretta ma con sicurezza. In esse non c'era nulla
dell'incertezza della scrittura usata per le bolle.
Scorse altri fogli: appunti di vario genere, che avevano a che fare soprattutto con l'attivit del
Consesso. Alcuni invece riguardavano evidentemente dei testi che l'Immacolato stava studiando, forse
gli stessi che si trovavano sulla scrivania.
Ma tra gli altri c'era un documento che sembrava completamente diverso. Era scritto con un
inchiostro e una grafia che tradivano una terza mano. I caratteri erano alboniti, e il testo formava un
codice incomprensibile. In fondo, al posto della firma, c'era una semplice G puntata.
Kyllen se lo infil in tasca. Per ora non significava niente, ma aveva la sensazione che tra le
righe di quel codice si nascondesse qualcosa di importante.
A quel punto fece per andarsene, ma la maniglia della porta si mosse.
Il panico lo pervase, facendolo tremare. Qualcuno stava armeggiando con la serratura. Si guard
attorno disperato, cercando un posto dove nascondersi. Ora la porta si stava aprendo. Con la coda
dell'occhio vide l'armadio davanti alla scrivania e, senza attendere, vi si infil dentro. Fece appena in
tempo a chiudere le ante che la porta si spalanc. Sent un fruscio di vesti, poi dei passi.
Kyllen prov a guardare da un piccolo spiraglio tra le due ante. Il campo visivo era ristretto, e la
luce nella stanza poca, ma ugualmente riusc a intravedere l'Immacolato fermo al centro, che si
guardava attorno circospetto. Preg che tutto gli apparisse in ordine, che non avesse dei sistemi per
capire se qualcuno avesse frugato tra le sue cose.
Quindi lo sent sospirare e lo vide togliersi la maschera. L'istinto fu di chiudere gli occhi.
Nessuno, mai, vedeva in volto l'Immacolato. Ma lui era l per quello, per sapere.
L'Immacolato si gir e si sedette sul letto. Alla luce della luna, il suo viso era chiaro. E non era
quello di un vecchio. Non doveva avere pi di una quarantina d'anni; di sicuro, non poteva essere il
volto di qualcuno che fosse a capo del Consesso da trent'anni.
Kyllen rimase pietrificato. Il cuore pompava cos forte nel petto che temette che l'uomo sul letto
potesse sentirlo. Lo vide passarsi le mani sul cranio pelato, poi sul volto. Aveva una corta barba. Il
vecchio Immacolato non aveva n capelli n peli, era completamente glabro, lo sapevano tutti. Era nato
cos.
" vero,  tutto vero..."
E d'improvviso Kyllen realizz che non aveva mai realmente contemplato quella possibilit,
che in fondo sperava che il suo fosse solo un modo per giustificare lo scarso entusiasmo per il Consesso
che provava da due anni a quella parte. E invece la traccia che aveva seguito l'aveva condotto a una
rivelazione sconvolgente.
E adesso cosa doveva fare?
L'uomo sul letto si tolse piano i paramenti mostrando il corpo nel pieno del suo vigore.
Indossava pantaloni grigi di camoscio e una casacca di identico colore, come tutti i Puri. And verso il
camino, accese il fuoco, e Kyllen lo vide ancora pi chiaramente. Su un braccio distinse una delle
molte Porte del Sangue che, a differenza dei Camminanti, i Puri avevano disseminate su tutto il corpo,
per permettere loro di evocare pi rapidamente gli elementali. C'era per anche qualcosa che sul
braccio di un Puro non avrebbe mai dovuto esserci: un tatuaggio fatto col Sangue di Pietra. Era identico
a quello di qualsiasi mago albonita; certo, i Camminanti ne avevano il corpo pieno, a formare una
gabbia in cui intrappolare, sottopelle, il numero maggiore possibile di elementali, mentre questo
copriva solo l'avambraccio sinistro. Ma era uno di quei tatuaggi. Sotto, vide occhieggiare sbiadito e
disperato un elementale che si muoveva lento. Lo riconobbe: era usato dai Camminanti per comunicare
a lunga distanza con altri maghi o con i committenti che pagavano per la loro magia.
L'uomo che diceva di essere l'Immacolato comunicava con qualcuno, e forse da questi
prendeva ordini.
Kyllen pens alla pergamena con la G. sopra. Sent la testa girargli.
Ora, innanzitutto, doveva trovare il modo di uscire da l. Poi, una volta fuori, avrebbe pensato a
come procedere. Ormai aveva la certezza che il Consesso era corrotto dalla presenza di
quell'impostore, i cui fini per gli erano del tutto sconosciuti.
Cerc di regolarizzare il respiro, ma gli mancava l'aria. Vide l'uomo guardarsi l'avambraccio, e
poi andare verso lo specchio che si trovava sopra il letto. Alla luce tremolante del camino, quel volto
incongruamente giovane gli parve terribile. Lo vide appoggiare la Porta del Sangue alla lastra, e piano
si disegnarono delle lettere sulla superficie riflettente, identiche a quelle che c'erano sulla pergamena
che adesso gli sembrava quasi bruciargli nella tasca.
L'uomo imprec. Graffias. Maledetto...
Poi si rimise la maschera, indoss di nuovo i paramenti e lasci la stanza, chiudendosi di scatto
la porta alle spalle.
Kyllen sent le gambe cedere di botto e la schiena scivolare lungo il legno. Ma non poteva
lasciarsi andare adesso. Usc dall'armadio, sent che alcuni vestiti appesi erano caduti, ma non se ne
cur; si precipit fuori, prima in corridoio e poi nella sua cella.
Continuava a respirare affannosamente. Si sentiva completamente perduto, pi ancora di
quando aveva abbandonato il suo maestro e aveva vagato da solo per il Dominio, sulle tracce del
Consesso. I suoi anni l si dissolvevano senza pi alcun senso: cosa aveva fatto per davvero? A quale
scopo aveva cercato il Liberatore, e per chi?
Doveva dirlo a qualcuno. Immediatamente. Doveva svegliare l'intero Consesso e portarlo nella
stanza dell'Immacolato, perch tutti sapessero la verit. Stava quasi per scattare in piedi e agire quando
si rese conto che sarebbe stato impossibile. Aveva delle prove, ma non bastavano. Per convincere i Puri
a scandagliare la stanza dell'Immacolato in cerca di ulteriori riscontri senza il suo permesso, o
addirittura per incitarli a togliergli la maschera, un atto sacrilego, occorrevano ben pi che le sue
supposizioni sulla scrittura falsificata e quattro fogli vergati con mano incerta. L'Immacolato era
riuscito a mantenere segreta la sua identit per quindici anni, se quel che gli aveva raccontato Ezren era
vero. Come poteva pensare di coglierlo in fallo?
Port la mano alla tasca e ne trasse la pergamena. La chiave era l. Doveva decifrarla. Solo cos,
forse, avrebbe trovato gli elementi per inchiodare l'impostore.
Prese il suo tascapane dal letto e inizi rapidamente a metterci dentro tutto quanto potesse
servirgli. Perch, in tutta quella confusione, una cosa era evidente: non poteva pi restare. Non aveva
prestato alcuna attenzione a cancellare le proprie tracce dalla stanza dell'Immacolato, e di certo
quell'uomo avrebbe rapidamente capito che qualcuno era entrato nel suo alloggio.
E se fosse riuscito a risalire a lui...
Ritorn in corridoio. Silenzio. Tutti sembravano dormire, fatta eccezione per l'Immacolato. Lui
era l fuori, assieme a quel tizio che aveva citato. Graffias.
Era tutto ci che aveva: il documento nella sua tasca e quel nome. Kyllen lo ripet a bassa voce:
Graffias.
Corse via il pi rapidamente possibile, il suono dei suoi passi che rimbombava sulle alte volte di
pietra, e giunse al grande portone d'accesso al palazzo del Consesso.
Un istante d'esitazione, poi lo apr, e subito la tempesta lo invest. Neve e vento gelido. A stento
riusciva a intravedere la strada di montagna che connetteva il Consesso alla citt. Ma non poteva
aspettare che il tempo migliorasse e neppure che facesse giorno.
Kyllen si immerse nella tormenta. Ma dopo pochi passi cap che non poteva farcela. Era troppo
per lui. Cos chiuse gli occhi e con grande fatica tese una mano. La Porta del Sangue era ben visibile al
centro del suo palmo: un frammento di pietra di colore violaceo infisso nella carne.
Preg e poco dopo li vide. Avevano volti diafani, infantili, con grandi occhi spaventati, e corpi
trasparenti. Vorticavano con lo stesso ritmo della neve che scendeva, come se fossero fatti della
medesima sostanza. Poi lo guardarono e smisero il loro moto casuale. Iniziarono a girargli intorno, e
con i loro corpi crearono una specie di bolla che lo circondava e lo proteggeva dal vento.
Grazie... mormor Kyllen e inizi ad avanzare nel bianco, sulla strada che conduceva al
paese. La bufera lo inghiott, e la quiete torn assoluta sul palazzo del Consesso.
Tutti dormivano, tranne lui, l'Immacolato.
Era tornato dal convegno notturno con nuove disposizioni da eseguire. Era di malumore, perch
nulla era andato come aveva sperato da quando era asceso al rango di Immacolato. Ma era troppo tardi,
e ormai la trappola lo stringeva da tutti i lati; non aveva alternative: doveva continuare cos, pena la
morte.
Apr la porta della sua stanza e si blocc sull'uscio. L'armadio era aperto, e alcuni vestiti si
trovavano a terra. Una morsa di puro terrore gli chiuse la gola. Si gett sulla scrivania, spostando e
frugando tra le carte, e vide ci che mancava. Sent la testa girargli, e fu costretto ad aggrapparsi al
ripiano.
"Calma" pens. "Calma. Nessuno  in grado di decifrare quel documento. Me l'ha detto lui."
Lo stesso, non si sentiva tranquillo. Doveva fare qualcosa, e subito.
Allora, lo chiam.
SECONDA PARTE
LEGAMI
17
Otto anni prima
L'arena inondata di luce accecante si apre davanti a lei. Myra si porta una mano agli occhi. Il
mondo di fuori, dopo il buio della cella, l'assale con i suoi odori, i suoi colori, e il freddo intenso di
quella mattina di fine estate le morde la carne sotto la casacca di tela grezza. Sente l'urlo della folla e
l'odore del sangue che  stato sparso prima, quello dei gladiatori e degli altri condannati a morte.
Presto si unir anche il suo.
Myra vorrebbe fuggire e per un istante spera che qualcuno arrivi a salvarla, a portarla via da
l. Ma sa che  impossibile. Ha ucciso un uomo, l'assassino di suo padre, ed  una schiava; non conta
che abbia solo dieci anni, non conta che la sua sia stata una giusta vendetta. Deve pagare,  la crudele
legge di Metalia, che serve il potere e schiaccia i deboli.
Ma non vuole morire, sa solo questo: non qui, non ora.
 successo solo una settimana prima, ma non  stato che l'ultimo anello di una lunga catena di
eventi iniziata da due anni. Dopo la morte di suo padre e di Tallia, Myra  stata raccolta da una
carovana di schiavisti. Da l, l'hanno condotta a Metalia, centro nevralgico del commercio di esseri
umani. Da quel momento,  stato un continuo peregrinare tra dimore di ricchi, locande, e infine la
casa di un ludiario chiamato Missentia. Sono i ludiares a possedere le palestre nelle quali vengono
addestrati i gladiatori. Lei potrebbe essere una combattente. Ma nonostante i suoi capelli bianchi, che
da quando nessuno pi li rade le crescono ribelli, a Metalia vedono solo il suo sangue thyrren.
Diventer una Gabbia quando avr l'et giusta per farsi tatuare col Sangue di Pietra senza morirne.
Per ora, dovr consumare la sua infanzia come serva.
I suoi padroni ne apprezzano il silenzio; dalla notte che ha cambiato tutto per lei, non ha pi
detto una parola. La gola le fa male costantemente, come se quel grido lanciato vedendo morire Fadi
le avesse provocato una ferita insanabile. Ma anche se non fosse cos, non vede ragione di parlare.
Non c' nulla da dire, dopo quanto  successo, nessuno cui valga la pena rivolgersi.
Il mondo  silenzio, e non pu essere altrimenti.
Per Myra non  fatta per obbedire, e per questo non  mai stata in un solo posto pi di
qualche mese. Il suo mutismo non  affatto debolezza. Non accetta gli ordini, esegue con
approssimazione i compiti che le vengono affidati, si difende da chiunque cerchi di infastidirla, o di
farle del male, e sono molti.  solo una bambina, ma non dimentica che ha gi ucciso. E lo rifar, se
deve.
A casa di Missentia Myra dura di pi. Le persone l le mostrano pi rispetto, o forse  lei che di
colpo s' stancata di quella inutile ribellione. Facendo una vita da vagabonda non riavr indietro n
suo padre n Tallia. Sembrava essersi rassegnata. Fino a quella sera di una settimana prima.
L'uomo  un ospite del ludiario, un gladiatore che vuole mettersi in proprio, le hanno detto.
Myra serve ai tavoli. Una delle bellissime schiave usate di solito per quell'incombenza si  sentita
male, e lei deve sostituirla. E mentre si china per mescere il mero, la bevanda alcolica tipica di
Metalia, lo vede: l'inconfondibile luccichio rosso delle lame dei walud di suo padre, che traspare
appena attraverso le custodie ai fianchi di quell'uomo. Tutto intorno a lei perde consistenza, vede solo
gli occhi vuoti di Fadi, mentre un'ira bruciante le avvolge il petto. L'istinto che prova  quasi
irresistibile: prendere le lame e sgozzarlo, l, subito, senza esitare. Un solo pensiero la frena: se
l'uomo  uno dei sei di quella sera, ne restano ancora tre, oltre i due che dovrebbero essere gi morti.
Se per lei lo ammazza cos, al cospetto di tutti, verr di sicuro portata al patibolo. E la sua vendetta
rester incompleta. Allora inghiotte amaro, si alza, torna da dove  venuta. Ma sta solo aspettando.
Agisce quando il banchetto finisce, e l'uomo scivola fuori sbadigliando. Scavalca il muro di
cinta della villa e lo segue.
Il bagliore rosso dei walud per Myra  come la luce per una falena. Riesce a vedere solo
quello, nella notte melaniana. Il tizio ondeggia,  ubriaco, infila un vicolo pi isolato. E lei non riesce
pi ad attendere. Accelera il passo, gli si para davanti. L'uomo si blocca. La guarda senza capire, poi
sembra riconoscerla.
"Ho dimenticato qualcosa? Il tuo padrone mi vuole vedere?"
Myra tace. Respira forte, non riesce a staccargli gli occhi di dosso.
L'uomo le si fa sotto. "O forse sei tu che vuoi qualcos'altro?" e ride, allungando una mano
verso il suo petto.
Lei, semplicemente, agisce. Gli sfila uno dei walud dal fianco e lo colpisce alla mascella con
l'elsa. Quello  cos ubriaco che va gi subito. Myra gli si mette sopra, gli appoggia la lama sul collo.
La pelle sfrigola, l'uomo urla. Con un solo movimento del walud, lei gli taglia la gola. Non le basta, e
continua a colpirlo sul petto, con rabbia, infinite volte. L'odore di carne bruciata e sangue si fa
fortissimo, quasi intollerabile. Tutto il dolore accumulato in quei due anni le fluisce via dalle dita
mentre continua a colpire alla cieca. Ancora e ancora. Non si ferma finch non si sente strappare via.
Si gira mulinando la lama. Si  formato un capannello l attorno. Lei tiene tutti a distanza col
walud. Indistintamente comprende di aver fatto un errore, di essersi condannata con le sue mani, ma la
sensazione di liberazione che ha provato mentre colpiva quell'uomo ancora la possiede e, per un
istante, le sembra che nient'altro importi. Ha ucciso uno degli assassini di suo padre, ora pu morire.
Poi i ricordi si fanno confusi. L'hanno presa,  svenuta, non rammenta come, e al risveglio si 
ritrovata in cella.
C' stato un processo, una farsa, e lei, per parte sua, non s' difesa. Come potrebbe? Ha
provato a parlare, ma non ci  riuscita. Ha disimparato come si fa, o forse  davvero diventata muta.
E ora, nell'arena, mentre i suoi occhi finalmente si abituano alla luce, pu guardarsi attorno.
Visto da sotto, lo spazio circolare le sembra immenso. La gente urla e fa tremare il suolo sotto i
suoi piedi. Alcuni schiavi stanno portando via dei corpi martoriati, probabilmente altri condannati a
morte. La sabbia  fine, il sole  alto ma debole. La breve stagione estiva del Dominio volge al termine.
Cos morir, con il ruggito della folla che le batte sotto lo sterno, il grido eccitato di migliaia di
persone che non vogliono altro che vedere il suo sangue.
Le tolgono le catene, le mettono in mano una spada vecchia e arrugginita, perch quello  il
rituale. Devi poterti difendere, anche quando sei colpevole. E poi, se non lo fai, la gente non si diverte.
I Metaliani si nutrono di violenza, combattimenti e morte.
Myra si aggrappa alla spada come un naufrago a un pezzo di legno. La prova facendola
roteare nell'aria, tra i fischi e gli insulti della gente. Del resto,  una schiava che ha ucciso un uomo
libero. Dagorlas, cos si chiamava, e aveva da poco acquistato la libert.
E poi la folla esplode.
Dall'altro lato dell'arena sta avanzando qualcuno. A Myra sembra semplicemente una
montagna.  immenso. Indossa un giustacuore di cuoio e corte brache tese allo spasimo sulle gambe
possenti. I suoi muscoli sono cos gonfi che sembrano strappare la pelle. Dalle spalle gli spunta un
enorme spadone a due mani alto quanto lui. Myra sente immediatamente di non avere speranze. Le
hanno mandato contro un gigante, e lei  spacciata. Eppure stringe la presa sull'elsa della sua spada
rugginosa e cerca di ricordare tutto quello che le ha insegnato suo padre. Le gambe le tremano per la
posizione che  stata costretta a tenere in cella, ma anche per la paura.
La folla ora grida un solo nome: "Vesnis! Vesnis!".
Il colosso avanza piano, consapevole del terrore che  in grado di incutere. E infatti Myra deve
far ricorso a tutte le sue risorse per non voltarsi e cercare di fuggire, o arrendersi direttamente. Ma
rimane l, dritta davanti al nemico.
A pochi passi da lei, Vesnis si ferma. "Se avessi saputo che eri una cos bella bambina, sarei
venuto a farti visita, ieri." Sorride feroce.
Myra digrigna i denti. "Hai gi preso delle vite e sai come si combatte" pensa. "Devi colpirlo,
devi almeno colpirlo!" Sopravvivere  tutto ci che vuole, ora, con ogni fibra del suo essere, fosse
anche solo per vendicare suo padre.
Lui sguaina la lama;  lunga pi di un braccio e mezzo, ha un'elsa nera, e la parte finale 
seghettata. Myra pensa a quella lama che strappa brandelli di carne, che penetra muscoli e frantuma
ossa. Ma deve sfruttare la sua unica opportunit di uscire viva da l.
Scatta in avanti, brandendo la spada. Per il suo corpo non le risponde, inciampa e finisce
lunga a terra. La gente ride. Si aspetterebbe un nuovo affondo, ma Vesnis ride con gli altri. La guarda
come si guardano le prede facili. E allora Myra capisce: quell'uomo la sottovaluta. In pi, sono
nell'arena, dove la morte  spettacolo. Non la uccider prima che la gente si sia divertita abbastanza.
Sono debolezze, e lei le deve sfruttare. Cos, da terra, si gira su stessa e colpisce. Incredibilmente, la
lama segna la carne della gamba del gigante. Un mormorio di stupore attraversa l'uditorio. Vesnis,
incredulo, si guarda il segno rosso su un polpaccio. Un graffio, certo, ma non era previsto. Non 
possibile che una bambina lo abbia ferito.
Myra si rialza e affonda di nuovo la lama. Vesnis scarta di lato, ma lei, d'istinto, fa un'altra
rotazione, e di nuovo va a segno: un altro graffio, vicino alla spalla. Stavolta la gente urla eccitata.
Vesnis s'infuria. Un suo grido mette a tacere tutti.
"Ma cosa pensi di fare, ragazzina? Tu qui devi solo morire."
Myra riparte all'attacco. Vesnis prova a bloccarla con un colpo del suo spadone, ma lei ci
passa comodamente sotto. Lui fa un tondo, e lei salta, neutralizzandolo.
Il pubblico  completamente ammutolito. Vesnis ruggisce e cala il suo colpo dall'alto, ma Myra
ormai ha colto il suo punto debole. Lui  un gigante, certo, per si muove con lentezza, e maneggiare
quello spadone lo rallenta ulteriormente. Invece lei  minuscola e pu approfittare di questo vantaggio.
Riesce sempre a prevenirlo. Schiva di lato, rotola a terra, scappa, gioca come il gatto col topo, ma al
contrario. E la gente, tutt'a un tratto, inizia a esultare ogni volta che scarta, che sfugge la morte.
Vesnis  sempre pi infuriato, non  abituato ad avversari cos piccoli e agili.
Myra gli si infila infine tra le gambe, e, tirandosi su dietro di lui, affonda la lama nella sua
schiena. A differenza degli altri, questo colpo  preciso, e Vesnis urla di dolore. Lei si riporta a
distanza, qualcuno applaude, e d'improvviso sente che forse pu farcela.
Ma quello che le manca, contro un guerriero come Vesnis,  la forza. Il suo colpo gli ha fatto
male, ma non  stato sufficientemente forte e non gli ha causato un danno grave. E fa s che la sua
rabbia esploda.
Vesnis le si getta sopra, senza per usare la spada. Le sferra un pugno, che Myra schiva. Non
riesce per a evitare il calcio alle gambe. Cade schiena a terra, il fiato le si mozza in gola. E allora
arriva un secondo pugno, e tutto esplode nel dolore. Poi un altro colpo, e un altro ancora. Ora Myra
sa che ha sbagliato a pensare che forse poteva farcela. Lei  solo una bambina che  stata addestrata
per troppo poco tempo da suo padre.  riuscita a uccidere due uomini,  vero, ma in entrambi i casi ha
avuto fortuna. L'altro  un assassino di professione.
Ma comunque non perder senza lottare, le urla una voce nel cuore, e allora allunga la spada
in alto e lo prende esattamente sul pugno. La lama affonda nella carne, l'acciaio si spezza, e Vesnis si
stacca da lei tenendosi la mano. Stavolta lo ha ferito seriamente. Myra riesce a rialzarsi a fatica,
barcollante. Tra le mani stringe solo il moncone della sua spada, ma ugualmente non lo molla.
Vesnis si strappa dal palmo il pezzo di lama che  rimasto incastrato. "Ti ammazzo!" urla,
avanzando verso di lei con lo spadone impugnato a una mano sola.  cos forte che riesce ugualmente
a destreggiarsi. Myra si butta a terra in un ultimo disperato tentativo di schivare il colpo e, mentre
cade, chiude gli occhi.
"Almeno ci ho provato, ho lottato" dice all'immagine di Tallia e Fadi che le compare dietro le
palpebre. Ma, di nuovo, il colpo non arriva. Arriva solo il rombo della folla. Forse Vesnis sta ancora
prendendosi gioco di lei.
Quando riapre gli occhi, non riesce a vedere il gigante. Davanti a lei, circonfuso dai raggi del
sole, c' un uomo di spalle: un corpo esile, che per le sembra d'improvviso straordinario. Ha
bloccato lo spadone di Vesnis con un'arma ben pi piccola e sottile, l'ha salvata dalla morte e ancora
le fa scudo.
L'arena ora  avvolta da un silenzio irreale. Migliaia di persone tacciono, e anche il tempo
sembra essersi fermato. Myra vede solo l'uomo immobile davanti a s, i muscoli tesi, e la faccia stupita
di Vesnis. Poi l'incantesimo si rompe.
Senza dire una parola, l'uomo misterioso apre la guardia, costringendo Vesnis ad abbassare lo
spadone. Quindi, gli sferra una gomitata al mento. Vesnis  un gigante, e l'uomo non pu certo sperare
che quel colpo sia in grado di atterrarlo. E infatti, mentre la gomitata l'ha sbilanciato, continua
l'attacco con un calcio mirato alle ginocchia. Il colosso adesso crolla a terra, lasciando la presa sullo
spadone. L'uomo  rapidissimo a prenderlo in mano. Un istante appena, e incrocia entrambe le lame 
la sua, sottile, e quella enorme di Vesnis  sotto il collo del boia.
Rimane immobile cos.
La gente, sugli spalti, non sa come reagire. Le esecuzioni sono solo l'antipasto ai giochi,
nient'altro che un diversivo per stimolare la sete di sangue in attesa del pezzo forte, degli scontri tra i
gladiatori. E invece si sono trovati davanti uno spettacolo incredibile. Non solo la ragazzina che riesce
a tenere testa a un guerriero leggendario come Vesnis, ma adesso quello straniero magro e silenzioso
che addirittura lo sconfigge.
Poi la folla prorompe in un boato. Applaudono fino a spellarsi le mani, e qualcuno inizia a
chiedere la testa di Vesnis. Ma l'uomo misterioso rimane immobile, le due lame sempre sotto il collo
del gigante. E cos il boato si spegne, in attesa. Pu accadere qualsiasi cosa.
"So che siete venuti qui per il sangue!" dice l'uomo. Ora che lo guarda bene, Myra si accorge
che in realt non deve avere pi di una trentina di anni. Eppure riesce a tenere sotto scacco le migliaia
di persone presenti. C' qualcosa nella sua voce che cattura, che tiene avvinti. "E io posso darvelo."
Gli spettatori applaudono e gridano. Myra vede Vesnis digrignare i denti, la fronte imperlarsi
di sudore. Il vento  cambiato, ha gi perso il favore del pubblico. L'uomo aspetta che il frastuono si
plachi di nuovo. Sembra essere in grado di governare la folla come se fosse una bestia addomesticata.
Fa quasi paura vedere tutta quella gente pendere dalle sue labbra.
"Ma non sono un gladiatore" aggiunge "e un guerriero del valore di Vesnis merita una morte
onorevole, in un vero combattimento." A Myra non sfugge lo sguardo che l'uomo misterioso ha
indirizzato verso il palco d'onore. L  seduto il ludiario che possiede Vesnis. "Per questo, vi chiedo la
vita della bambina."
La folla prorompe in un verso di stupore. Adesso l'uomo non attende che le voci si siano
spente. Piuttosto, alza lui il tono. "L'ho salvata e mi sembra giusto che adesso appartenga a me. La
vita di Vesnis per quella della piccola schiava!" dice deciso. "A voi la scelta."
Finalmente abbassa la testa e fissa gli occhi in quelli di Vesnis. Myra gli legge in faccia tutta la
sua frustrazione e la sua rabbia. Inizia a partire qualche applauso;  chiaro che la gente  con l'uomo
misterioso. Ha fatto una cosa incredibile: ha salvato la vita di un'insignificante schiava, della bambina
che ha ucciso Dagorlas! E adesso la vuole con s, sottraendola a un destino terribile.  una storia che
ha presa sul popolino, e non solo. Anche la regina, dal palco d'onore, lo guarda ammirata.
Myra non riesce a staccargli gli occhi di dosso. "Mi ha salvata" si ripete. "Ha messo la sua
vita in pericolo, perch Vesnis avrebbe potuto farlo a pezzi e ne  ancora in grado. Perch?"
I minuti scorrono rapidi, e l'uomo resta immobile nella sua posizione. Myra sa che per tenere
sotto scacco cos a lungo uno della stazza e delle capacit di Vesnis ci vogliono una forza e un
addestramento eccezionali, e lo straniero non fa una piega. La sua presa sulle else  salda, il suo
sguardo fisso sul nemico. Due sottili rivoli di sangue scendono gi per il collo taurino di Vesnis.
Finalmente, una delegazione scende dal palco d'onore. Myra individua il supremo sacerdote e
anche il ludiario che possiede Vesnis.
"Puoi prenderti la ragazzina" dice il supremo sacerdote, con un tono stizzito. "Ma sia tu sia lei
siete banditi da Melania, dovrete lasciarla entro sera. Altrimenti le guardie hanno mandato di
uccidervi."
L'uomo annuisce. "Sta bene. Ma voglio un contratto nel quale sancite che la ragazzina ora 
libera di andare e che la sollevate da tutte le accuse."
"Stai per caso mettendo in dubbio la mia parola?" Il supremo sacerdote si avvicina. "Posso
farti ammazzare all'istante, se preferisci."
"Chiunque ci provi, lo sfido a riuscirci prima che mi sia preso la testa del vostro amato boia."
L'uomo fa un sorriso sprezzante e affonda un altro po' le lame nel collo di Vesnis, che stringe i denti.
Interviene il ludiario. "Se viene fatto altro male al mio gladiatore, pretendo un totale e
completo risarcimento!" minaccia.
Il sacerdote stringe i pugni, ma alla fine fa un gesto di resa. "Portatemi la ceralacca."
Il documento viene preparato di fronte alla folla. Il supremo sacerdote vi imprime il suo sigillo.
Solo quando gli danno in mano il documento, l'uomo finalmente abbassa le lame dal collo di Vesnis.
La reazione del gigante  immediata. A mani nude, scatta contro lo straniero, che per era in
attesa, gi pronto. Lo colpisce con l'elsa della sua spada alla mascella, mandandolo gi. Poi alza il
contratto in aria, e la gente esplode in un boato di approvazione.
L'uomo guarda con aria di sfida il supremo sacerdote e il ludiario. "Avete fatto un buon
affare." Quindi si gira verso Myra. Lei lo vede avanzare come un eroe delle storie che le raccontava
suo padre quand'era piccola. Ha la pelle olivastra, un viso scarno sporcato da un'ombra di barba. I
capelli sono ricci, lunghi a coprire il collo, e gli occhi nerissimi, a mandorla, come lei non ne ha mai
visti.  alto, magro, indossa un giustacuore di cuoio, e sotto una camicia bianca dalle maniche ampie,
strette da bracciali di cuoio nero. I pantaloni sono di un verde smorto, infilati in pesanti stivali. La
spada gli pende da un fianco, ma ha anche altre armi: coltelli da lancio su una cintura che gli
attraversa il petto, e un pugnale.  un guerriero, uno vero.
Si ferma davanti a lei e le sorride. Myra non ricorda neppure quando qualcuno le abbia rivolto
un sorriso per l'ultima volta. Tutto le sembra avere la consistenza di un sogno.
"Vieni con me, forza, qui non hai pi nulla da fare" e s'incammina voltandole le spalle.
Myra rimane immobile un istante, poi, semplicemente, lo segue.
18
18-19 novembre
Quando Myra si riebbe, avvert un dondolio ritmico che conosceva molto bene. Si guard
attorno, e per un istante la testa le gir, perch quello era letteralmente un tuffo nel passato: la gabbia
coperta di paglia, i compagni di prigionia stanchi e feriti e, fuori, la carovana di schiavi che avanzava
lenta. Era come quando uno schiavista l'aveva raccolta dopo la fuga dalla sua casa in fiamme, una vita
prima. Ma il panorama intorno a lei non era quello del Biaswad. Si trovavano in un bosco di castanei,
l'oro delle loro chiome che qua e l occhieggiava ancora tra ampie chiazze di neve fresca; a terra, le
foglie morte scricchiolavano sotto le ruote del carro-gabbia.
Intorno al collo sentiva il peso del torquis, addosso aveva i suoi soliti vestiti, mantello
compreso. Riusciva a intravedere alcune bende macchiate, tese su braccia e gambe. Non si sentiva per
male, segno che le ferite erano tutto sommato superficiali.
Era andata. In modo pi doloroso di quanto avrebbe sperato, ma era andata. E Icenwharth non
era con lei. Finora il piano aveva funzionato.
Guard la varia umanit della gabbia: donne e bambini, per lo pi, una che allattava, tutti
Thyrren.
Dove siamo diretti? chiese nella loro lingua. Li vide trasalire appena al suono lacerato della
sua voce.
A Etheria rispose una donna stanca, con una larga benda a coprirle il capo. L ci venderanno
al mercato degli schiavi.
Quanto manca?
La donna scroll le spalle. Nei suoi movimenti Myra leggeva una spossatezza sovrumana; sent
che non sarebbe sopravvissuta a lungo. Prima si muore nel cuore e nella mente, poi nel corpo.
Dal valico del Fiscellicus distiamo sei giorni di marcia rispose quella che allattava, pi
determinata.
Myra fece i suoi conti; sarebbero arrivati alla citt a sera.
Si appoggi con la schiena alle sbarre della gabbia, cercando di stare il pi comoda possibile. Ai
fianchi, ovviamente, i walud non c'erano, ma li intravide infilati nei foderi appesi a un carretto che
trasportava cianfrusaglie varie. Di certo i mercanti li avrebbero venduti assieme alle loro prede.
Avrebbe fatto in modo di non separarsene.
All'ora di pranzo, uno schiavo thyrren entr nella gabbia, senza che si fermassero. Diede a
ciascuno una ciotola di legno e una mestolata di una zuppa densa, con dentro una specie di semolino
piuttosto compatto, il mellus. A Metalia era la base di tantissimi piatti.
Con lo schiavo c'era un Camminante che esaminava a uno a uno i prigionieri. Myra lo
riconobbe all'istante, anche se l'ultima volta che l'aveva visto era buio, e la battaglia era durata tutto
sommato molto poco: era il giovane mago che aveva cercato di catturare Icenwharth. Al centro della
testa aveva l'abituale cresta di capelli candidi, ma la coda sulla nuca era piuttosto corta. I tatuaggi sul
suo corpo tessevano un reticolo lasco, e sotto pelle c'erano non pi di quattro elementali, che si
muovevano sbiaditi, i grandi occhi colmi di sofferenza, spuntando a intermittenza sul suo collo. Un
Camminante alle prime armi in cerca di gloria e di esperienza, evidentemente.
Quando arriv a lei, i loro occhi si incrociarono per un istante. Doveva avere all'incirca la sua
stessa et; l'ombra di barba che si era fatto crescere non nascondeva del tutto i tratti del volto con
ancora qualcosa di infantile. Eppure la guardava con l'alterigia tipica dei maghi, che pensano che tutto
gli sia dovuto e che il mondo gli appartenga.
Fece per prenderle le mani per controllare il suo stato di salute, ma Myra si ritrasse.
Cos', sai curarti da sola?
Myra indic col mento il suo tascapane, che si trovava sul carretto delle armi. Nella mia sacca
c' un tonico. Voglio quello.
Il Camminante ridacchi, poi finse di non averla sentita e le sfior un braccio. Myra,
rapidissima, gli afferr la testa e gliela torse, tendendogli il collo. Tenne per la presa lenta a
sufficienza perch il ragazzo potesse gridare.
La carovana si ferm, uno degli schiavisti fece schioccare la frusta. Lascialo subito! url in
un albonita stentato.
Voi datemi il mio tonico.
Sei solo una schiava, come osi dare ordini! L'uomo fece schioccare ancora la frusta. Myra, in
tutta risposta, strinse la presa, e il volto del giovane Camminante divenne cianotico.
Intervenne il capo della carovana. Le sue vesti erano metaliane: una lunga tunica porpora
damascata e una stola dorata che gli scendeva sul petto, intessuta di simboli neri, il segno distintivo
degli schiavisti. Ma incredibilmente era un Thyrren, con ogni probabilit uno che era riuscito a
comprarsi la libert. Era anziano, corpulento, e sotto le vesti si intravedevano sul corpo numerose
cicatrici biancastre, che formavano un reticolo in tutto e per tutto identico a quello di una Gabbia.
Evidentemente, aveva cancellato con la spada i suoi tatuaggi dopo aver ottenuto l'indipendenza.
Myra si chiese quanto male gli avesse fatto, e se se li fosse strappati dalla pelle da solo. Prov
un istintivo moto di simpatia per lui, che per cerc di sopprimere; non doveva familiarizzare con
quella gente.
Allora, ragazzina, vuoi che ti faccia frustare? le chiese. A differenza del suo sgherro, il capo
carovana parlava un albonita perfetto. Usava un tono calmo, senza traccia d'ira: era abituato a trattare
con gli schiavi.
Myra allent appena la presa sul collo del Camminante, quel tanto che bastava per non farlo
soffocare. Con me niente magia. Ho un tonico per curarmi ripet.
Il Thyrren al suono spezzato delle sue parole la guard inquisitivo. Che diavolo hai fatto alla
voce?
Myra contrasse la mascella, ma non rispose.
L'uomo tagli corto. I miei schiavi bevono solo quello che dico io. Che ne so cosa c' dentro il
tuo intruglio?
Fallo provare a uno dei tuoi, allora disse Myra.
Il Thyrren si prese qualche istante, poi diede l'ordine. Uno dei suoi frug nel tascapane di Myra
e prese l'ampolla. Il capo gli fece un cenno, e quello bevve, non senza timore.
Non gli accadde nulla.
Myra guard lo schiavista, in attesa.
L'uomo si avvicin alla gabbia e fiss i suoi occhi in quelli dei lei: erano d'identico colore.
Chi sei? sibil.
Myra sorrise. Una gladiatrice. Indic uno dei Rewadir che facevano da scorta alla carovana.
Una di loro.
Il Thyrren non si scompose. Davvero? Bene. Ma qui nessuno  indispensabile. Se mi crei
ancora problemi, ti faccio ammazzare. Anche se ci rimetto dei soldi.
Myra cap che era il momento di cedere e lasci andare il Camminante, che si mise a quattro
zampe sul fondo della gabbia, ansimando e tossendo.
Il Thyrren accost il volto alle sbarre. Brava bambina disse sempre calmo, poi si allontan.
Myra si fece passare la boccetta di tonico e finalmente bevve.
Come previsto, arrivarono a Etheria di sera. Il sole stava tramontando dietro le enormi mura.
Lungo tutto il perimetro, erano ricoperte di fregi incisi su un granito scuro come la notte e lucidissimo.
Tutte le citt di Melania, la porzione di Metalia affacciata sul Mare Nero, avevano mura di quel tipo;
Leucania, la porzione del regno affacciata sul Mare Bianco, invece, le aveva in candido marmo. Ai
Metaliani piaceva giocare con la duplice natura della loro terra: due mari, due coste, due diversi regni
retti da due regine gemelle, allevate e scelte dal clero quando erano ancora bambine.
All'ingresso della citt, due sentinelle vestite completamente di nero ispezionavano la carovana
e le sue merci. Il capo schiavista tratt personalmente, con un'abilit che Myra ammir. Con
noncuranza infil in mano a ciascuna delle due guardie una lauta ricompensa in sterls, che quelli, con
altrettanta dimestichezza, infilarono in tasca.
Le grandi porte d'ebano si aprirono piano, e furono dentro. E subito il caos li avvolse. Le citt
metaliane erano luoghi frenetici, con un'architettura disordinata, affollati di merci e gente di ogni razza,
che l si incrociava, si scontrava e concludeva i propri affari. C'erano Gabbie trascinate dai loro
padroni, schiavi che correvano ovunque, impegnati nelle incombenze loro affidate, e poi nobili sulle
portantine, e persone qualsiasi in giro per le strade. Nelle zone pi lontane dal centro, a dominare erano
alti palazzoni dalle basi in pietra, sulle quali si innalzavano poi costruzioni di legno pericolanti. Dentro,
stipati come api nell'alveare, decine e decine di famiglie, ciascuna a occupare un piccolo cubicolo
dell'edificio. L'odore di legno era penetrante. Copriva persino quello del ghiaccio e della neve, che
anche l era gi scesa, sebbene ancora in uno strato sottile, e rivestiva la via di una melma grigiastra.
La carovana si mosse piano tra i vicoli di quelle periferie, scansando gli avventori delle locande,
gli ubriachi e i mendicanti. I prigionieri si guardavano intorno tra l'intontito e il curioso, ma non Myra.
Lei rimase nel suo angolo. Non era mai stata a Etheria ma, come ogni altra volta in cui si era trovata in
una citt metaliana, prov disgusto al pensiero che gli abitanti si arricchissero sulla carne e sul sangue
degli schiavi.
In lontananza, vide la linea circolare dell'arena. Ricord all'istante il giorno in cui vi si era
trovata al centro. L'assenza di Acrab si fece sentire, intollerabile e dolorosa.
La scacci. Aveva una missione.
Per il momento, comunque, la carovana si diresse lontano da l, verso una zona della citt meno
affollata. Era un quartiere residenziale, occupato per lo pi da mercanti. La villa dello schiavista era
circondata da un muro alto un paio di braccia, dipinto di un rosso vivo. Lo varcarono, per ritrovarsi in
un giardino piuttosto semplice, ma che a molti di loro doveva sembrare degno del palazzo di un re. La
casa, su un solo piano, si avvolgeva intorno a esso. Non c'era neve: alti bracieri di bronzo spandevano
ovunque un dolce tepore, assieme a un odore aromatico e inebriante.
Il Thyrren smont dalla sua portantina che precedeva i carri e si fece accogliere da alcuni servi
che portavano bacinelle nelle quali potesse lavare via da mani e piedi la polvere del viaggio. Myra
guard quella scena con disprezzo; tanti Thyrren per guadagnarsi un briciolo di libert in pi si
adattavano a diventare i carcerieri dei propri simili. Ne aveva visti altri nella prima carovana, quella che
in un'altra vita l'aveva condotta dal Biaswad a Melania. Ma come poteva un Thyrren che si era
comprato la libert tenere degli schiavi in casa le risultava incomprensibile. Lei che il torquis al collo
l'aveva portato a lungo non avrebbe mai potuto metterlo a qualcun altro.
In un angolo del giardino c'era una fila di gabbie. Fu l che li misero tutti. Myra si fece
trasferire docile, mangi quel che le diedero  mellus, ancora  e bevve un altro po' di tonico, quindi si
sistem per la notte. Di fianco, aveva la donna col bambino, che stava di nuovo allattando.
Tu non sei come noi, sei una guerriera e sei forte. Perch non te ne vai? le chiese quando fu
buio.
Myra la guard. Era giovane e bella, e si stringeva al petto suo figlio come se fosse la cosa pi
preziosa che aveva. Per un istante pens di scappare davvero e portarla con s. Ma dove? Tutto il
Dominio per un Thyrren era un'unica prigione.
"Acrab cambier tutto. Acrab render il Dominio un posto giusto" pens e di nuovo avvert con
forza il dolore per il proprio tradimento.
Sono dove devo essere rispose soltanto.
Ma io no. Nessuno di noi lo .
Myra sent la rabbia colmarla. Dormi disse e domani stammi vicina. Troveremo un modo.
Il viso della donna si illumin di un sorriso. Grazie... mormor.
Myra non disse altro. Si avvolse nel mantello e si addorment nel suo angolo.
Vennero destati all'alba da uno schiavo che passava un bastone sulle sbarre delle celle. Myra si
era per svegliata un po' prima, non appena il cielo aveva iniziato a tingersi di un colore pi chiaro.
Dopo uno scarso pasto, li fecero uscire a uno a uno, perch passassero davanti al loro padrone
per la valutazione.
Il Thyrren corpulento sembrava chiamarsi Isteve; il nome era inciso ovunque nella casa, che
come tutte le residenze dei nuovi ricchi era opulenta e di cattivo gusto.
Quella mattina se ne stava seduto su un'alta sedia di legno, stuccata e coperta da uno strato di
foglia d'oro, e lasciava che gli schiavisti gli portassero davanti la mercanzia un capo alla volta, per
usare il suo stesso linguaggio.
Myra, che il giorno prima aveva avvertito un istintivo moto di simpatia per quell'uomo, si sent
una stupida. Sper che esistesse un inferno con un posto speciale per la gente come lui, servi che una
volta raggiunta la cima della catena alimentare iniziavano a cibarsi dei loro compagni di sventura.
Ben presto si formarono vari gruppetti; gli schiavi erano divisi in base al loro stato di salute, al
sesso e all'et. Nella confusione generale, Myra tenne accanto a s la donna col bambino,
permettendole di uscire per ultima. Mentre i prigionieri iniziavano a sfilare, tenendola per un braccio la
condusse fino al muro di cinta.
Va' in cucina e fatti dare un lavoro le disse tra i denti.
La donna la guard interrogativa.
Muoviti! rugg a mezza voce. Gli schiavi si aiutano tra loro.
La donna scivol rasente la recinzione. Le gett un ultimo sguardo di gratitudine, poi Myra
sent un colpo di frusta sfiorarle la testa.
Vuoi finire nel bordello, invece che nell'arena? url uno degli schiavisti.
Myra abbass il capo e si un agli altri prigionieri. Si mise in fila e non si fece notare fino a
quando non venne il suo turno. Avanz di un passo e lasci che l'assistente di Isteve la conducesse
davanti al padrone, le facesse aprire la bocca e la toccasse per indurla a girarsi. Cerc di reprimere il
disgusto che provava a essere trattata come un bestia. Le mani di quel tizio addosso le diedero il
voltastomaco, ma non poteva ribellarsi, non ora. Era l per un motivo. Ingoi la nausea e cerc di
pensare ad altro.
Quindi sei una guerriera... disse Isteve, interessato. Una Thyrren.
Myra annu e non fece commenti.
I Thyrren sono Gabbie o schiavi. Le donne, spesso, puttane.
Io no.
Isteve ridacchi Sei ferita. E non mi sembri neppure molto in forma.
Myra rimase impassibile. Mettimi alla prova.
Isteve la guard, sempre pi incuriosito. Perch ci tieni tanto a finire nell'arena?
Mettimi alla prova insistette lei.
Isteve fece un cenno, e uno dei suoi guerrieri rewadir si fece avanti.
Dalle una spada di legno disse.
Myra sorrise sarcastica. Due.
Due spade, davvero?
Sono una Rewadir anch'io.
Poche parole ma taglienti, eh? Del resto, anche la tua voce sembra fatta di cocci rotti...
Ancora, Myra non replic.
Isteve fece un altro cenno della mano, e un giovane schiavo thyrren, praticamente ancora un
bambino, accorse portando due lame di legno, che le porse.
Myra ne tast l'impugnatura. Non assomigliavano ai suoi walud, n nel peso n nella
lunghezza, ma se le sarebbe fatte bastare. Scese dalla pedana sulla quale gli schiavi venivano
ispezionati e raggiunse un piccolo spazio al centro del cortile. Davanti a lei, il Rewadir; intorno, gli altri
schiavi a fare capannello. Si mise in posizione di difesa.
Isteve ridacchi ancora, e altrettanto fece il Rewadir che avanz verso di lei.
Myra non aspett neppure che le fosse vicino; scatt in avanti e con un doppio tondo incrociato
gli fece volare le armi lontano, puntandogli al tempo stesso le due lame alla gola.
I walud dell'altro s'infissero nel terreno vicinissimi ai piedi di Isteve, che si tir indietro
spaventato.
Tutto era durato una frazione di secondo.
Myra si rimise in posizione di riposo. Ora facciamo sul serio? chiese.
Il Rewadir digrign i denti, quindi lanci uno sguardo carico di furia a Isteve, che dopo un
istante annu.
Il guerriero prese i walud da terra e si mise a sua volta in posizione di attacco.
Myra non si sforz pi di tanto. Nell'arena, fatta eccezione per le esecuzioni, sapeva che
contava molto di pi l'eleganza che l'efficacia. In fin dei conti, si trattava di spettacolo. Cos danz,
tenendo il Rewadir a distanza e facendo mulinare le spade attorno al corpo. Poco dopo l'altro non
sapeva pi come muoversi, confuso e impotente davanti alle sequenze delle sue tecniche. Non doveva
avere avuto un addestramento granch raffinato. Come lui, erano tanti i Biaswadi che si professavano
dei Rewadir solo perch maneggiavano due lame.
Basta cos.
Myra si ferm e d'istinto port le lame ai fianchi con un movimento fluido, dimenticandosi che
non potevano entrare nei foderi. Ma la naturalezza del gesto venne notata.
A quanto sembra non ti vantavi a vuoto. Isteve la stava fissando. Sei pronta a replicare oggi
al mercato? Perch nessuno comprerebbe una come te senza vedere cosa sai fare.
Io sono sempre pronta disse Myra. Ma voglio i miei walud.
Questo non accadr mai.
Voglio che mi vendi con loro precis Myra.
Perch?
Mi hanno salvato la vita, sono le mie armi, e sono uniche. Nell'arena saranno apprezzate.
Isteve ci riflett per un momento, poi acconsent. Va bene, d'accordo. Avrai le tue spade.
Con un sorriso Myra mascher tutto l'odio che provava per quell'individuo. Ma la recita era
riuscita; adesso doveva solo fare in modo che a sceglierla fosse il ludiario giusto.
Il piano procedeva ancora.
19
Kyllen
La locanda malandata era piena soprattutto di mercanti di schiavi, osserv Kyllen guardandosi
attorno.
D'altra parte, ad Albon ne circolavano moltissimi, perch la richiesta di elementali era elevata.
E ci era dovuto al fatto che, sebbene quella fosse la patria della magia, vi si trovavano poche specie di
elementali, giusto quelle utili agli incantesimi di base. Ogni volta che aveva usato la magia nella sua
terra, infatti, Kyllen si era trovato in difficolt: i Puri, non usando per principio elementali che
provenivano da Gabbie, potevano fare affidamento solo su quelli che trovavano nell'ambiente
circostante. Lui per negli anni era riuscito a stringere con quegli esseri un rapporto di fiducia che gli
consentiva di usarli al meglio, con la minima costrizione necessaria.
Bevve un lunghissimo sorso di birra, affondando la testa nel boccale. Si sentiva esposto. Aveva
avuto cura di sedersi in un angolo e di non togliersi il cappuccio. Ma non era abituato a essere un
fuggitivo e gli sembrava che tutti lo guardassero, e che ogni sguardo nascondesse un'insidia.
"Stai diventando paranoico" si disse mettendo gi il boccale. Quel che aveva scoperto
continuava a tormentarlo. Era come avere un peso costantemente attaccato al collo che nessuno poteva
togliergli; era solo, pi solo di quanto fosse mai stato.
La porta si apr, la neve vortic per un tratto dentro. Soldati. Kyllen abbass di nuovo il capo.
Bevve ancora, per il freddo e l'ansia. Poi lo vide e pos il boccale.
Indossava un mantello nero, ma sotto occhieggiavano vesti grigie, esattamente come le sue.
Anche il suo volto era coperto dal cappuccio, ma Kyllen percepiva chiaramente i suoi occhi sospettosi
puntati su di lui.
Salute gli disse gelido e si sedette dall'altra parte del tavolo.
Ci sei riuscito? chiese Kyllen in un soffio.
Prima i soldi.
Kyllen frug nella piccola sacca di pelle che teneva nel tascapane. Ne trasse una cinquantina di
sterls, che gett sul tavolo.
L'uomo li consider scettico.
 tutto quello che posso darti, e non mi sembra poco.
Sotto il cappuccio, l'uomo sorrise amaro mentre raccoglieva i soldi.
Dici cos perch sei appena diventato un lupo solitario. Tra un paio di settimane, senza soldi e
con la pancia che brontola, vedrai che cambierai idea.
Allora, ci sei riuscito o no? chiese di nuovo Kyllen, impaziente.
La pergamena. Il codice da decifrare.
L'uomo annu. Dimmi per dove l'hai presa.
Kyllen indugi. Cosa gli conveniva rivelargli? Quanto quell'uomo sapeva gi o aveva dedotto
dal documento che gli aveva passato?
Prima tu mi fai vedere cosa c' scritto sopra e poi io ti spiego tutto.
L'uomo sbuff, ma comunque port la mano al suo tascapane e ne prese due carte arrotolate
assieme. Le allung a Kyllen, che le afferr avido e le svolse. Mise da parte quella originale e si
concentr su quella che conteneva la traduzione. Era un elenco, a prima vista sembravano libri. Alcuni
gli erano completamente sconosciuti, perch i titoli erano scritti in lingue che era in grado di
riconoscere, ma non di tradurre. Altri semplicemente non li aveva mai sentiti nominare.
Un titolo per attir subito la sua attenzione.
L'aveva cercato recentemente nella biblioteca del Consesso, e il bibliotecario non era stato in
grado di trovarglielo: era uno dei tomi misteriosamente scomparsi. E trattava della profezia.
Kyllen sent il cuore accelerare. Scorse il resto della pergamena. Separato da una riga bianca
rispetto a quello precedente c'era un altro elenco.
Di nuovo titoli incomprensibili, tranne uno, che sembrava trattare della magia dei Primi.
Infine, un'annotazione:
Notizie entro la fine del mese tramite il solito canale.
G.
Ho impiegato parecchio per decifrarlo disse l'uomo. Non  uno dei soliti codici usati in
guerra, o di quelli che si trovano sui libri.  un linguaggio cifrato completamente diverso, inventato ex
novo, e chiunque l'abbia pensato ha una mente geniale. Non avevo mai faticato tanto per decrittare un
testo.
Kyllen continuava a guardare la pergamena, tentando di capire cosa significasse. Ma senza
dubbio G. stava per Graffias, non poteva trattarsi di altri.
L'uso di alcune chiavi e alcuni caratteri mi ha fatto pensare ai monasteri Phoiniki.
Kyllen si fece attento. In che senso?
I monaci passano la vita a copiare documenti che spesso neppure capiscono. Si dice che
custodiscano anche inestimabili testi dei Primi... Comunque, ogni monastero ha il suo stile, un modo
particolare di scrivere alcune lettere che viene tramandato perch sia riconoscibile. Be', secondo me il
tizio che ha scritto il codice ha vissuto in un monastero in Phoinika.
Kyllen mise gi la pergamena e riflett. Graffias  un nome phoiniko, giusto?
S. L'uomo lo fiss. Ma tu dove l'hai sentito?
Kyllen sospir. "Quanto devo dirgli?" si chiese di nuovo. "Quanto  necessario per farmi dare
altre informazioni."
In fin dei conti, quell'uomo era come lui: un Puro che aveva abbandonato il Consesso. Per un
istante gli gir la testa: era la prima volta che ammetteva di aver abbandonato per sempre quel luogo.
Fin l aveva pensato alla sua fuga come qualcosa di temporaneo; ora non pi.
Aveva fatto una scelta la notte in cui aveva varcato la soglia di quella stanza dove non sarebbe
mai dovuto entrare.
L'ho sentito pronunciare dall'Immacolato.
L'altro si sporse in avanti, incredulo. Che cosa?
Kyllen lo guard. Tu perch te ne sei andato?
L'uomo ridacchi. E tu?
Kyllen non rispose.
L'altro continuava ad avere uno strano ghigno sulla faccia. Lo sai che succede nei sotterranei
del Consesso? Be', io s. E a un certo punto ho deciso che non volevo saperne pi nulla.
Kyllen tenne gli occhi fissi sull'altro. Da quanto aveva capito, la loro situazione per certi versi
era simile, e l'uomo lo aveva aiutato. Voleva essere sincero, ma esitava. Parlare, seppure con un
rinnegato come lui, significava esporsi. E soprattutto avrebbe reso ogni cosa vera, reale. Alla fine si
decise. Ho trovato quella pergamena nella stanza dell'Immacolato disse. E gli raccont tutto.
L'uomo non parve troppo stupito.
Lo sapevi gi? chiese Kyllen.
Il rinnegato scosse la testa. No. Ma anche io ho assistito a certi fatti... Non mi meraviglia che
l'Immacolato non sia chi dice di essere...
Kyllen lo incalz. Io ti ho detto ci che so. Ora sta a te.
L'uomo improvvisamente non sembrava pi a suo agio. Tamburellava nervosamente le dita sul
tavolo.
Il Consesso  cambiato esord.
Questo l'ho visto. Ma a cosa ti riferisci? All'ossessione dell'Immacolato per la profezia sul
Liberatore?
No...
Andiamo insistette ancora Kyllen. Che cosa vuoi dire?
Lo sguardo del rinnegato parve perdersi lontano. Io mi sono unito ai Puri per la stessa ragione
per cui lo fanno tutti: perch credo che gli elementali abbiano coscienza e provino dolore, e perch non
voglio che nessuno sia schiavo per colpa mia. Sono stato allevato da una balia thyrren. Mio padre
l'aveva comprata che era ancora una Gabbia e la trattava come se fosse una di famiglia. L'uomo si
blocc, poi riprese. L'Immacolato probabilmente percep questo mio... Non so come chiamarlo, forse
senso di giustizia... Cos mi disse che mi avrebbe fatto fare qualcosa che avrebbe liberato per sempre
gli elementali e i Thyrren, ma che non avrei dovuto parlarne con nessuno.
Kyllen sent il cuore accelerare.  questo che fanno nei sotterranei? Pens a quell'accenno
che gli aveva fatto l'Immacolato, quando gli aveva detto che altri si stavano occupando di creare una
magia che liberasse per sempre gli elementali.
S. Ma non  come pensi! L'uomo alz la voce. Lo scopo  meritorio, io voglio una magia
giusta! Non  quel che vuoi anche tu? Non  quello che vogliamo tutti?
Kyllen si limit a un cenno del capo e attese che venisse il resto.
Ma non cos.  sbagliato! Le mani dell'uomo tremavano. Li torturano! Torturano gli
elementali per liberarli. E io all'inizio lo facevo, perch... Non lo so... Tutti dicevano che i grandi
sogni hanno spesso prezzi terribili, e cos mi convincevo che fosse giusto... Il rinnegato si copr il
volto. Ma non ho resistito. Non  in questo modo che si ottiene la libert per gli elementali. Non era
pi il Consesso in cui sono entrato.
Perch non hai detto la verit?
L'uomo si tolse la mani dal viso con aria confusa, come se non avesse neppure capito la
domanda.  per questo che mi hai fatto tradurre la pergamena? chiese.
Kyllen lo ignor. I Puri non stanno nel Consesso per avallare la brama di potere
dell'Immacolato. E di certo non sanno che c' qualcuno che fa esperimenti del genere. Perch non hai
detto la verit agli altri?
E tu perch non hai raccontato ci che avevi scoperto?
Perch non mi avrebbero creduto. Io non sapevo ci che sai tu. Ma tu hai taciuto!
Non capisci... mormor l'altro. Io ho visto fare cose mostruose, l sotto. E ho visto gente
crollare e sparire da un giorno all'altro. Li ho visti letteralmente svanire, i loro corpi dissolti come se
non fossero mai esistiti, perch non ce la facevano, perch non volevano pi stare a quel gioco.
E allora ti sei limitato a scappare...
Cos'altro avrei dovuto fare? Io non voglio giustizia. La giustizia, semplicemente, non esiste.
Non esiste tra i Camminanti e non esiste tra i Puri, perch entrambi vogliono solo il potere.  facile da
capire: sai fare qualcosa, la sai fare solo tu, sai ottenere l'obbedienza degli spiriti.  ovvio che tu decida
di sfruttare questa capacit straordinaria,  quello che facciamo tutti, no?
No disse secco Kyllen. Nessuno che conosco  cos.
Il rinnegato fece una risata amara. Sei davvero un povero stupido se la pensi cos.
Kyllen mise il dito sulla pergamena. Ci hanno ingannati tutti. L'Immacolato  in mano a
quell'uomo, Graffias. E questo aggiunse indicando uno dei titoli del primo elenco  un libro che
parla della profezia. Stava nella libreria del Consesso e non c' pi.  stato sottratto. Forse proprio
dall'Immacolato per darlo a chi lo comanda. Indic il secondo elenco. E questi altri testi serviranno
per quegli esperimenti a cui hai partecipato. Per chi credi che li porti avanti l'Immacolato?
L'altro non rispose.
Per Graffias. Il Consesso non esiste pi,  governato da quest'uomo per i suoi fini. Non
sappiamo quali sono, ma visto i mezzi che usa, deve essere disposto a tutto per realizzarli.
Il rinnegato rimase ancora in silenzio.
Non vuoi che tutto questo cambi? Non li vuoi fermare?
L'uomo torn a sollevare lo sguardo su di lui. Ti do un consiglio: fatti gli affari tuoi. Sembri
un tipo in gamba, sei ancora vivo, questo vuol dire che sai come muoverti in questo mondo. Usa la tua
magia, mantieni un basso profilo e punta a sopravvivere.
Gi sopravvivevo nel Consesso e ho deciso di abbandonarlo.
A giocare con il fuoco finirai col bruciarti.
Non mi interessa disse Kyllen contraendo la mascella.
Come vuoi. Ma io me ne vado per la mia strada.
C' altro che puoi dirmi su questo Graffias? Qualcosa che hai trovato nella pergamena...
No. Se vuoi posso fare qualche ricerca su quel nome, ma  come cercare un ago in un
pagliaio.
Era vero, ma Kyllen semplicemente non poteva fermarsi, non dopo ci che l'uomo gli aveva
detto. La cosa era ancora pi grave di quanto avesse pensato. Graffias controllava il nuovo Immacolato,
tanto da fargli sottrarre libri dalla biblioteca, ed era evidentemente interessato tanto al Liberatore
quanto allo sviluppo di una magia che non usasse la Schiavit del Sangue.
All'improvviso lo scopo gli sembr chiaro: se avesse trovato il Liberatore, sarebbe stato in
grado di annullare la magia in tutto il Dominio. Al tempo stesso, se l'Immacolato fosse riuscito davvero
a formulare una magia nuova, lui sarebbe stato l'unico a poterla usare.
Non era in pericolo solo il Consesso: era il Dominio che Graffias voleva.
Kyllen si alz e si avvi verso la porta.
L'uomo lo blocc prendendolo per un braccio.  che ne ho viste troppe per ribellarmi. Solo
questo. Io non ho pi... la forza di farlo...
Andr avanti da solo disse Kyllen. Non approvava come l'altro si era comportato, ma non lo
giudicava. Tu sei libero di fare quel che senti.
Mi spiace... disse l'uomo.
Kyllen non aggiunse altro. Il suo pensiero era gi altrove. Le prove che aveva non erano ancora
sufficienti. Il rinnegato di certo non avrebbe testimoniato, e anche se lo avesse fatto era la loro parola
contro quella dell'Immacolato. Neppure la pergamena, per quanto contenesse informazioni preziose,
bastava.
No, doveva capire chi era Graffias e qual era esattamente il legame tra lui e l'impostore che si
faceva passare per l'Immacolato.
Doveva trovarlo.
Usc dalla locanda, e una folata di vento gelido misto a neve lo invest. Si strinse pi forte nel
mantello e avanz nel bianco, incurante del freddo.
Nel Dominio erano in atto forze ben pi spaventose di quella bufera.
20
19 novembre
Li condussero al mercato in tarda mattina, stavolta a piedi, vincolati da due lunghe catene
collegate ai loro torquis e con i ceppi alle mani.
Myra attravers la citt a testa bassa. L'umiliazione le bruciava il petto, ma doveva inghiottirla.
Per fortuna, quasi nessuno li guardava. Una carovana di schiavi era una visione usuale per qualsiasi
Metaliano, e dunque, mentre trascinavano i ferri sui grossi pietroni del lastricato, la gente attorno non
prestava loro troppa attenzione.
Non dovettero in ogni caso percorrere molta strada. Il mercato si apr presto innanzi a loro. Era
una grande piazza quadrata, chiusa su tre lati da un porticato di colonne candide, dipinte alla base di un
rosso vivo, sotto cui c'erano locali di vario genere: magazzini, scuole, ma soprattutto negozi, che
esponevano la loro mercanzia su stalli di legno. Cibarie, tessuti, armi. Il viavai sotto i portici era
caotico, e le voci si sovrapponevano in un brusio altissimo e indistinto.
Il lato pi distante della piazza era invece occupato da un enorme tempio. La facciata era
raggiungibile attraverso un'ampia scalinata di marmo rosso, che riprendeva il colore alla base del
colonnato del portico, ed era interrotta da altre colonne a forma di goccia, strette in alto e pi larghe
verso il basso, dove erano coperte di vernice dorata, lo stesso colore della gigantesca cupola che
sormontava l'edificio.
All'ingresso troneggiava una statua bianchissima, alta quanto l'intera facciata, che
rappresentava una dea con in mano una grossa cornucopia traboccante di frutta. Sotto i suoi piedi
c'erano cumuli di monete. Era Hermia, la dea dei commerci, una delle tantissime divinit del culto
metaliano.
La maggior parte degli schiavi rimase incantata dalla scalinata di marmo candido, che col sole
di quel giorno sembrava risplendere. Myra era l'unica a non essere impressionata. Era gi stata in posti
simili e sapeva cosa si celava dietro quella magnificenza.
Vennero esposti al centro della piazza. Era l che in genere si mettevano gli schiavisti, sistemati
in palchi di legno. Isteve ne aveva uno piuttosto grande, a significare che si trattava di un uomo ricco e
con molti commerci. Davanti si era gi assiepata una piccola folla. Myra not alcuni ludiares con le
vesti sgargianti e di cattivo gusto, come quelle dello stesso Isteve, tipiche di chi a Metalia non era
nobile e aveva accumulato denaro con lavori disprezzati da tutti. Tra loro, individu immediatamente il
suo uomo. Doveva fare in modo di essere venduta a lui, a qualunque costo.
L'asta inizi dalle donne. Myra le vide sfilare a una a una, le pi avvenenti avvolte in tuniche
grezze che lasciavano intravedere le forme e quelle anziane in vesti che le mascheravano. Le offerte
cominciarono a fioccare, sia da privati sia da mercanti che necessitavano di Gabbie per il commercio di
elementali. Le pi giovani, di meno di diciotto anni e dunque non ancora adatte a quel compito,
vennero invece divise tra bordelli e case private.
Quindi tocc agli uomini, che ebbero destini simili alle donne.
Infine, venne il turno dei gladiatori.
Myra venne chiamata per seconda. Uno schiavista la prese per la catena legata al torquis e la
trascin sul palco. Poco prima che salisse, qualcuno le mise in mano i suoi walud. Quando pass
accanto a Isteve, lui l'afferr per un braccio. Mi sto fidando di te, mezzosangue.
Myra prov la presa e fu con incredibile piacere che sent i palmi adattarsi perfettamente alle
else. Le sue armi, una parte di lei.
Giovane guerriera rewadir. Non lasciatevi ingannare dalla stazza,  una combattente di
prim'ordine, pronta a mostrare il proprio valore nell'arena. Base d'asta, duecento axis disse il
banditore.
Un coro di fischi si alz dal pubblico.
Vendila al bordello, piuttosto grid uno.
Vi assicuro che sarebbe uno spreco replic Isteve e fece un cenno a un uomo della sua scorta.
Era lo stesso con cui Myra aveva duellato quella mattina. Lei replic lo stesso numero, concentrandosi
soprattutto sull'eleganza dei movimenti. Ruot su se stessa e in un attimo disarm il guerriero,
costringendolo in ginocchio. Le bocche che fino a poco prima avevano fischiato tacquero. Poi part
qualche applauso, ma Myra punt lo sguardo sul ludiario che aveva individuato in precedenza. Isserios,
si chiamava. E non pareva granch interessato.
Qualcuno fece un'offerta, che per non soddisfaceva Isteve. Andiamo, una ragazza che sa
combattere cos vale assai pi di trecentocinquanta axis!
Tutti sono capaci di metter su un bello spettacolo come quello che ci hai mostrato, ma l'arena
 di pi disse qualcuno in fondo.
Myra punt uno dei suoi walud.
Fatemi provare con lui. La sua voce lacerata ebbe il solito effetto sugli astanti, ma a
sorprenderli molto di pi fu il fatto che stava indicando una grossa guardia armata di ascia, subito
dietro Isserios, un uomo del suo seguito. Il ludiario guard stupito Isteve.
Questi colse la palla al balzo. Perch no? A volte gli affari possono anche essere divertenti.
Isserios sorrise. E sia. Vediamo che sai fare disse fissando Myra. Lo sguardo della ragazza
scintill.
Mentre la guardia si faceva spazio verso il palco, la folla mormor eccitata. Non capitava tutti i
giorni di poter assistere a un combattimento gladiatorio fuori dall'arena.
Il palco scricchiol sotto i piedi del colosso. Guardava Myra con fare predatorio; lei, in tutta
risposta, fece roteare i suoi walud attorno al corpo.
La guardia non attese: part immediatamente con un fendente a tre quarti diretto alla sua testa.
Myra lo par incrociando i walud, ma l'impatto fu tale da costringerla in ginocchio. Il colosso sorrise e
si lecc le labbra. Qualcuno dal pubblico fischi.
L'uomo sollev di nuovo l'ascia e colp con un tondo laterale. Myra salt sopra la lama,
eludendo l'attacco, quindi evit la sciabolata di ritorno abbassandosi a terra.
E allora? Si combatte o no? grid uno spettatore.
Stavolta fu Myra a fare un ghigno feroce.
Scatt in avanti mulinando i walud, in un intreccio di colpi rapidissimo. Il gigante riusc a
parare tutti gli affondi, ma spiazzato dalla velocit delle tecniche dovette indietreggiare sbilanciandosi.
L'ultimo colpo dei due walud incrociati tagli di netto la parte pi bassa dell'impugnatura della sua
arma. L'uomo la fiss stupito per un secondo, e Myra colse l'esitazione. Con un balzo afferr tra i piedi
il manico dell'ascia, quindi comp una rotazione con le gambe e la strapp di mano al colosso,
facendola volare in aria. Si rimise in piedi con una capriola, congiunse i walud con la catena e ne lanci
uno in avanti lacerando con un graffio la spalla dell'uomo. Tir indietro la lama giusto in tempo per
prendere l'ascia che stava ricadendo e puntargliela alla gola.
Un mormorio di ammirazione percorse la folla.
Myra aveva appena il fiatone, e il colosso sembrava non aver neppure capito chiaramente cosa
fosse successo.
Il coro di stupore non si era ancora del tutto spento quando una voce sovrast le altre. Mille
axis.
Era Isserios, e tutti gli altri tacquero.
Myra sorrise tra s e s.
La transazione fu rapida. Il tempo di scambiarsi i soldi, e Myra si trov aggregata al gruppo
degli schiavi di Isserios.
La casa del ludiario era molto diversa da quella di Isteve. Si trovava nella parte alta della citt,
dove vivevano i ricchi. La collina dominava il porto, e in cima c'era l'enorme tempio di Jovas, la
divinit principale del pantheon metaliano. Si diceva che la sua cupola d'oro, traforata in un gioco di
decori astratti che la rendevano simile a uno straordinario merletto, fosse visibile persino dal valico del
Fiscellicus. Aveva un diametro di almeno sessanta braccia, e a sera il riflesso del sole su di essa era
accecante.
La villa di Isserios si trovava poco sotto, con una splendida vista sul mare. Era mezzogiorno, e
l'acqua era di un blu profondo e assoluto. L'odore di salsedine arrivava puro e fresco, lass, sebbene
fossero piuttosto distanti. Il muro esterno era decorato di stucchi preziosi, innestati su bassorilievi di
marmo. L'edificio a un solo piano circondava un giardino sontuoso, pieno di giochi d'acqua, ruscelli e
splendide fontane che scorrevano nonostante il freddo. Segno che Isserios aveva soldi a sufficienza per
pagare un mago solo per rimuovere il ghiaccio, una mera dimostrazione di potere. In un angolo c'era la
riproduzione di un'arena. Molti ludiares ne avevano, ma quella sembrava particolarmente grande.
I nuovi vennero condotti in un labirinto sotterraneo che, a quanto sembrava, si sviluppava sotto
la costruzione principale. Li portarono in una sala buia, rischiarata appena da alcune torce appese alle
pareti a ridosso delle quali c'erano delle panche di legno su cui erano seduti una decina di gladiatori.
Indossavano giustacuori di cuoio e semplici brache aderenti, ottime per l'allenamento.
Myra li guard a uno a uno. Cercava il suo uomo: Vesnis.
Era un gladiatore di quel ludiario, aveva sempre servito l ed era molto raro che un combattente
cambiasse scuderia, specie se era forte come lui. Ma non lo vide tra quelli nella stanza. Forse era fuori
per qualche incombenza, o forse quelli del suo rango non facevano pi vita comunitaria.
Myra si sedette con gli altri, mascherando la delusione. Cerc di tenersi in disparte il pi
possibile. Doveva mantenere un basso profilo, ma essendo l'unica donna in mezzo a tutti quegli uomini
non era facile. Inoltre, la vicinanza con tutti quei corpi la infastidiva. Faceva caldo, l sotto, e non era
solo per via dei bracieri.
Si mise cos in un angolo e si lasci servire dagli schiavi che stavano portando il pranzo. Erano
due Thyrren: una donna anziana che reggeva una grossa pignatta dalla quale proveniva un odore di
carne e mellus, e una ragazzina con una pila di ciotole di legno. Avanzava piano, incespicando. Non
doveva avere pi di dodici anni, era magra, con le gambe secche come chiodi. La testa, completamente
pelata, era coperta da un tatuaggio meraviglioso, una rosa nel pieno della fioritura. Alcuni petali si
staccavano e le ricadevano dolcemente su spalle e collo. Myra pens d'istinto ai propri tatuaggi, di
nuovo esposti sul suo capo rasato. Anche lei aveva una rosa, ma la sua non era mai riuscita a sbocciare.
La ragazzina si fece avanti, mentre i gladiatori ridacchiavano. Uno sporse il ginocchio, e lei
inciamp miseramente, cadendo a terra assieme alle ciotole. La vecchia la percosse col cucchiaio,
rimproverandola aspramente in thyrren, e i gladiatori scoppiarono in una grassa risata.
Myra strinse le mani fino a farsi sbiancare le nocche.
La ragazzina raccolse tutto e riprese il proprio compito.
Dovrei allenarli io, questi stecchini che ti ritrovi per gambe disse uno dandole una pacca su
una coscia.
Lei si scans come pot. Poi arriv a Myra, che s'accorse che la pila di ciotole che aveva ancora
tra le braccia stava per caderle. Allora la prevenne. Prese quella in cima e la porse alla vecchia, che
gliela riemp. La ragazzina rimase senza parole e la fiss. Aveva grandi occhi di un rosso scuro come
sangue rappreso e una piccola bocca ben disegnata. La sua bellezza cominciava ad affiorare, e s'intuiva
che sarebbe diventata una splendida donna. Presto a Isserios sarebbe convenuto venderla a un bordello,
e al pensiero Myra sent una stretta al cuore. Ma quello che davvero la colp fu il suo sguardo:
nonostante il tormento dei gladiatori, non era abbattuto o umiliato, ma anzi era fiero, vivo, pieno di
interesse. E non aveva versato neppure una lacrima.
Grazie le disse allegra, con uno splendido sorriso.
Lei chin il capo per farle capire che andava bene cos, poi la vide dirigersi pi sicura verso gli
altri uomini.
Quel pomeriggio stesso per Myra inizi l'allenamento. Ora che era stata venduta e si trovava
dove voleva, doveva guadagnarsi la fiducia di qualcuno, l dentro, per avere le informazioni di cui
aveva bisogno, e per questo si sforz di mostrarsi il pi possibile docile.
L'addestratore era un Biaswadi secco e alto, che la prese in disparte e la test a lungo. Gli altri
compagni di tanto in tanto la guardavano incuriositi. Ma di Vesnis ancora non si vedeva neppure
l'ombra.
Non sei una gladiatrice disse l'uomo a un tratto.
So combattere.  un problema?
Potrebbe esserlo. Uccidere in guerra  molto diverso dal lottare nell'arena per lo spettacolo. I
gladiatori muoiono raramente, e solo quando lo decidono i loro padroni.
Myra scroll le spalle, ma il Biaswadi non sembrava convinto. Forse non era un Rewadir, ma
aveva notato i suoi movimenti e aveva capito che era stata addestrata alla guerra. Di sicuro si chiedeva
perch mai fosse l.
Myra, comunque, per quel giorno non fece domande. Troppo presto. Si limit a continuare a
cercare con lo sguardo Vesnis ovunque, senza esito. Al termine dell'allenamento, mentre gli altri
gladiatori stavano rientrando nei loro alloggi, vide invece al bordo dell'arena la figura magra della
ragazzina che le aveva portato il pranzo. Le stava correndo incontro.
Tu non devi andare con gli altri, seguimi.
Myra obbed.
La piccola indossava una casacca di tela grezza, che per aveva abbellito cucendoci su alcuni
nastri colorati piuttosto lisi. Camminava con passo deciso, e in lei non c'era nulla che parlasse di
schiavit. Per un istante Myra ricord una bambina che correva nei campi della Piana dell'Abbondanza
senza nessuna preoccupazione.
Scosse la testa. La piccola aveva iniziato a parlare a raffica.
Sei nuova, e sei una donna, e gli altri sono tutti uomini, per cui il padrone preferisce che tu stia
in un posto separato. Non che pensi che tu non sia in grado di difenderti... Si volt guardandola con
gli occhi che le brillavano. Ma non vuole guai e sa che non stai ancora del tutto bene per via delle
ferite...
Mi curo da sola disse Myra, mentre si fermavano davanti a una porta di legno chiusa da un
grosso chiavistello. Senza magia.
Cosa?
Non mi piace la magia.
Neanche a me piace. La ragazzina la guard di nuovo. Scusa, posso chiedertelo? Che hai
fatto alla voce?
La sua schiettezza la sorprese, eppure Myra non si sent infastidita. Provava un'istintiva
simpatia per quella giovane donna non ancora formata. Un incidente. Anni fa.
 particolare. Ti rende... minacciosa. Rise. Aveva una bella risata, schietta e aperta.
Apr la porta di legno che dava accesso a una cella angusta, con una sola finestra a bocca di
lupo che faceva filtrare appena un filo d'aria e luce. Il letto era una nicchia scavata in una parete con un
materasso di foglie secche.
Myra guard scoraggiata la stanzetta.
Mi spiace... disse la ragazzina. Ma gli altri alloggi sono pure peggio. Entr con lei e
sistem il letto come poteva, posandovi sopra un sacchetto che conteneva erbe profumate e doveva
servire a scacciare il soffocante odore di chiuso. Raccolgo io le erbe disse sorridendo ancora. Poi si
fece seria. Posso farti un'altra domanda?
Myra annu.
Ti ho vista nell'arena, sei forte, e mi hanno detto che al mercato hai usato le tue armi. Armi
vere, intendo.
S, e allora?
Perch non sei scappata?
Anche Myra si fece seria. Sono dove devo essere.
Se io fossi come te, sarei scappata da un pezzo.
Ci sono altri modi. La schiavit si pu sciogliere con i soldi.
La ragazzina fece una smorfia triste. Sar finita in un bordello, prima di potermelo permettere,
o mi avranno coperto il corpo di tatuaggi. Lo so qual  il nostro destino...
Myra avrebbe voluto dire qualcosa per farle coraggio, ma il Dominio era un posto crudele, in
cui solo i pi forti riuscivano a tirarsi fuori dall'abisso, e non poteva aiutarti nessuno. E quando anche
ce la facevi a uscire dal baratro, ti lasciavi alle spalle una scia di cadaveri, come era successo a lei.
Io comunque sono Marjane. Tu Myra, giusto? disse la ragazzina. Sono contenta di essere io
a occuparmi di te.
Sorrise per l'ultima volta, poi si chiuse la porta alle spalle. Myra si sedette sul letto e si pass le
mani sulla testa. Avrebbe dovuto rasarsela presto.
Ma prima di tutto doveva trovare Vesnis.
21
20-24 novembre
Nei giorni successivi, Vesnis continu a non farsi vedere. Myra manteneva il suo basso profilo
e si allenava con gli altri, ma lo faceva svogliatamente. Sentiva che stava perdendo tempo.
Cos, la terza sera si fece coraggio e ag.
Forz senza troppa fatica la serratura della sua cella, grazie a un coltello sottratto al momento
dei pasti, e usc senza far rumore. Costeggi il grande spiazzo nel quale i gladiatori si addestravano e
per un istante si incant a osservare la neve che cadeva lenta a larghe falde in un'atmosfera sospesa e
irreale. Poi prosegu.
Gi dal giorno prima sapeva dove andare. Aveva osservato due gladiatori pi anziani dirigersi
verso una zona diversa dei sotterranei e aveva memorizzato i loro movimenti. Di l a poco Myra si
ritrov in uno stretto corridoio sul quale si aprivano le porte di quattro alloggi. Due erano occupati, lo
sapeva. Quindi si concentr sugli altri due. Uno poteva escluderlo a priori: il lucchetto era aperto. Si
diresse allora verso il secondo, col lucchetto pi impolverato. Era identico a quello che chiudeva la sua
porta, un congegno vecchio e poco efficace. D'altra parte, raramente i gladiatori tentavano di scappare:
per un Thyrren combattere nell'arena era meglio che diventare una Gabbia. Alcuni addirittura
sceglievano quella vita, e gli altri ben presto iniziavano a provarci gusto.
Myra comunque riusc a entrare facilmente nella cella che aveva scelto. All'interno era identica
alla sua. L'unica differenza stava nelle dimensioni del giaciglio di paglia. Era enorme. Un letto fatto
per un gigante. Per lei era la conferma che ci aveva visto giusto e che con ogni probabilit quello era
l'alloggio di Vesnis.
La polvere posata ovunque, per, diceva che lui mancava da tanto.
In un angolo c'era un'impalcatura di legno, con sopra parti di una grande armatura in cuoio.
Doveva essere quella che Vesnis usava per i suoi combattimenti nell'arena. C'era poi una cassapanca,
verso la quale Myra si indirizz. La apr, e dentro vi trov un paio di mantelli e due casacche. A Vesnis
era consentito possedere qualcosa, oltre ai soldi per pagarsi la libert. Era pressoch impossibile per un
gladiatore. Certo, lui era uno straordinario combattente, con un'unica macchia sulla reputazione  una
macchia che gli aveva procurato lei  ma quasi mai un padrone faceva simili concessioni a un suo
combattente. I lottatori, per, potevano acquistare quei lussi usando il denaro che guadagnavano
scendendo nell'arena, o accettando altri tipi di lavori.
Myra non aveva dubbi: era questo che stava facendo Vesnis, e non certo soltanto per avere
qualche abito in pi. Stava uccidendo per conto di qualcuno per pagarsi la libert.
Si accovacci sulla cassapanca in cerca di altri indizi, ma non ne trov. Per da quella posizione
scorse qualcosa sotto il letto. Si allung e raccolse quelli che sembravano frammenti di foglie secche e
semi. Li port al naso e cap all'istante di che si trattava. Ora sapeva cosa fare.
Il giorno dopo nessuno si era accorto della sua fuga notturna. Myra si allen assieme agli altri e
sent per tutto il tempo lo sguardo di Marjane, a margine dell'arena, puntato su di s. Faceva cos da
quando era arrivata. Diceva che era il compito che le era stato assegnato.
"Io mi occupo dei gladiatori pi importanti, quindi credo che il padrone conti davvero su di te"
le aveva spiegato. Ma Myra sentiva che c'era dell'altro. Marjane era certamente attirata da lei; una
donna thyrren combattente, apparentemente esile, eppure invincibile. Non ci voleva un genio per capire
che vedesse in lei un'ancora di salvezza e ci che avrebbe voluto essere. Lei, d'altra parte, continuava a
sentire quel moto di vicinanza nei confronti della ragazzina, nella quale rivedeva se stessa bambina.
Proprio per questo aveva cercato di tenere con lei un comportamento il pi possibile freddo. Marjane
non la riguardava; la sua missione era un'altra.
Ma adesso, d'improvviso, tutto cambiava.
Myra aveva pensato di muoversi nuovamente a sera; era il momento migliore, quello pi
tranquillo. Quando gli allenamenti terminarono, per, Marjane non venne a prenderla come le altre
volte. Ne rimase stupita. Si guard attorno per cercarla, ma non c'era. Pens che alla ragazzina fosse
stata affidata un'altra incombenza e dunque si avvi da sola. Fu mentre percorreva il corridoio che
conduceva alla sua stanza che sent un lamento sottile e una voce che sussurrava minacciosa.
Myra segu quei suoni senza indugi, e li vide: in un angolo del dedalo di corridoi bui c'era
Marjane, premuta contro il muro, e a opprimerla con la sua mole Eirif, un gladiatore col quale aveva
avuto a che dire in quei giorni di permanenza. Era un arrogante borioso che si era sentito minacciato da
quella ragazza pelle e ossa che gli teneva tranquillamente testa. L'aveva gi battuto una volta
nell'arena. E ora se lo ritrovava l, premuto contro Marjane. Schiacciata dai muscoli di quell'uomo,
sembrava ancora pi piccola e indifesa.
Il suo fu un gesto immediato, istintivo. Gli allung un calcio sul costato, lo prese per il collo e
gli sbatt la testa contro il muro.
Eirif cadde e terra intontito, e Myra gli fu sopra. Avvicin la bocca al suo orecchio.
Non ne hai avuto abbastanza, nell'arena? gli sibil a denti stretti. Toccala un'altra volta e ti
ammazzo. Strinse la presa sul suo collo quel tanto che bastava per togliergli l'aria. Quando lo lasci,
era cianotico.
Che succede qua?
Myra si tir su di scatto, incrociando lo sguardo del Biaswadi che era a capo della palestra.
Eirif  caduto, lo stavo aiutando rispose. Porse una mano al gladiatore e lo fece rialzare.
Pensa a quel che ti ho detto gli mormor all'orecchio, poi gli batt una mano sulla spalla. Sostenne
quindi lo sguardo dell'addestratore, che aveva evidentemente capito tutto, ma non sembrava
intenzionato a intervenire.
Attenta a te, Thyrren disse soltanto, e Myra fece un sorriso sghembo.
Marjane, ancora spaventata, la segu mentre si allontanava. La sent singhiozzare dietro di lei a
ogni passo. Quando arrivarono alla sua cella, Myra la spinse bruscamente dentro per un braccio,
chiudendosi dietro la porta.
Marjane sembrava non capire. Cosa...
Ho bisogno di parlarti.
La ragazzina sembr rassicurarsi. Tir su col naso e si asciug gli occhi. Grazie per prima. In
genere ce la faccio da sola, ma...
Myra non la fece finire. Tu ti occupi anche di Vesnis, vero?
Marjane trasal, e Myra cap che il nome che aveva appena pronunciato la riportava a esperienze
buie e dolorose.
Te l'ho detto quando ci siamo viste, io mi occupo di tutti i gladiatori pi importanti... rispose
e distolse lo sguardo.
Myra sapeva che non avrebbe dovuto indagare, che aveva ben altre priorit, ma fu pi forte di
lei. Ti ha fatto qualcosa?
Marjane sgran gli occhi. Non sembra, ma anch'io a modo mio so difendermi...
Myra la fiss. Dov' adesso?
 in viaggio da un paio di mesi. Il padrone gli ha dato il permesso.
Dov' andato? insistette Myra, sporgendosi verso di lei.
La ragazzina per un momento parve quasi intimorita. Poi il suo sguardo si illumin. Perch lo
vuoi sapere?
A te non deve importare.
Chi sei tu?
Myra sentiva che la situazione le stava sfuggendo di mano. Devi solo rispondermi.
L'altro giorno mi hai detto che sei dove volevi essere. Che significa? Hai uno scopo preciso?
Dimmi dov' Vesnis! grid Myra, e la sua voce pi che mai parve fatta di cocci rotti che
grattano tra loro.
Marjane trasal, mentre la spingeva contro il muro, ma poi la sua espressione si indur. Portami
via con te.
Stavolta fu Myra a essere colta di sorpresa.
Sei qui solo per scoprire qualcosa su Vesnis e poi te ne andrai, vero? E allora portami con te.
La ragazzina aveva capito tutto.
Myra per non cedette. Non sono venuta qui a fare la balia a nessuno.
E allora dovrai scoprire in un altro modo dov' andato Vesnis.
Myra contrasse la mascella. Non sei nella posizione di ricattarmi.
Marjane trov il coraggio di fare un mezzo sorriso. E invece lo sono, perch io so dove si trova
Vesnis, e tu no.
Myra la afferr per la gola e strinse. Ma non quanto avrebbe voluto. Dimmelo o ti ammazzo.
Non lo faresti mai disse Marjane. Faticava a parlare, soffocata dalla presa, ma il tono era
sicuro.
Myra la moll di colpo, e la ragazzina scivol lungo il muro.
Devi solo portarmi con te, non ti chiedo altro.
Myra dapprima non rispose e la fiss di nuovo. Potresti comunque non sapere niente.
L'ultima volta che Vesnis  stato qui ha cenato con Isserios, e io li ho serviti. Li ho sentiti
parlare. Vesnis aveva portato una grossa somma per comprarsi la sua libert, ma non era sufficiente.
Hanno stretto un patto. Lui continuer comunque a combattere due volte l'anno nell'arena per Isserios,
con avversari scelti di comune accordo, finch non avr trovato il resto dei soldi. Vesnis ha detto che li
avrebbe avuti di l a breve. Isserios non gli ha chiesto come si stesse procurando quel denaro, non gli
importava.
E poi?
Poi hanno discusso dei giochi di Melania che si terranno tra due settimane. Vesnis ha detto che
lui non ci sarebbe stato.
E dove sarebbe andato?
Marjane non rispose.
Non costringermi... disse Myra stringendo i pugni. Ma era inutile, le sue minacce erano
vane. La ragazzina non credeva che l'avrebbe colpita, e anche se lo avesse fatto era pronta a tutto, ne
era certa. Quell'inferno l'aveva conosciuto anche lei.
Ho tredici anni, il mio corpo assomiglia sempre pi a quello di una donna. Prima dei diciotto
non possono tatuarmi, ma possono comunque vendermi ai bordelli, e lo faranno. Hai visto cosa 
successo nel corridoio, e non era la prima volta, lo sai. Sei una Thyrren anche tu. Vesnis ha tentato di
prendermi con la violenza molte volte, ma finora sono sempre riuscita a sfuggirgli. Finora. Prima o poi,
per, non ci riuscir. Io non voglio finire cos, non voglio! disse Marjane.
Myra sent nel suo tono una forza e una disperazione che conosceva. Rivide d'improvviso la
figura di Acrab che si stagliava nel sole dell'arena, il giorno della sua esecuzione.
Mi hai salvata, prima. Perch l'hai fatto se adesso non vuoi aiutarmi? Sei stata anche tu una
schiava, no? Voglio scappare come hai fatto tu!
Myra si port una mano alla testa e sent sotto il palmo la rada peluria che le stava crescendo di
nuovo sulla cute.
Va bene disse in un soffio. Va bene.
Accadde due notti dopo. Fin dal pomeriggio Myra si era sentita addosso un'irrequietezza strana,
come prima di una tempesta, e aveva saputo.
Si stup di non avere alcun dubbio su ci che sarebbe successo, sebbene dovesse affidarsi a
qualcun altro oltre che a se stessa. Ma la fiducia che nutriva era solida e ferma.
Il momento era arrivato.
Stanotte non dormire sussurr a cena a Marjane.
Lei non cap. Perch?
Vuoi sempre fuggire?
S.
Allora fa' ci che dico e basta.
La ragazzina annu.
Myra si chiuse nella sua cella e vegli. Attese.
Fu il movimento dell'aria il primo segnale, cos impercettibile che era sicura di essere stata
l'unica a sentirlo. Ma quel palpito sordo e possente era assolutamente inconfondibile per lei. Non
appena lo ud, il suo cuore batt pi forte.
Si alz e rimase immobile al centro della stanza.
Poi il ruggito scosse dalle fondamenta la casa. Myra se ne lasci attraversare come da una
corrente benefica che la restituiva finalmente a se stessa, libera dalla prigionia e dalle pastoie dei
ricordi passati, che in quei pochi giorni trascorsi l dentro l'avevano aggredita.
"Sta venendo a prendermi."
E poi fu il fuoco. Lo stesso bagliore di quella notte, in cui tutta la sua vita si era consumata nel
dolore e nella morte. Ma erano fiamme diverse, ora, benigne, un fuoco che purifica. Sent la casa
svegliarsi nel terrore, gli schiavi correre senza direzione, e preg che Marjane mantenesse il sangue
freddo.
Rimase in silenzio, mentre tutto il suo corpo percepiva i movimenti di Icenwharth all'esterno
come se fossero i propri. C'era qualcosa di magico nell'unione che sentiva con quel drago, nella
capacit di avvertirne la presenza anche a leghe di distanza, nel modo in cui comunicavano senza dirsi
una parola. Lo sentiva, letteralmente lo sentiva volare in cerchio sull'arena e gettare su di essa fuoco e
fiamme.
"Dove sei, Marjane?"
Poi la ud gridare il suo nome. Myra, corri!
La vide aprire la porta della sua cella. Era terrorizzata.
 tutto a posto.
C' un drago l fuori!
Lo so.
Marjane cap. Tu lo stavi aspettando! Per questo mi hai detto di tenermi pronta.
S, ma adesso andiamo!
Myra prese per mano la ragazzina e iniziarono a correre. Ma non verso l'uscita, bens in
direzione dell'armeria. Devo prendere i miei walud.
 una follia! grid Marjane, ma lei non la stette a sentire.
Mentre correvano, incontrarono i primi gladiatori che in preda al panico si affrettavano in senso
opposto al loro. Myra prosegu senza fermarsi, trascinando la ragazzina.
Ma poi si trov davanti l'addestratore. Dove andate? L'ordine  di radunarsi nell'arena!
Nonostante fosse pi calmo degli altri, Myra gli leggeva la paura negli occhi.
Sostenne il suo sguardo. Non metterti in mezzo disse calma. Sul volto dell'uomo si
alternarono molte emozioni: l'incredulit, la confusione e, infine, la comprensione e la rabbia.
Tu... sibil.
Io me ne andr, e tu non mi fermerai.
Dovessi morire qui, non riuscirai a scappare.
Myra sapeva di essere in svantaggio. L'addestratore aveva la frusta e una lunga spada al fianco,
e lei era disarmata. Per questo moll Marjane e scatt in avanti. Ma quell'uomo non era come Eirif;
non era un tronfio gladiatore che si sopravvalutava e non si fece prendere alla sprovvista. Cal la frusta
su di lei con uno schiocco.
Myra riusc soltanto a schivare abbassandosi. Contemporaneamente, tent di colpirlo con un
calcio circolare alle gambe, ma il Biaswadi si tir indietro, di nuovo fece roteare la frusta in aria e con
una sferzata gliela attorcigli intorno al collo. Myra infil le dita tra la carne e il nerbo, ma
l'addestratore inizi a tirare con tutte le sue forze.
L'aria si stava surriscaldando, e a lei iniziava a mancare il respiro.
Si sent perduta. A mani nude non aveva alcuna possibilit contro un nemico del genere. Chiuse
gli occhi. Non poteva finire cos, non ora che mancava cos poco...
Poi si sent chiamare: la voce cristallina di Marjane. Riapr gli occhi, giusto in tempo per vedere
i suoi walud sibilare nell'aria. Uno era diretto con incredibile precisione verso la frusta, ma l'altro
puntava verso di lei. Alz la mano senza neppure pensarci e lo afferr al volo, mentre la seconda lama
recideva lo scudiscio e la liberava.
L'addestratore rincul all'indietro e guard Marjane. Dannata cagna! url e la colp con un
violento manrovescio. La ragazzina cadde a terra.
Myra si mosse come il lampo. In un istante gli fu davanti. Ti avevo avvertito mormor. Tu
non mi fermerai. Poi affond la lama nel suo ventre.
L'uomo scivol sul pavimento senza un lamento, mentre Myra aveva gi estratto la lama dal
suo addome e stava raccogliendo l'altro walud.
Corse quindi da Marjane. La ragazzina sembrava un po' intontita, ma non era ferita. Myra la
prese per un braccio e la tir su. Muoviamoci! e finalmente si diressero verso l'uscita.
Marjane esitava. Il drago...
Te l'ho detto, non c' nulla da temere. Myra la spinse fuori.
L'arena era un unico anello ardente. Tra le fiamme, si intravedevano sagome muoversi
impazzite. Poi le vampe si aprirono, avvolgendosi su se stesse, e apparve la mole di un animale
immenso, le ali spalancate, diafane e rese splendenti dal fuoco.
Myra sent un tuffo al cuore mentre lo vedeva atterrare sulle zampe anteriori e infine fissarla col
suo unico occhio.
Il suo sguardo era di rimprovero. Lei gli aveva fatto correre rischi enormi per permetterle di
giungere fin l a cercare tracce di Vesnis. Ma Icenwharth era arrivato, come si erano promessi.
Myra si avvicin, gli mise semplicemente una mano sul muso, e lui chiuse la palpebra. Dur un
secondo appena, e fu il loro modo di ritrovarsi.
Poi lei si gir verso Marjane, e percep che il drago si irrigidiva.  con me disse, e non ci fu
bisogno di aggiungere altro.
Myra prese la ragazzina spaventata per i fianchi e l'aiut a salire in groppa all'animale. Era
leggerissima. Nella massa di gladiatori e schiavi che continuavano a correre da ogni parte, incroci gli
occhi increduli e colmi di rabbia di Isserios. Sostenne per un istante quello sguardo, poi ordin a
Icenwharth di partire.
Il drago si alz nel cielo, e in un attimo tutto divenne piccolissimo.
Marjane url, Myra strinse la presa sui suoi fianchi sottili. Va tutto bene, sta' tranquilla la
rassicur. Goditi il volo.
Icenwharth cabr, e la citt si mostr sotto di loro per un'ultima volta. Poi il drago rugg e punt
verso i boschi, lontano da Etheria, al sicuro.
22
Dennervel, quindici anni prima
A Cyren tremavano le mani. Accucciato nell'ombra della stanza che a breve, se tutto fosse
andato bene, sarebbe stata sua, era attanagliato dai dubbi. Poteva ancora andarsene, se voleva. Poteva
uscire dalla porta, tornarsene da dove era venuto e riprendere con la sua vita di sempre. Del resto, era
poi cos terribile la sua esistenza? In molti, l dentro, ne consumavano una del tutto simile alla sua e
non si erano mai lamentati. Obbedire, compiere il proprio dovere, sempre lo stesso, un giorno dopo
l'altro.
Non sapeva dire quando tutto quello avesse cominciato a venirgli a noia. Probabilmente era
successo lentamente, una settimana, poi un mese, poi un anno trascorso in modo identico al precedente,
senza alcuna variazione. O forse era stata colpa della distanza tra i suoi sogni di ragazzo e ci che
effettivamente faceva. Aveva immaginato di cambiare il mondo, di lasciare un segno nell'ordine delle
cose. Ma non era stato cos. Era un piccolo ingranaggio di una ruota gigantesca; sapeva che se se ne
fosse andato, o se fosse morto, sarebbe stato facilmente rimpiazzato. Era questo che non poteva
tollerare. Lui era nato per qualcosa di grandioso, da bambino glielo dicevano tutti.
La gloria per non era arrivata, e allora aveva deciso di prendersela.
Si torse ancora le mani, cercando di bloccarne il tremito. Non ci riusc. "Perch proprio ora ho
paura? Non  questo quello che voglio?"
La serratura scatt, e Cyren non riusc a impedirsi di sobbalzare. Il cuore prese a martellargli nel
petto e a rombargli assordante nelle orecchie.
La porta si apr piano, e una figura che conosceva entr. Algern, l'Immacolato da dieci anni a
quella parte, l'uomo che tutti in quel luogo adoravano. Per la sua saggezza, per la sua costanza e
abnegazione, per come guidava il Consesso. L'uomo che lui non riusciva pi a sopportare.
Non tollerava le tirate paternalistiche che gli faceva ogni volta che lo convocava perch aveva
fatto qualcosa che non andava. Non tollerava i compiti ingrati e stupidi che gli affidava, come se non lo
reputasse bravo a sufficienza per qualcosa di pi complesso. Lo spediva di continuo a fare ricerche sui
libri in biblioteca, e mai fuori nel mondo, come gli altri, a farsi valere con la sua magia. E tutto solo
perch una volta aveva sbagliato, perch erano morti un elementale e un bambino che non era stato in
grado di curare.
"Tutti commettono errori, e a tutti viene data una seconda possibilit" pens con rabbia.
L'Immacolato si trascin nella stanza faticosamente. Indossava ancora le vesti rituali nere e la
maschera di legno, impenetrabile, che gli nascondeva il volto. Appoggi il candeliere che portava in
mano sul tavolo, e sotto quella luce fioca la sua testa calva brill lucida. Era l'unica cosa nota del suo
vero aspetto: che era nato senza capelli e altri peli sul corpo. Era l'unico tratto che la maschera non
potesse celare.
Cyren rimase immobile, il cuore che continuava a percuotergli le costole. Era il momento. Non
doveva aspettare oltre. Agire, o abbandonare. Afferrare ci che sentiva spettargli di diritto, oppure
accucciarsi pi a fondo nell'ombra, e l restare, per sempre, senza alcuna possibilit di riscatto.
"Non  quello che ti era stato promesso."
Si concentr sulla figura di quell'uomo, ora curvo sul letto. Lo vide togliersi piano,
stancamente, la maschera. Sent la tentazione di distogliere lo sguardo, ma soltanto per un istante. Era
solo un uomo, non c'era nulla di sacrilego nel guardarlo in faccia. Anzi, finalmente avrebbe visto il suo
vero volto sotto la vernice dell'idolo.
Guard e vide un viso glabro, liscio come quello di un bambino. Non aveva n barba n
sopracciglia. Sembrava un frutto avvizzito, perch, alla delicatezza dei lineamenti e alla morbidezza
della pelle, facevano da contrasto l'intrico di rughe e gli occhi velati.
" un vecchio" pens Cyren con stupore "solo un vecchio."
Non sapeva cosa si aspettava, ma non era ci che stava osservando. Era solo un piccolo uomo,
anziano e provato, incapace di guidare il Consesso in un mondo in perenne cambiamento, nel quale le
regole sotto le quali lui era vissuto non esistevano pi.
Ricord ci che gli aveva detto l'altro uomo pochi giorni prima. "Vuoi davvero continuare a
obbedire a quel vecchio timoroso e pavido? Non  adatto per questi tempi, Cyren. Tu invece lo sei, ed 
davvero un terribile spreco che tu sia messo in un angolo, sacrificato. Ma la scelta spetta a te."
Sent quelle parole risuonargli in testa, potenti, ineludibili. Si concentr sull'Immacolato,
sull'odio e sul disprezzo che provava per lui, mentre tutti gli altri lo ammiravano. Pens al suo ruolo, al
potere che aveva tra le mani, e non sapeva gestire, e di colpo non ci fu pi posto per i dubbi.
Sapeva perfettamente cosa doveva fare, cos'era giusto fare.
Usc dall'ombra all'improvviso. L'Immacolato si gir di scatto. Lo riconobbe all'istante,
sussurr il suo nome con stupore, ma anche con amarezza, come se sapesse gi tutto, come se in cuor
suo se lo fosse aspettato.
"Cyren..."
Non lo fece terminare. Affond la lama nel suo petto e vide i suoi occhi offuscati farsi grandi
per il dolore. Doveva essere quasi cieco, eppure lo guardava con piet, quella stessa maledetta piet che
gli riservava ogni volta che gli parlava.
Cyren conficc pi a fondo la lama, e un rivolo di sangue scese gi per il mento di Algern. Poi
sulle labbra gli si disegn un sorriso pieno di una tristezza infinita.
Alz una mano tremante e gliela appoggi sul viso. "Non risolverai nulla..." gli sussurr, e
Cyren si sent colmo di una rabbia bruciante. Estrasse il pugnale, quindi lo infisse con violenza nel suo
petto ancora, e ancora, e quando dal letto scivol a terra si pieg su di lui e continu, sfogando in pochi
istanti la furia accumulata in una vita intera relegato ai margini.
"Ma adesso  finita!" grid, "adesso  finita!"
Si sent toccare su una spalla e si gir. Era lui. L'uomo che gli aveva dato la forza, che gli aveva
inculcato quell'idea, che l'aveva guidato fino alla realizzazione.
Graffias.
"Taci" si limit a dirgli, con quel tono che non ammetteva repliche.
Cyren fece un lungo respiro prima di tirarsi indietro e lasciare il pugnale.
Graffias lo raccolse rapido e lo infil dentro un tascapane. "Se urli, arriver qualcuno e sar
difficile spiegare... questo."
Accenn alla stanza. Il corpo di Algern era un fagotto di carne martoriata. Era irriconoscibile.
Ma soprattutto, c'era sangue ovunque. Sul pavimento, a lambire il letto e l'armadio... dappertutto. Il
suo odore dolciastro e ferroso lo colp come un pugno. Sent lo stomaco rivoltarsi e vomit in un
angolo.
Graffias rimase immobile sopra di lui. Gli concesse il tempo che gli serviva e gli si accovacci
accanto solo quando lo vide piangere. "Che ti succede?" chiese. "Era quello che volevi, no?"
Cyren cerc di ricomporsi. "S..." disse guardandosi intorno "ma non avevo mai fatto nulla di
simile..."
"E non dovrai farlo mai pi" disse Graffias. "Ora tocca a me,  il momento dell'Uomo
dell'Ombra." Lo aiut a tirarsi su. "Adesso te ne vai alla locanda, e del resto mi occupo io." Sorrise, un
sorriso da predatore che gett lunghi brividi di paura lungo la schiena di Cyren. Lo spinse piano verso
la finestra, al contempo battendogli una mano sulle spalle. "Congratulazioni, Immacolato" disse infine,
e solo allora Cyren sent la tensione allentarsi e una gioia assolutamente folle riempirlo interamente. Ce
l'aveva fatta. Aveva tolto di mezzo il vecchio e adesso sarebbe stato lui sopra a tutti gli altri, senza
nessuno a dargli ordini. Lui solo; il Consesso, tutto il Consesso, nelle sue mani.
"Vedrai, far grandi cose" disse con gli occhi che gli brillavano.
"Non ne dubito" rispose Graffias. Poi lo guard calarsi piano dalla finestra finch non arriv in
fondo, per assicurarsi che nessuno l'avesse visto, e infine chiuse le imposte. Si gir verso la stanza e
sorrise ancora.
Era andato tutto come doveva.
Un cadavere riconosciuto come quello di Cyren fu ritrovato la mattina dopo in un canale. Il
tascapane con cui andava in giro di solito non c'era, e anche il denaro che aveva addosso era
scomparso. Chiaramente si era trattato di un'aggressione per rapina. Ma cosa ci faceva Cyren fuori dal
Consesso, di notte? Secondo il proprietario di una locanda aveva trascorso la serata da lui, solo, a
ubriacarsi. Tutti sapevano che da quando aveva inavvertitamente ucciso quel bambino che avrebbe
dovuto curare non era pi stato lo stesso. L'Immacolato, nella sua saggezza, aveva provato ad affidargli
compiti che non prevedessero l'uso della magia, ma che al contempo gli permettessero di sentirsi utile
al Consesso, ma non aveva funzionato. Gli fecero un semplice funerale all'uso dei Puri, lo seppellirono
poco fuori la citt, e poi la vita ricominci come prima.
Non per Cyren, quello vero.
Graffias gli aveva mandato un messaggio che lui aveva ricevuto alla locanda. Aveva avuto un
lieve sussulto quando aveva visto l'elementale agitarsi sotto i tatuaggi sul suo braccio per portargli la
comunicazione. Era la prima volta, e qualcosa in lui continuava a dirgli che era sbagliato,
profondamente sbagliato. Graffias gli aveva per assicurato che ne avrebbero fatto un uso assai parco.
"Non piace neppure a me far del male agli elementali, ma non c' altro modo."
Cyren aveva cercato di convincersi che fosse vero, poi, aveva iniziato a ingurgitare una quantit
di alcol tale da stordire un bue. In precedenza, sempre seguendo le istruzioni di Graffias, aveva ingerito
una sostanza amarognola. "Con questa potrai bere quanto vorrai, senza alcun effetto. Ricordati per di
fingerti ubriaco" gli aveva spiegato. E lui aveva recitato bene la parte.
Quando quella stessa notte era rientrato nell'alloggio dell'Immacolato, sempre attraverso la
finestra, era rimasto senza parole. Sembrava che non fosse accaduto nulla; non c'era pi alcuna traccia
di sangue. Il corpo era ovviamente scomparso, e con lui ogni altra cosa che parlasse di morte. Era come
se Algern non fosse mai esistito.
Ispir a fondo, poi lo sguardo gli and alle vesti dell'Immacolato. Graffias le aveva messe sul
letto, assieme alla maschera, pronte per essere indossate. Cyren aveva sentito un fremito di
commozione. Le aveva sfiorate con la mano, apprezzandone la morbidezza. Quindi le aveva indossate
lentamente, come un gesto rituale, quello che lo avrebbe battezzato alla sua nuova vita. Infine, aveva
messo la maschera.
Era strano sentirsela sul volto, lo soffocava un po', ma da allora in poi sarebbe stata la sua
inseparabile compagna. Mai nessuno avrebbe dovuto vedere la sua vera faccia. Il pensiero lo inquiet
per un istante. Non ci aveva pensato fino a quel momento, ma la distanza tra il trionfo e la rovinosa
caduta era segnata da quel sottile strato di legno che aveva sul viso. Se gli fosse caduto anche una sola
volta, sarebbe stata la fine.
Con timore si gir e incroci la sua immagine nello specchio. E allora ogni paura, ogni altra
considerazione si dissolsero.
Perch la superficie gli rimand indietro l'immagine di ci che aveva sempre voluto essere. Era
padrone del Consesso e, se quello che Graffias gli aveva detto era vero, in futuro sarebbe stato anche
padrone del mondo. Si sentiva colmo di una gioia cos perfetta e piena che era quasi dolorosa. Voleva
incidersi quel momento nella memoria, perch tutto cominciava da l. E poco contava che nessuno
sapesse chi era lui davvero, che tutti l'avrebbero chiamato Algern, invece che Cyren. Contava avere il
potere, e lui adesso lo aveva.
Era lui ora l'Immacolato, lo era sempre stato.
Per qualche giorno sembr tutto perfetto.
Indisse subito una cerimonia in ricordo di se stesso, spiegando che Cyren era pur sempre caduto
nell'adempimento del suo dovere e meritava di essere commemorato con rispetto. Qualcuno protest a
mezza voce, e questo rese la sua soddisfazione ancora pi piena perch lui era al comando, la sua
parola era legge. Inizi quindi a progettare una serie di modifiche alla sala capitolare che la rendessero
pi confortevole e pi adatta ai suoi gusti. Tutto andava per il meglio, si sentiva finalmente arrivato.
E poi, una sera, mentre ritornava nella sua stanza, trov qualcuno al centro di quello spazio
privato.
Dapprima trasal, poi lo riconobbe. "Graffias, sei tu..." disse con un sospiro di sollievo. Si
sedette sul letto e si tolse la maschera. Lo faceva raramente, perch temeva sempre che qualcuno
potesse vederlo, ma tra quelle mura si accedeva solo con il suo consenso, perci si sentiva tranquillo.
"Ti trovi bene, nei tuoi nuovi panni?" gli chiese Graffias.
Cyren sorrise. " persino meglio di quanto pensassi."
Graffias rimase serio. "Non credi di dimenticare qualcosa?"
Cyren, dapprima confuso, alla fine parve capire. "In effetti non ti ho neppure ringraziato, ma
quella notte quando sono tornato tu non c'eri..."
Graffias fece un passo e si mise davanti a lui, in piedi, incombente. "Non mi riferivo alla tua
gratitudine, ma a qualcos'altro di pi concreto."
Stavolta Cyren percep tutta la minaccia di quelle parole e inizi ad aver paura. "Non mi hai mai
chiesto niente. Avevi detto che mi avresti aiutato..."
"E l'ho fatto. Ma non ti sei domandato perch non ti abbia chiesto nulla in cambio?"
Cyren si agit. "Posso pagarti se vuoi. Sono l'Immacolato, trover i soldi..."
Graffias sorrise e finalmente gli si sedette accanto. "Non voglio soldi. Tu hai in mano il
Consesso, ed  il Consesso che voglio."
Cyren scatt in piedi e chiam a raccolta lo scarso coraggio che aveva. "Io sono l'Immacolato.
Il Consesso  mio!"
Anche Graffias si alz e di nuovo gli si mise di fronte, pi vicino. "Ne sei sicuro? E se durante
uno dei tuoi prossimi impegni pubblici la maschera ti cadesse accidentalmente?"
Cyren raggel. "Non oserai..." disse, con la voce che gli tremava.
Graffias rise. Si divertiva. "E perch no? Cosa ho da perdere? Io non sono nessuno, sono
l'Uomo dell'Ombra, no?"
"Far il tuo nome, dir che mi hai aiutato, che  stata una tua idea!" disse Cyren concitato.
"Ma questo non ti salver."
"Almeno tu affonderai con me."
"Lo credi davvero, Cyren? Quando i Puri ti avranno visto in faccia, quanto peso pensi che
daranno a ci che dirai? Saranno le parole dell'assassino di Algern, uno degli Immacolati pi amati
della storia del Consesso. E se mai mi dovessero cercare, non mi troveranno. Ti ho permesso di
uccidere il loro sommo sacerdote e di prenderne il posto, e nessuno si  accorto di nulla. Potrei
smascherarti in un istante, e ugualmente nessuno saprebbe mai che sono stato io. Verrei a vedere la tua
esecuzione e mi godrei ogni momento della tua agonia, perch io sono gi morto e sono pronto a
morire e rinascere migliaia di volte per ottenere ci che voglio."
Cyren croll. Era la fine del suo sogno, e forse della sua vita. Aveva ucciso un padrone solo per
sostituirlo con un altro.
Pens di saltare al collo di Graffias, di uccidere anche lui, ma non aveva armi, e comunque
conosceva quell'uomo. Sapeva quanto fosse letale. Non aveva speranza con lui.
Sent la sua mano sulla testa, benevola, e la disperazione montare.
"Sta' tranquillo, finch farai ci che vorr, andr tutto bene. Sarai il piccolo re del tuo regno, la
gente ti osanner, tutto come avevi desiderato. Ti ameranno e ti obbediranno. Solo che gli ordini li dar
io."
Cyren tacque e a poco a poco si calm. Riflett: era caduto nell'inganno per la sua stessa brama
e ambizione, e ormai non c'era via d'uscita. Ma Graffias aveva ragione: era ancora lui l'Immacolato,
con tutti i vantaggi che questo comportava.
"Se ti obbedisco, poi potr fare quel che vorr?"
"Sono poche le cose che voglio da te. Per il resto sei libero."
Cyren dopo un istante annu. "Va bene. Dimmi cosa vuoi."
"Voglio quello che state cercando anche voi da secoli."
23
24-27 novembre
Il volo sul bosco, lo stesso nel quale erano stati attaccati una settimana prima, fu brevissimo. In
soli sette giorni i castanei avevano gi perso tutte le foglie, e la neve sul suolo aveva creato uno strato
compatto alto almeno due o tre pollici. I tronchi avevano virato verso il grigio; l'inverno si avvicinava,
e la vita si ritraeva nelle profondit del legno.
Il drago scelse una radura a sud. Un lato era dominato da una parete rocciosa, dalla quale colava
chiocciando una piccola cascata. L'acqua scendeva lungo verdi bave di muschio e cadeva in una
piccola polla circolare. Myra fu investita dalla pace di quel luogo. Sentiva gli elementali, la loro
esistenza segreta e laboriosa che faceva contrasto col panorama sospeso da cui era circondata.
Smont da Icenwharth, e si guardarono. Stai bene? gli chiese. Poteva vedere che s, la cattura
non aveva lasciato tracce, ma non riusc a impedirsi di analizzare il suo grande corpo, e soprattutto le
sue ali che erano state la parte pi colpita dai fili taglienti della rete. Le ferite avevano lasciato solo
pallidi segni, meno che cicatrici; Myra era certa che col tempo sarebbero scomparsi del tutto.
Gli mise una mano sulla fronte, senza aggiungere altro, e rimasero cos per qualche istante.
Godette della sua scorza dura sotto il suo tocco. Era felice che fosse venuto, che non gli fosse successo
niente e che ora si trovasse di nuovo l, con lei.
Quindi guard Marjane; se ne stava ancora in groppa a Icenwharth, aggrappata con tutte le
proprie forze a una delle sue scaglie dorsali, gli occhi chiusi.
Forza le disse Myra porgendole un braccio. Andiamo. Quando la mise a terra, le gambe
non la ressero, e la ragazzina si accasci tremante per le troppe emozioni.
Io e te abbiamo un patto disse Myra implacabile. Dimmi dov' Vesnis.
Giurami che mi porti con te.
Myra in un lampo estrasse un walud e glielo mise sotto il collo. Il nostro accordo era che ti
avrei fatta fuggire, nient'altro. Ora sei libera, e sta a te tenere fede alla tua parte.
Marjane avvertiva il calore della lama sulla pelle. Myra si era mossa cos rapidamente che non
l'aveva quasi vista. Strinse i denti e si sforz di tenere il punto. Non durer mezza giornata da sola qui
fuori.
Non mi riguarda.
E allora perch mi hai salvata da quel gladiatore?
Dovevo interrogarti.
Non ti credo insistette Marjane. Tu sai cos' la schiavit, lo so, lo sento. Se mi lasci, non ho
speranza. Mi cercheranno, mi cattureranno e mi manderanno nell'arena.
Myra rivide per un momento se stessa il giorno della sua condanna a morte.
Sar come mi avessi uccisa direttamente tu!
Myra contrasse la mascella, ma non spost di un pollice la lama, sempre puntata alla gola di
Marjane. Era cos piccola, cos assolutamente inadatta alla vita in quei luoghi, in quel Dominio che
aveva quasi divorato anche lei, che pure era pi forte, pi determinata...
Stacc la lama con un sospiro.
Va bene, ti porto con me. Ma quando saremo abbastanza lontani dalla casa di Isserios, ognuna
andr per la sua strada.
Marjane annu sollevata.
Allora, Vesnis?
Ha detto che sarebbe andato a Eridia. Aveva degli affari da sbrigare prima di prendere una
nave.
Una nave per dove?
Marjane scosse la testa.
Quando contava di arrivare a Eridia?
Non lo so, non mi ricordo...
Pensaci! la incalz Myra.
Non poteva andare ai giochi, quindi penso pi o meno in questo periodo... il 27! disse infine
Marjane. La nave partiva il 27.
Myra riflett. Avevano tre giorni. Tre giorni per valicare i Monti della Schiena, per passare da
Leucania a Metalia. Ed erano in due, di cui una di certo non abituata alle lunghe marce, n al freddo
vero, quello che avrebbero incontrato sui valichi.
Non ce l'avrebbero mai fatta a raggiungere Vesnis. A meno che...
Si gir, e Icenwharth era alle sue spalle, immobile, con l'unico occhio fisso su di lei. Si rese
conto che lui aveva gi capito, prima ancora che potesse parlare. L'aveva pensato e il drago,
miracolosamente, aveva capito.
Non voglio costringerti disse soltanto, ma la sua voce tradiva quanto bisogno avesse di lui. Se
avessero volato a dorso di drago forse sarebbero riuscite ad arrivare in tempo, o almeno ci avrebbero
provato.
Lo sguardo di Icenwharth rimase per qualche secondo del tutto indecifrabile. Myra not il
piccolo pendaglio attaccato alla sua zampa, il pegno del suo passato.
Abbass la testa. Era stata disposta a tutto fino a quel momento: a tradire Acrab, a sacrificare la
propria vita, ma per qualche ragione non poteva chiedere a Icenwharth di essere altro da ci che era. Se
lo avesse fatto, non sarebbe stata diversa dai maghi che usavano gli elementali fino a farli consumare.
Il drago la tocc su una spalla, e lei trasal. L'animale pieg il collo, si indic la schiena, e Myra
sent qualcosa sciogliersi in fondo al cuore.
Appoggi la fronte alla sua. Solo fino a Eridia. Solo fin l sussurr con la sua voce spezzata.
Volarono a tappe forzate, e Marjane, per parte sua, cerc di non mostrare pi timore per
Icenwharth e non si lament delle lunghe e sfiancanti ore passate a dorso di drago. Nelle brevi soste,
prov a rendersi utile. Raccoglieva la legna per il fuoco e cucinava con il poco che avevano. Myra,
per, rimase piuttosto fredda nei suoi confronti. Era taciturna, chiusa, e a malapena le rivolgeva la
parola. Gi si era legata a Icenwharth, contro ogni sua aspettativa, ma almeno l'animale si stava
dimostrando indispensabile per il prosieguo della missione. Non aveva intenzione di legarsi anche a
un'inutile zavorra: Marjane era una ragazzina thyrren, segnata da un destino terribile. L'unica cosa che
poteva fare davvero per lei era tornare il prima possibile da Acrab e combattere al suo fianco per un
Dominio diverso, pi giusto, senza magia e senza schiavit.
Acrab.
Era l'altro pensiero che, assieme alla tappa successiva del suo viaggio, l'assorbiva
completamente. Era passato un mese e mezzo dalla sua partenza, e probabilmente Acrab aveva iniziato
la sua conquista. Senza di lei. Come aveva reagito alla sua scomparsa? La stava cercando? O l'aveva
dimenticata?
Giunsero in vista Eridia la mattina del terzo giorno. Myra non pot fare a meno di constatare
che si trovava non lontano da quelle zone appena un paio di settimane prima. Si sent frustrata all'idea
di quanti spostamenti a vuoto avesse dovuto fare per arrivare fin l.
A Eridia ci separiamo disse secca a Marjane.
La ragazzina non fece commenti. Guardava in basso, senza riuscire a staccare gli occhi dal
panorama che scorreva sotto di loro. Stavano sorvolando un tratto lagunare non molto distante dalla
citt. Quest'ultima si sviluppava principalmente lungo il delta dell'Eridio. Era costituita da una
molteplicit di isole e isolotti connessi da una serie di pontili. In quel periodo, l'acqua era coperta da un
sottile strato di ghiaccio con varie spaccature. Sembrava di essere sospesi su un velo di cristallo, gi
incrinato e sul punto di rompersi da un momento all'altro.
Icenwharth atterr dolcemente tra le canne. Intorno a loro, il cielo si specchiava in una quantit
di piccoli laghi congelati. Faceva freddo, e il fiato del drago coagulava in grosse nuvole candide. Myra
smont con Marjane e raccolse le provviste.
La ragazzina si spost di qualche passo, e lei rimase sola con Icenwharth.
Gli appoggi la mano sulla fronte. Sei stato il pi leale dei compagni mormor.
Il drago sbuff, poi le pos il muso sulla spalla.
Myra chiuse gli occhi e godette per l'ultima volta di quel contatto. Sentiva gi un vuoto in
fondo al cuore.
"Sapevi che non era per sempre, sapevi che sarebbe successo."
Fu lei a staccarsi.
Va' gli disse, spingendo con una mano sul suo muso.
Lui la fiss a lungo, e qualcosa pass in quello sguardo, qualcosa cui Myra non osava credere
n sperare. Sent chiaramente che in quei giorni trascorsi assieme, nei silenzi che avevano condiviso,
era nato qualcosa che non poteva finire l, al confine incerto tra terra e cielo segnato dal ghiaccio
attorno a loro.
"Ma  giusto separarsi, e lo sai" si disse per farsi forza.
Poi il drago rugg e si innalz in aria, sollevando mulinelli di neve. Myra lo vide diventare
sempre pi piccolo, in quel cielo limpido che li sovrastava quella mattina.
Quando si rivolse a Marjane, il suo sguardo era duro. Noi qui ci salutiamo.
Permettimi di accompagnarti almeno fino in citt disse la ragazzina di slancio.
No. Ero stata chiara.
Ma andiamo nella stessa direzione. Ti prego...
Myra la guard. Si stringeva nel mantello, e le sue gambe sottili da uccello tremavano nell'aria
gelida. Sospir per l'ennesima volta. Poi semplicemente si gir e a larghe falcate si diresse verso
Eridia. Poco dopo sent Marjane che la seguiva, cercando di tenere il passo.
Giunsero alla citt dopo un'ora di cammino. Eridia si trovava a Leucania, la parte del regno che
affacciava sul Mare Bianco, e dunque le mura erano di candido marmo, con intricati fregi neri. Le
guardie indossavano armature bianche come le mura, mentre le grandi porte d'accesso riprendevano il
colore nero delle decorazioni.
Tirati gi il cappuccio disse Myra a Marjane.
Perch? La ragazzina esegu, ma non capiva, e lei pens a quanto poco sarebbe durata in quel
luogo di commerci e traffici loschi.
Non possiamo escludere che tu sia ricercata fin qua.
Per sicurezza, quando furono bloccate dalle guardie per un controllo, Myra allung loro un paio
di sterls, e riuscirono a passare senza problemi.
Marjane la guard ammirata, ma lei avanz senza degnarla di una parola.
In citt furono accolte da un caos ancora pi febbrile degli altri centri metaliani, per via dei porti
che costituivano la caratteristica principale di quel posto. A svettare, pi delle costruzioni in legno degli
edifici pi poveri, erano le selve di alberi di navi, che ondeggiavano piano sotto le spinte della corrente.
Ogni isola era praticamente circondata da attracchi. Era come se la citt fosse cresciuta attorno al suo
porto, anzich il contrario, e questo la rendeva inevitabilmente un luogo di transito. A Eridia c'erano
solo chi cercava una via di fuga da Metalia e chi poteva offrirgliela.
Marjane rimase subito stregata. Seguiva Myra, restando ogni tanto indietro, rapita a guardare la
citt. Aveva il classico atteggiamento di chi non ha mai viaggiato in vita propria; Myra non stentava a
crederlo. Se Isserios era stato il suo unico padrone, come accadeva alla maggior parte dei bambini
thyrren, allora non aveva avuto alcuna ragione di uscire da Etheria.
Immagino che tu non sappia da dove di preciso dovesse salpare Vesnis si inform.
Marjane scosse la testa. No, durante la cena con Isserios non lo ha detto.
E del resto, perch avrebbe dovuto? Sarebbe stata costretta a battere tutti gli attracchi.
O a trovare una soluzione alternativa.
Myra entr in una locanda, con Marjane sempre attaccata. Il locale era costituito da una serie di
barche ormeggiate in una rada in disuso. Erano collegate da ponti sospesi su botti e coperte da una
grossa struttura di paglia e catrame, che permetteva di ripararsi dagli elementi. Sull'acqua
galleggiavano grossi pezzi di ghiaccio. Anche l i Camminanti avevano di che lavorare. Si guard
attorno, scelse con cura il posto in cui sedersi, poi si accomod. Marjane, immancabilmente, era
davanti a lei.
Lo sai che non usciremo da questa citt assieme, vero?
Marjane scroll le spalle. Intanto sono qui.
Quando arriv la cameriera, Myra chiese del pesce alla brace e ordin una zuppa anche per
Marjane, che la divor come se non mangiasse da una vita.
Poi, al momento di pagare, lasci una mancia generosa alla cameriera. La ragazza la guard con
gli occhi che le luccicavano.
 passato di qua un uomo enorme e calvo?
Ce ne sono tanti cos...
 davvero un gigante insistette Myra. E porta con s una grossa spada a due mani dall'elsa
nera con il filo seghettato.
La cameriera ci riflett, poi scosse la testa. No, uno cos me lo ricorderei.
Myra si alz. Spargi la voce e avrai altri soldi.
Bevvero del mero in un'altra taverna, e di nuovo Myra ebbe premura di mostrarsi amichevole
con la cameriera, cui chiese notizie di Vesnis. Non ottenne nulla, ma lasci un'altra mancia consistente.
A cena cambiarono ancora locale, senza esito.
Forse  gi partito osserv Marjane.
Se  cos, tu mi servi ancora meno rispose dura Myra.
Per la notte torn alla prima locanda. Chiese un letto, e venne indirizzata al piano di sopra.
Marjane fece per andarle dietro, ma Myra la blocc. Trovati un posto dove stare disse
allungandole alcune monete.
Perch non posso stare con te?
Myra l'afferr per il bavero. Non ti voglio, come devo spiegartelo? ringhi. Sto cercando un
assassino e non posso fare da balia a una ragazzina. Vattene!
La lasci andare e sal la scala. Per una volta, non sent i suoi passi alle spalle.
Lo stanzone era piuttosto spartano, molto simile a quello che aveva visto nella locanda osterita
all'inizio del viaggio. Si accomod in una delle cuccette, si avvolse nel mantello, ma tenne gli occhi
aperti.
A notte fonda, la cameriera la raggiunse. Myra si fece trovare pronta.
L'uomo che cercavate... L'hanno visto stasera assieme al capitano di una nave, un certo
Burmhaan. Credo voglia imbarcarsi. Attracca al molo 45, sull'Isola Maggiore.
Myra le mise in mano altri sterls, poi se ne and rapida senza neppure ringraziare.
Usc nella gelida notte di Eridia, ma subito si ferm. A lato della porta della locanda c'era una
figura accovacciata, tremante.
Myra imprec in asgaro. Ma sei pazza o cosa?
Marjane la guard, le labbra ormai quasi viola per il freddo. Lo sapevo che saresti uscita.
Avevi i soldi, potevi andare ovunque!
Posso sopravvivere solo con te disse la ragazzina, e i suoi occhi non erano mai stati cos seri
e determinati.
Myra rimase colpita.
Port una mano al tascapane e ne trasse uno dei suoi tonici. Bevi.
Marjane non se lo fece ripetere.
Ora per entra dentro e aspettami.
No!
Non  il momento di discutere. Io devo andare!
E io vengo con te.
Myra contrasse la mascella. Allora muoviti!
Poi part veloce senza aspettare.
Seguire il mantello di Myra in tutto quel buio non fu facile, e Marjane era ancora mezza
intirizzita. Ma il tonico stava facendo effetto, e poi, proprio quando era sul punto di perderla, Myra
rallentava un po'.
Marjane sorrise tra s e s. "Forse non vuole davvero abbandonarmi."
Si ritrovarono infine in un vicolo stretto tra un canale e un grosso edificio di legno. La puzza di
acqua stagnante dava quasi il voltastomaco. Marjane vide due figure immobili al centro del vicolo e
and verso di loro. Una mano per l'afferr e la tir a s, chiudendole la bocca.
Zitta! le fece Myra. Solo allora si accorse che i due stavano parlando.
Che cosa vuoi? disse il primo, e Marjane riconobbe la voce: profonda e cupa, ogni tanto
ancora la perseguitava nei suoi incubi. Un brivido di paura le scese per la schiena.
Informazioni rispose l'altro. Quella voce pi giovane e vagamente arrogante le era invece
sconosciuta.
Ho una nave da prendere e poco tempo da perdere.
Sto cercando... prov l'altra voce, ma fu interrotta.
Levati dai piedi!
Myra sent l'inequivocabile rumore di una spada sguainata. In un attimo si dimentic di
Marjane, scatt nel vicolo e blocc l'arma con i suoi walud. Invece dovrai aspettare.
Entrambi gli uomini rimasero interdetti. Il pi grosso la fiss con uno sguardo di fuoco, senza
dare segno di avere capito chi fosse.
Lei invece sapeva chi era il gigante: Vesnis.
Era lui, senza dubbio, Myra ricordava perfettamente il suo volto feroce e la sua mole smisurata.
L'altro indossava una tunica grigia, sotto un mantello d'identico colore. Dal cappuccio, calato a
fondo sul viso, spuntavano ciocche bianche. Poteva essere un mago, ma i Camminanti tenevano i
capelli rasati. Visto da vicino, era poco pi di un ragazzo.
E tu chi sei? disse, guardandola a sua volta.
Myra si distrasse per un istante.
Vesnis ne approfitt. Con tutta la sua enorme forza, liber la spada dai walud, quindi colp
lateralmente verso il ragazzo, che fu costretto a gettarsi a terra.
Ora si era aperto un varco, e il gladiatore fugg.
Aspetta! url il ragazzo. Il cappuccio era scivolato via, a mostrare il viso: era un Albonita di
una ventina d'anni, i tratti piuttosto marcati, il naso sottile e dritto, e un'ombra di barba sulle guance
magre. Portava i capelli, mossi, appena lunghi sul collo.
Idiota! Myra semplicemente lo scavalc e corse dietro a Vesnis.
Fu rapidissima. Vesnis poteva essere molto pi forte di lei, ma non aveva un millesimo della
sua agilit. Non ce l'aveva quando si erano trovati di fronte per la prima volta, e non ce l'aveva ora che
lei era cresciuta e aveva completato il suo addestramento. Myra spicc un salto che per chiunque altro
sarebbe stato impossibile. Atterr direttamente con una capriola e, ruotando su se stessa, gli si par
davanti.
Ho bisogno di parlarti disse, il respiro calmo.
Vesnis la fiss di nuovo e solo a quel punto parve capire. Quella ragazza gli era rimasta
impressa in mente fin da quando era ancora quasi una bambina.
 la serata degli scocciatori disse portando il suo lungo spadone in posizione d'attacco. La
seghettatura sulla punta lanciava riflessi di sangue. Fece un ghigno. Ma per te posso prendermi una
piccola pausa.
...
.
...
FINE Parte 1.